Tornano i “limoni per la ricerca” per finanziare la lotta ai tumori

Si chiama limonene ed è contenuto nella buccia del limone: è una sostanza considerata antitumorale che avrebbe capacità soprattutto preventive. E’ proprio per questa caratteristica contenuta nella sua buccia che il limone, già noto per essere un’ottima fonte di vitamina C, è al centro del progetto “Limoni per la ricerca” della Fondazione Umberto Veronesi.

Due euro a retina

Fino a domenica 22 aprile le retine di “Limoni per la ricerca” (500 grammi di limoni varietà primofiore) saranno acquistabili in più di 2500 supermercati di tutta Italia al costo di 2,00 euro, e per ogni retina di limoni venduta 40 centesimi saranno devoluti alla ricerca scientifica. L’iniziativa, al secondo anno consecutivo, è realizzata in collaborazione con “Citrus – l’Orto italiano”, azienda ortofrutticola di Cesena da anni al fianco di Fondazione Umberto Veronesi.

Nel 2017 raccolti 90 mila euro

L’ anno scorso il progetto ha consentito di raccogliere 90 mila euro per la ricerca e sostenuto borse di studio. E anche quest’anno “grazie alla seconda edizione e al prezioso sostegno di Citrus sarà possibile finanziare il lavoro di ricercatori che quotidianamente si impegnano a trovare soluzioni di cura sempre più efficaci”, ha affermato Monica Ramaioli, Direttore Generale della Fondazione Umberto Veronesi.

Dove acquistare?

La lista completa dei punti vendita aderenti all’iniziativa si trova sul sito https://www.citrusitalia.it/i-limoni-per-la-ricerca/.

I benefici del limone

La vitamina C prende parte a diverse reazioni metaboliche e alla sintesi di aminoacidi, ormoni e collagene. Poiché è dotata di notevoli poteri antiossidanti, la vitamina C fortifica il sistema immunitario “ripulendo” l’organismo dalla presenza e dalla produzione di sostanze cancerogene e aiuta a prevenire il rischio di tumori, oltre che di malattie cardiovascolari. Svolge inoltre un ruolo di primaria importanza nella neutralizzazione dei radicali liberi e nell’assorbimento del ferro. Oltre alla vitamina C, il limone contiene altre sostanze che hanno dimostrato in diversi studi scientifici capacità antiossidanti, effetti sulla differenziazione cellulare e potere detossificante.

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La legge Gadda contro lo spreco alimentare (e non solo)

Quante volte ci siamo scandalizzati davanti a immagini televisive che mostravano la distruzione di camionate di cibo e derrate alimentari (spesso prodotti agricoli)? E che stretta al cuore quando ci è capitato di vedere persone emarginate frugare nei cassonetti, e ancora che rabbia assistere alla profonda ingiustizia di un sistema paradossale, che da un lato iper-produce e distrugge e dall’altro è incapace di soccorrere chi ha fam
La questione non è certo né nuova né recente ma il problema dello “spreco” inteso come questione sia economica che sociale è emerso in tutta la sua gravità soprattutto negli ultimi anni, complice senza dubbio la crisi economica dell’ultimo decennio.
Per questo motivo tutti gli operatori della filiera che va dalla produzione alla distribuzione delle derrate alimentari – comprese soprattutto le tante associazioni che da tempo operano sul territorio per “intercettare” il surplus e distribuirlo a chi ne ha bisogno – hanno esultato quando finalmente le aule parlamentari hanno licenziato la c.d. Legge Gadda – dal nome della prima firmataria, Maria Chiara Gadda (PD). Era l’agosto del 2016 e già il titolo della legge bene descrive lo scopo dell’intervento normativo: Disposizioni concernenti la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi (per il testo completo si veda la Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 202 del 30-08-2016).

