Tag: bhakti

Acqua

“Oggi invochiamo la pioggia, preziosa ristoratrice della terra e dell’aria, preziosa alleata del nostro lavoro e della nostra prosperità”, a questa invocazione migliaia di fedeli sparsi nelle principali città d’Italia hanno risposto: “Ascoltaci o Signore”.
Questa preghiera, chiamata in latino “Ad pluviam petendam”, ha fatto pensare che qualche cosa stia cambiando nella liturgia cattolica. Per secoli le invocazioni della pioggia sono state viste come un fenomeno pericoloso, lontano dalla fede e dal rituale cristiano. Solo nei film si vedeva qualche volta lo “stregone” che faceva la danza della pioggia. Nell’Italia del Sud, in particolare nella provincia di Benevento, l’inquisizione però non è riuscita a sradicare completamente la tradizione di invocare “religiosamente” i fenomeni naturali. Con il passare degli anni il cristianesimo e le antiche usanze pagane si sono amalgamati e così, ogni sette anni a Guardia Sanframondo nel Beneventano, si perpetua la tradizione che vede cinquecento flagellanti percorrere le strade pregando e invocando la pioggia con un rito violento e disperato.
Negli Stati Uniti, dove la siccità ha raggiunto livelli tragici (il problema coinvolge ormai da diversi anni tutti gli stati occidentali), alcuni contadini dell’Ohio hanno pagato duemila dollari a un capo Sioux perché eseguisse la danza della pioggia e pare che abbia funzionato; i danni evitati ammontano a diversi miliardi.
La questione è la seguente: per fare piovere chi bisogna pregare? il Cielo, gli dei, il Dio supremo o qualche altra divinità che apprezza solo danze e rituali particolari? Il fatto che i cattolici, dopo anni di “benessere idrico”, comincino a pregare incalzati dalla siccità, ha generato diverse interpretazioni. C’è chi dice che stanno sbagliando, perché basta pregare Dio e poi Lui che è onnisciente provvede alle nostre necessità. Altri invece sostengono che l’errore sia stato fatto in passato quando, per paura di essere troppo simili ai pagani, si è permesso che alcuni “illuminati” censori inaridissero il dialogo con la divinità nella liturgia cristiana bollando come eretiche tutte le preghiere in cui si riconosce a Dio e ai suoi rappresentanti un intervento diretto sulla natura.
I Veda ci spiegano molto di Dio, ci rivelano le Sue attività e uno dei Suoi nomi più cari, Krsna, l’infinitamente Affascinante; il Libro di Krsna spiega che quando Lui era presente migliaia di anni fa sulla Terra, Indra il deva (parola sanscrita che corrisponde a essere celeste, angelo) responsabile della pioggia mandò enormi nuvole sugli abitanti di Vrndavana, il villaggio dov’era apparso proprio Krsna. Spaventati dalla pioggia torrenziale i poveri abitanti si rivolsero a Lui con questa preghiera: “Caro Krsna, Tu che sei onnipotente e pieno di affetto verso i Tuoi devoti, per favore proteggici in questo momento. Abbiamo sofferto già tanto per le persecuzioni del furioso Indra!”
Krsna sapeva che Indra privato dell’onore (gli abitanti del villaggio si erano rifiutati di rivolgere a Lui le loro preghiere) aveva reagito opprimendo Vrndavana con una pioggia mista a grandine e a venti scatenati, tutte intemperie perfettamente fuori stagione. La risposta di Krsna fu: “Questo deva che si considera supremo, ha fatto sfoggio del suo grande potere, ma la Mia risposta sarà degna della Mia posizione; gli insegnerò che Io sono il Signore di tutto ciò che esiste e che non è lui a dettare legge nell’universo.”
Così pensando Krsna sollevò subito la collina Govardhana, come un bambino coglie un fungo, rivelando così uno dei Suoi divertimenti più celebri.
Rassicurati dalla Sua potenza divina, gli abitanti di Vrndavana avanzarono sotto la grande collina ormai al sicuro insieme ai loro beni e alle loro bestie.
Gli abitanti di Vrndavana sapevano bene che bisogna pregare Colui che è al di sopra degli esseri celesti e dei demoni sia quando la pioggia scarseggia, sia quando, per eccesso può rappresentare un grande pericolo.
Tutte le religioni insegnano che dobbiamo rivolgerci a Dio, però la fede debole di molti fedeli ha fatto nascere un culto intermediario a santi, deva e esseri celesti, pensando che Dio non sia in grado di soddisfare tutte le nostre necessità. La Bhagavadgita ci insegna che Dio è nel cuore di ogni essere ed è il nostro migliore amico.
Rivolgersi a Lui è più facile di quanto non sembri.