Quali problemi immediati ha risolto il varo della nuova legge?
Diciamo subito che la prima parola d’ordine è stata “facilitare”: gli esercizi pubblici, liberati da lacci e lacciuoli della solita soffocante burocrazia, ora possono donare i prodotti alimentari rimasti invenduti con molta maggiore elasticità. Può essere regalato il pane entro le 24 ore, ma anche, dopo il termine di scadenza, il cibo che sulla confezione riporta la frase “da consumarsi preferibilmente entro il …”, i prodotti confiscati, e quelli che presentano irregolarità nelle etichette o nel confezionamento.
Ovviamente non manca l’attenzione affinché siano rispettate le regole sulla conservazione, il trasporto, il deposito degli alimenti: per il fatto che sono regalati mica si possono ignorare i principi igienico-sanitari.
E comunque, lì dove i prodotti non sono considerati idonei al consumo alimentare umano, possono essere destinati agli animali e infine al compostaggio.
Seconda parola d’ordine: “solidarietà”. Contro lo spreco, sì, ma la ridistribuzione delle eccedenze alimentari deve seguire un principio solidaristico che vuole che destinatari dei beni donati siano le persone indigenti, ovviamente anche per il tramite di associazioni che perseguono questo scopo (il Banco Alimentare, per citarne una per tutte).
Terza parola d’ordine: “incentivazione”: modificare le nostre piccole abitudini, si sa, non è cosa dall’oggi al domani; figuriamoci a livello collettivo! Ma se il comportamento prevede un vantaggio economico, il volano può cominciare a muoversi più in fretta… Ed ecco che una specifica norma concede ai comuni la possibilità di ridurre la tassa sui rifiuti in modo proporzionale alla quantità di cibo donato.
Quarta parola d’ordine: “educazione”. La lotta allo spreco dovrebbe investire un po’ tutti i settori, e dovrebbe coinvolgere anche ognuno di noi: e se la legge non può entrare nelle nostre case e bacchettarci per il troppo cibo che dalle tavole o direttamente dal frigorifero ancora finisce nella pattumiera, offre comunque indicazioni ben precise per chi si siede alle tavole dei ristoranti. Più nessuna vergogna a chiedere, assieme al conto, la “doggy bag”. E’ addirittura previsto che le regioni possano stipulare accordi con i ristoratori perché si dotino “di contenitori riutilizzabili, realizzati in materiale riciclabile, idonei a consentire ai clienti l’asporto dei propri avanzi di cibo”.
Non manca inoltre la previsione di azioni informative (soprattutto attraverso radio e televisione e all’interno delle scuole) per promuovere comportamenti anti-spreco, con un particolare focus sui temi del diritto al cibo, dell’impatto sull’ambiente e sul consumo delle risorse naturali.
Un’ultima parola d’ordine: “non solo cibo”. Lo spreco non coinvolge solo i prodotti alimentari: la legge Gadda regola anche la cessione gratuita di vestiti e capi di abbigliamento e di farmaci, intervenendo anche in questi due settori con lo scopo di semplificare, facilitare, “sburocratizzare”…
Fin qui per sommi capi il contenuto di un provvedimento che – a più di un anno e mezzo dalla sua entrata in vigore – comincia a portare i suoi frutti. Solo un’ultima notazione ancora: spesso questa legge viene confrontata con la sua omologa francese, e il giudizio dei commentatori è a favore di quella italiana. Il legislatore francese ha imperniato il sistema antispreco sulle pesanti sanzioni che colpiscono le aziende che non reimmettono sul mercato i prodotti alimentari. E’ vero che sanzioni di questo genere non sono previste nel nostro sistema – e per alcuni questo può apparire un limite – ma la legge 166 è costruita soprattutto attorno all’aspetto solidaristico: è questo che nelle intenzioni del legislatore deve essere il vero incentivo per la diffusione di comportamenti “virtuosi” – che poi sono quelli che i nostri nonni praticavano quotidianamente!
Si tratta insomma di un bel cambio di prospettiva, di uno di quei casi dove si può concludere che grazie a questa legge l’Italia, in materia di lotta agli sprechi, è diventata un esempio virtuoso per tutta Europa.