Renzo Samaritani (Ramananda Das)

Programmazione giornaliera di RKT RadioKrishnaTv

Programmazione giorni feriali (NO domeniche e NO festivi)

Ogni mattina dalle 7:45 alle 9:15 lezione in diretta dal Tempio di Villa Vrindavana, segue nel corso della giornata:

BLOCCO DA 1 ORA
Lunedì, mercoledì, venerdì Sintesi Bhagavad-Gita oppure Nettare della Devozione oppure Sulle rive del Gange
Martedì, giovedì sabato Caitanya Caritamrita integrale oppure Biografia di Prabhupada (Lilamrita)

Ricette Lampo

BLOCCO DA 1 ORA
Lunedì, mercoledì, venerdì Srimad Bhagavatam
Martedì, giovedì, sabato KC

BLOCCO DA 30 MINUTI
Lunedì, mercoledì, venerdì Radio Cucina oppure Curatevi con le erbe oppure Sotto il segno dei Veda oppure Salute e Vita oppure Astronomia Vedica
Martedì, giovedì, sabato Passeggiando con Ramananda oppure Corso Pratico di Sopravvivenza Dalla parte degli Animali oppure Vita Segreta oppure Caitanya Caritamrita

BLOCCO DA 30 MINUTI
Lunedì, mercoledì, venerdì Il Libro di Krishna oppure La Perfezione dello Yoga
Martedì, giovedì, sabato Mahabharata oppure Radio Bambini oppure Scienza nella Conoscenza

BLOCCO DA 2 ORE
Lunedì, mercoledì, venerdì Fuori dal Tempo oppure Krishna Prema Show oppure il Messaggio di Krishna
Martedì, giovedì sabato Replica di una Lezione del mattino (recente) Villa Vrindavana oppure “Shravanam, la Via dell’Ascolto” con Shriman Matsyavatara Prabhu

ascolta ora, clicca qui

Saper leggere e scrivere

Quando noi devoti di Krishna o aspiranti tali distribuiamo i nostri libri e le riviste non chiediamo alle persone se sanno leggere o scrivere.
Pensiamo che l’analfabetismo sia il ricordo di un lontano passato.
Eppure tempo fa mi trovavo nella banca di un piccolo paese emiliano, sentii una signora di una certa età che spiegava al cassiere di dover incassare un assegno ma di non poter compilare la distinta perché non sapeva leggere né scrivere. L’impiegato, osservato attentamente l’assegno, le chiedeva allora chi mai lo avesse firmato, dato che la firma corrispondeva al nome della donna. Un po’ spaventata, la povera signora rispondeva: “Ha firmato mia figlia”.
L’impiegato avvertiva la donna che la figlia aveva commesso un reato, ma che comunque lei avrebbe potuto incassare l’assegno presentandosi con due testimoni, in presenza dei quali avrebbe dovuto fare una croce sull’assegno. Oggi, almeno in Occidente, essere analfabeti rende le cose più difficili e complicate. Tra il 1960 e il 1968 la RAI trasmise un corso, “Non è mai troppo tardi”, per coloro che non sapevano leggere e scrivere.
Oggi, quando ormai quasi tutti sono in grado di capire e decifrare il messaggio scritto e parlato, nascono nuovi linguaggi sempre più complessi e specializzati.
Vi sono accademici che scrivono libri oscuri e accessibili solo a pochi “addetti”: perché lo fanno?
Per distinguersi, per elevarsi, per non mescolarsi con il popolo che ha ormai “imparato” e potrebbe facilmente individuare la fragilità di una certa cultura.
Molti malati non capiscono bene da quale malattia sono afflitti, perché medici e farmacisti sono enigmatici con i loro pazienti. Pare comunque che i maestri insuperabili dell’incomprensibilità filologica siano alcuni politici.
Molti discorsi sono assolutamente incomprensibili, le menti si smarriscono facilmente davanti a uno sciorinarsi di frasi ridondanti, costruite con maestria e farcite di citazioni e di parole rare.
Eppure abbiamo tutti imparato a leggere e scrivere! O no?
La mente umana cerca disperatamente la chiarezza, ma rispetta e subisce in modo infantile il fascino del mistero. Gli scienziati usano un difficile linguaggio tecnico, i pochi filosofi rimasti emettono costantemente suoni e parole arcane. Non basta più saper leggere e scrivere, in molti casi sono necessari la laurea e talvolta un corso di specializzazione postuniversitario. Per capire che cosa? Quello che molti avevano capito da tempo: che cerca e ricerca le eterne domande dell’uomo sono ancora senza risposta.
I Veda dicono che una volta gli uomini parlavano un’unica lingua e parlavano chiaro. Non c’era differenza tra quello che pensavano e quello che dicevano.
Le menti erano potenti, la sensibilità umana, più sviluppata, favoriva la relazione con Dio.
Anche la Bibbia afferma che una volta, prima della Torre di Babele, c’erano un solo popolo e un’unica lingua.
La discordia e l’ipocrisia caratteristiche del nostro tempo, definito dai Veda come l’era nera o era di Kali, hanno generato lingue diverse originate però da un unico linguaggio, il sanscrito.
Oggi, nell’ambito di una stessa lingua, gruppi di potere diversi creano linguaggi diversi per poter disorientare e controllare meglio il povero individuo (sprovveduto e indifeso).
Le religioni hanno creato rituali difficili e intricati, le scienze hanno prodotto trattati aridi e inaccessibili, i politici giocano con le parole, con la maestria, il coraggio, e la sbruffonaggine dei giocolieri; la gente china il capo disorientata e lavora duro per permettere ai figli di studiare, di “capire”.
Nel donare all’umanità la saggezza dei Veda, Srila Prabhupada affermò che il suo unico merito consisteva nell’aver tradotto senza aggiungere o togliere niente all’originale.
Agli apostoli smarriti e spaventati per la dipartita di Gesù, lo Spirito Santo diede il dono della glossolalia, la capacità di parlare e di capire tutte le lingue del mondo.
Da quando sono un aspirante devoto di Krishna, ho incontrato anch’io delle difficoltà nel comunicare con i devoti stranieri.
Devoti tedeschi, francesi, russi, indiani, cinesi, svedesi, culture e lingue diverse, eppure c’è stato sempre un momento in cui la comunicazione tornava a scorrere fluida e felice per tutti.
E’ il momento del kirtan, della danza e del canto collettivo dei nomi di Dio: Hare Krsna, Hare Krsna, Krsna Krsna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare.
E’ una comunicazione solare, chiara, aperta, un linguaggio spirituale che abbraccia eruditi e analfabeti.
La parola e la scrittura non devono diventare armi con cui ferire o catturare.
Leggiamo, scriviamo e comunichiamo per amare; questo è almeno il nostro scopo e forse anche il vostro. Altrimenti non sareste rimasti a leggere o ascoltare fin qui.
Dateci una mano. Miglioriamo il mondo, miglioriamo noi stessi.
Non dobbiamo usare la mente come se fosse un’arma. Non dobbiamo scrivere o leggere i libri per sentirci superiori, incutere timore e rispetto.
Se diventeremo più semplici, i nostri pensieri saranno più forti e più comprensibili, altrimenti l’arcano, l’oscuro e l’indecifrabile domineranno la nostra vita. Saremo spaventati dalla cultura che avremo prodotto proprio con la stessa facilità con cui un bambino è terrorizzato dalla propria ombra.

Renzo Samaritani (Ramananda Das)

Ragù di soia

INGREDIENTI

1 grossa carota
2 coste di sedano
asafetida
olio extravergine di oliva
200 g di granulare di soia
750 ml – 1 l di passata di pomodoro
due foglie d’alloro
un cucchiaino di noce moscata
un dado vegetale

PREPARAZIONE – Reidratare il granulare come indicato sulla confezione (di solito bastano 5 minuti in acqua bollente leggermente salata, a fuoco spento). Preparare la carota e il sedano a dadini; quando la soia è pronta, scolarla e lasciarla nel colino per una decina di minuti, di modo che perda l’acqua in eccesso. Meglio evitare di strizzarla, perché si rompe.
Far soffriggere sedano e carota in olio d’oliva con un pizzico di asafetida, aggiungere il granulare e lasciare insaporire qualche minuto. Ricoprire con la passata di pomodoro e mescolare. Aggiungere la noce moscata, le foglie di alloro spezzettate e il dado vegetale. Lasciar cuocere almeno 15 minuti.