Fonti:
Legge Gadda in G.U. http://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2016/08/30/202/sg/pdf
https://www.bancoalimentare.it/it

Immagini: disegni di Armando Tondo

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La Toscana a capo della rivoluzione per la vendita di farmaci sfusi

La proposta, portata avanti da due esponenti di Sinistra italiana e approvata all’unanimità, s’inserisce in quanto è stato già previsto dalla legge 190/2014 al comma 591 dove si prevede la produzione e distribuzione, in ambito ospedaliero, di medicinali in forma monodose.

Il successo toscano delinea un passo avanti per l’intera Nazione non solo ponendo l’attenzione sulla necessaria riduzione degli sprechi, ma anche, per un risparmio economico non indifferente.

Un atto importante per rendere più efficiente la spesa farmacologica, sia nelle strutture ospedaliere sia nelle famiglie nel solco della campagna di sensibilizzazione promossa dalla rivista ecologista ‘People for Planet’ e dei principali studi ed esperienze internazionali. La somministrazione di farmaci sfusi in farmacia è ormai una realtà in molti paesi, ora è tempo di cambiare anche nel nostro”, commentano consiglieri regionali Paolo Sarti e Tommaso Fattori.

Come ricorda anche il Manifesto di People For Planet, in altri Stati nel mondo, come ad esempio Usa, Canada e Germania, è  possibile recarsi in farmacia comperando l’esatto numero di pasticche prescritte, evitando sprechi nocivi per il nostro portafoglio e anche per l’ambiente. È infatti brutta abitudine di molti liberarsi di pastiglie e sciroppi gettandoli direttamente nello scarico del lavandino o nel bidone dell’indifferenziata. Smaltire in modo non corretto qualsiasi tipo di medicina è potenzialmente un pericolo per  l’ambiente. I principi attivi presenti nei farmaci possono danneggiare il sottosuolo, inquinare i pozzi di acqua potabile o compromettere il funzionamento dei depuratori collocati nelle reti fognarie.

La proposta di adottare anche in Italia la distribuzione dei farmaci sfusi non è solo una questione di sicurezza e tornaconto personale: evitando di acquistare confezioni esagerate di farmaci e utilizzando quelli sfusi risparmierebbe anche lo Stato.

“Troppi sono, infatti, i farmaci, perlopiù a carico del servizio sanitario nazionale, che finiscono sprecati, spesso confezioni mai aperte e scadute, e che diventano poi un enorme quantità di rifiuti da smaltire, oltre 1500 tonnellate l’anno secondo il ‘Rapporto Rifiuti Urbani 2015’ di Ispra. Si deve quindi promuovere una proficua collaborazione tra medici, farmacisti e aziende produttrici per diffondere prioritariamente la vendita di farmaci sfusi e rendere disponibili confezioni dei farmaci calibrate sulle necessità terapeutiche, prevedendo l’introduzione di pacchetti personalizzati e dosi unitarie”, ricordano i due consiglieri regionali.

Ma non è finita qui, un’altra buona notizia è emersa durante il Consiglio. La mozione chiede piena attuazione alla legge 166 del 2016, che consentirebbe di donare farmaci non utilizzati sia agli Enti Onlus impegnati in realtà socio-sanitarie che ad oggi hanno come unico sostegno le donazioni da parte dei privati e la possibilità di recarsi nelle farmacie per la raccolta dei farmaci durante le giornate del Banco Farmaceutico, sia introdurrebbe anche tale disposizione ai farmaci a uso veterinario.

Confidando che, sul modello toscano, le altre regioni si attivino nella promozione di un reale cambiamento a vantaggio di tutti, rimaniamo in attesa degli sviluppi con un Chianti alla mano brindando a questa buona notizia!

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