Renzo Samaritani (Ramananda Das)

fonte

Comunicare

Comunicare è una delle necessità essenziali dell’uomo contemporaneo. I massmedia, radio, giornali e televisione, rendono la nostra epoca diversa da quelle che l’hanno preceduta. Per migliaia di anni, miliardi di uomini e donne sono nati, hanno vissuto e sono morti ignorando quanto avveniva nel mondo. Alcuni addirittura non sapevano neanche che cosa fosse il “mondo” e come fosse fatto.
I laghi, i fiumi, i mari e le montagne erano guardiani invalicabili, che proteggevano e limitavano la vita di ognuno. Negli ultimi due secoli qualcosa è cambiato, il rapporto dell’uomo con lo spazio e il tempo è cambiato; nell’ottocento è iniziato il fenomeno della stampa periodica e nell’ultima metà di questo secolo è iniziata l’invasione radiotelevisiva. In occidente gli abitanti del tanto decantato Primo Mondo vivono ormai immersi in un mare di notizie provenienti con flusso costante da ogni parte del pianeta. A prima vista tutto sembra conosciuto, reale e a portata di mano come se fosse sempre stato così.
La comunicazione totale all’interno della quale viviamo noi oggi è una bella medaglia il cui rovescio non è altrettanto utile e positivo. Una partita di calcio, un terremoto o un crimine finiscono per influenzare e condizionare, oltre agli interessati, tutti coloro con i quali vengono in contatto con i mezzi di comunicazione.
Questi mezzi purtroppo sono spesso usati per scopi demagogici e commerciali e stanno creando una fratellanza e una solidarietà irreali e quasi inesistenti, ma questo fa parte del gioco illusorio, voluto e guidato, o se preferite “teleguidato”.
Sappiamo di più del Presidente americano e del Capo sovietico che non dei nostri vicini di casa con i quali “realmente” trascorriamo i giorni e gli anni della vita.
Non è mia intenzione fare una crociata antimassmedia, vorrei solo fare alcune riflessioni con l’intento di migliorare, appunto, la “comunicazione”.
Nel 1944 Srila Prabhupada iniziò da solo, in India, la pubblicazione della rivista RITORNO A KRISHNA, proprio perché aveva una grande fiducia nella stampa e nell’uso positivo e pacifico dei mezzi di comunicazione. Oggi nella mente di molti c’è il desiderio di sentire il mondo vicino, ed ecco spuntare i telegiornali che immancabilmente all’ora di cena aggrediscono le famiglie riunite a tavola dopo una giornata di lavoro. I poveri cittadini ingoiano insieme al cibo, spesso sbagliato e inquinato, una grande quantità di notizie, immagini e commenti flash sulle vicissitudini dell’intero pianeta.
La famiglia italiana, dicono le statistiche, sta davanti al televisore per molte ore al giorno.
Come devoto di Krsna o aspirante tale penso che ognuno debba decidere liberamente come passare la propria esistenza umana; chiedo magari che mi sia concessa la stranezza di non guardare la televisione per tre ore al giorno e la normalità di pregare Krishna un’ora al giorno.
Lo spazio e il tempo sono beni preziosi ormai quantificati economicamente. Lo spazio si vende a metri quadrati. E il tempo? Il “nostro” tempo è prezioso per noi, ma pare anche per altri, che però non sono disposti a pagarcelo un tanto all’ora. Mi spiego meglio.
Ci sono alcune persone che vengono pagate più che bene per occupare il nostro tempo, per farcelo “spendere” in modo più produttivo.
Produttivo per chi? Per chi ha qualcosa da proporre, da vendere, da far circolare. Tutto è programmata per catturare l’audience (cioè noi); lavoriamo, guadagniamo e quindi dobbiamo spendere, dobbiamo consumare. Le notizie che vengono dal mondo sono sempre
più brutte, mentre se la signora Maria ieri notte ha dormito proprio bene, dal telegiornale non lo verremo mai a sapere (che fa anche rima). Gli specialisti della comunicazione dicono che “non fa notizia”, mentre il male, quello sì che attrae e non fa cambiare canale. In poche parole la realtà (quella che passa attraverso il video) è brutta, la pubblicità invece è bella. Sembra un gioco costruito apposta. Ti deludo con le notizie e poi ti tiro su con la pubblicità. Allora sì che la signora Maria conta, conta perché deve spendere tutti i soldi, proprio tutti quelli che il marito ha guadagnato.
Per ovviare all’inconveniente della fuga al momento del break pubblicitario, la rete televisiva americana NBC inventò i “trenta secondi di buio”. In questo intervallo di mezzo minuto lo schermo rimaneva nero e in quel lasso di tempo i telespettatori erano invitati a prendersi un panino, qualcosa da bere, ad andare in bagno o a fare la telefonata velocissima e irrinunciabile che, senza la gentilezza dello “schermo nero”, avrebbe turbato l’attenzione di chi guardava la TV.
Quando proponiamo alla gente la vita spirituale molti rispondono che non hanno tempo, si dice anche che non c’è più tempo per cucinare, che bisogna farlo in fretta.
Ma allora, le oltre tre ore al giorno che ognuno di noi passa davanti al televisore, che cosa sono se non “tempo”? Perché troviamo così tanto tempo per guardare la vita “finta e recitata” di altri e non lo abbiamo da dedicare alla nostra vita che è molto più reale e concreta di quelle teletrasmesse?

Renzo Samaritani (Ramananda Das)

nasce RadioKrishnaTv

le Ricette Lampo vegan di Ramananda Das pubblicate su Isvara Biblio in onda ogni giorno (indicativamente circa ore 10:15) sulla nuova RKT RadioKrishnaTv che trasmette in tutto il mondo da Villa Vrindavana, Firenze, sulla “frequenza”

di https://www.spreaker.com/show/radiokrishnatv

TuneIn https://tunein.com/radio/RadioKrishnaTv-s159243

iTunes https://itunes.apple.com/it/podcast/rkt-radiokrishnatv/id1153417683

Il nuovo progetto coordinato da Narada Muni Das con la collaborazione di Mangalay Devi Dasi e Bhakta Gabriele, chief editor Ramananda Das (Renzo Samaritani).

 

Per informazioni http://villavrindavana.org/radiokrishna

 

 

Shrila Prabhupada e devoti gay

(leggi anche Omosessualità e Coscienza di Krishna cliccando qui)

Per quanto ho visto, gli scambi di Prabhupada con amici omosessuali e discepoli erano sempre straordinariamente amorevoli e gentili. Anzi, si prendeva cura di loro ed era evidente una grande preoccupazione perché si sentissero benvenuti e inclusi nel suo Movimento per la Coscienza di Krishna.

E’ molto triste che questo atteggiamento amorevole sia diventato per lo più assente oggi tra molti dei discepoli e seguaci di Srila Prabhupada. I devoti sembrano ossessionati solo dall’aspetto sessuale dell’omosessualità, non riuscendo ad affrontare le più importanti considerazioni umane e personali sottolineate da Srila Prabhupada stesso. Un puro devoto cerca sempre le buone qualità negli altri, mentre i neofiti si dilettano nel sottolineare difetti e debolezze. Per quanto riguarda i gay e le lesbiche, Prabhupada personalmente ci ha insegnato come ricevere e trattare loro, quindi perché semplicemente non ascoltare e seguire il suo esempio?

Srila Prabhupada ha incontrato molte volte con Allen Ginsberg, che è stato a volte accompagnato dalla sua amante, Peter Orlovsky. Sapete come bene ed educatamente Prabhupada li ha ricevuti? Pensi che li ha chiamati demoni e li ha accusati di avere rapporti sessuali illeciti insieme? No. La mente di Srila Prabhupada non è mai stato nella grondaia così. La sua preoccupazione era per la loro coscienza di Krishna, come farli sentire a proprio agio nel suo tempio, e il modo migliore per coinvolgerli nel servizio di Krishna. La stessa interazione era evidente nei rapporti di Srila Prabhupada con i discepoli come Sudama Maharaja e Upendra Prabhu. Lui era sempre molto interessato e prendersi cura di loro. Hanno sentito il suo amore così forte che ha cambiato il cuore e la vita per sempre!

Poi basta trovare un bel ragazzo, stare con lui e praticare la coscienza di Krishna

Sono questi rapporti amorosi tra Prabhupada e gay che mi convince avrebbe finalmente permesso per un certo tipo di concessione in materia di matrimonio gay. Quando la questione diventa personale e coinvolge i propri cari, diventa molto più chiaro e facile da capire. Anche 30 anni fa, quando uno dei primi discepoli di Prabhupada discusso il suo orientamento omosessuale con lui, Srila Prabhupada disse: “Allora basta trovare un bravo ragazzo, stare con lui e praticare la coscienza di Krishna.” E ‘buon senso comune che la monogamia è superiore alla promiscuità per Qualcuno in grado di seguire completo celibato. Esso non può essere perfetta o ideale, ma è sicuramente un passo avanti. E mentre Srila Prabhupada inizialmente sperimentata a sposare uomini gay alle donne, spesso all’insaputa della moglie, penso che sia giusto dire che tutti abbiamo visto il carattere irrealistico e il fallimento di tali esperimenti, comunque ben inteso.

Una volta al tempio Hawaii, Siddhasvarupa dasa è venuto a visitare Prabhupada nel suo giardino privato. Dopo qualche conversazione iniziale, Siddhasvarupa cominciò a lamentarsi di Prabhupada circa i devoti gay ISKCON, apparentemente cercando di spingere lui a fare qualche dichiarazione negativa avrebbe potuto in seguito utilizzare contro di loro. Srila Prabhupada rimase in silenzio e indifferente, rifiutando di prendere l’esca, e Siddhasvarupa lasciato sensazione delusi. Syamasundara Dasa, un discepolo gay che era stato presente per la conversazione, è rimasto seduto accanto a Srila Prabhupada, sentendosi arrabbiato per ciò che aveva appena sentito, ma anche un po ‘consapevole della sua sessualità. Dopo essere rimasto in silenzio per qualche tempo, Srila Prabhupada, forse il disagio di rilevamento di Syamasundara, ha detto, “Qual è la differenza se una persona è tenuto in questo mondo materiale da una catena d’oro o da una catena d’argento?” Syamasundara rispose: “Io non faccio conoscere, Prabhupada. “Prabhupada ha continuato,” Sono contento che sia Siddhasvarupa cantando e leggendo i miei libri, ma lui è sempre concentrando su tutti gli altri e non sulla Persona Suprema. Questa è la cosa importante. ”

Se studiamo gli esempi trascendentali dei rapporti di Srila Prabhupada con le persone omosessuali con molta attenzione, tenere nota di loro, e li assorbiamo nella nostra vita e il carattere, allora possiamo veramente diventare seguaci in buona fede e rappresentanti di Sua Divina Grazia. Altrimenti non possiamo. Se siamo in grado di visualizzare lo stesso atteggiamento amorevole e premuroso che Prabhupada incarnò, solo allora la nostra predicazione sarà stimolante ed efficace. Senza questa sincerità del cuore, la nostra predicazione sarà inutile e pieno di falso ego. Nessuno ascolterà, e guiderà le persone intelligenti ed equanimi lontano. Sarà un grande imbarazzo per il nostro movimento. In breve, solo uno che si preoccupa veramente per gli altri ha qualsiasi azienda predicare a loro.

Se i devoti sono harboring profondo odio o antipatia per qualsiasi creatura di Dio, io li prego di compiacere abbandonare immediatamente. Non agire su questo natura inferiore perché sarà solo crescere e aumentare. Manifestazioni di odio e di disprezzo per gli altri arrabbiare solo il guru e colorano tutta la tradizione Gaudiya Vaishnava. Invece, come Srila Prabhupada, dobbiamo diventare emblemi di amore e compassione per tutti. Chiedo a tutti di compiacere attenzione canto Hare Krishna e offro tutto il rispetto per gli altri. Considerare solo te stesso come il più caduto. Questo è il modo Srila Prabhupada era, ed è così che si aspettava che noi siamo. Offro i miei umili omaggi a tutti voi e vi ringrazio per l’ascolto.

(la traduzione è così così, fatta in modo meccanico con Google Traduttore… comunque l’importante è capire il senso dell’articolo… grazie per la comprensione)

Over the past few years it has become commonplace for devotees to depict Srila Prabhupada as very hateful and condemning of gays. What a great disservice this has been to His Divine Grace! I suspect this is more a reflection of the mentality of such devotees themselves, and not that of Srila Prabhupada. As far as I have seen, Srila Prabhupada’s exchanges with homosexual friends and disciples were always exceptionally loving and kind. Indeed, he was quite caring toward them and displayed a great deal of concern that they feel welcome and included in his Krsna consciousness movement.

It is very sad that this loving attitude has become mostly absent today among many of Srila Prabhupada’s disciples and followers. Devotees seem obsessed only with the sexual aspect of homosexuality, while failing to address the more important human and personal considerations emphasized by Srila Prabhupada himself. A pure devotee always looks for the good qualities in others, while foolish neophytes take delight in pointing out faults and weaknesses. In regard to gays and lesbians, Srila Prabhupada personally taught us how to receive and treat them, so why not simply listen and follow his example?

…l’articolo originale continua su: clicca