1° Maggio: le bandiere rosse sono superate come i piccioni viaggiatori?

Questa celebrazione è una buona occasione per fermarsi un attimo e ragionare un po’ su quanto di ancora valido c’è oltre al grande concerto dei sindacati a Roma.

Tutto è cambiato in questi anni, da come si compra a come si gira in automobile col navigatore… Siamo connessi, siamo moderni e se parli di socialismo e comunismo i giovani ti guardano come se parlassi di australopitechi.

Cambia tutto e sicuramente certe parole sono ormai archeologia del pensiero.

Ma i motivi che un secolo e mezzo fa fecero nascere le lotte operaie sono ancora tutti lì.
Milioni di lavoratori sono sfruttati da un pugno di super ricchi e il capitalismo continua a girare nudo nei paesi più poveri mostrando appieno la ferocia delle guerre di rapina.

Un secolo e mezzo fa la marina militare di sua Maestà Britannica bombardava Nanchino per imporre all’Imperatore della Cina il ritiro dell’editto che vietava la vendita dell’oppio. Migliaia di vittime civili. La regina era cioè peggio di qualsiasi narcotrafficante moderno.
Oggi le grandi potenze (Cina esclusa) stanno lucrando sulla distruzione di intere nazioni: Afghanistan, Iraq, Libia, Siria, Somalia…

Grazie alle lotte di milioni di persone la fame nel mondo è percentualmente diminuita notevolmente ma è ancora immensa la massa dei miserabili che sopravvivono con un pugno di riso al giorno mentre l’1% della popolazione mondiale si è accaparrato più della metà delle ricchezze del mondo.
Quindi, anche se gli ideali socialisti appaiono in crisi di popolarità, sono ancora vivi i motivi che hanno originato la rivolta degli oppressi.

Potremmo discutere a lungo sul perché non siamo più tanto di moda: problemi di linguaggio e di modi di pensare che hanno generato dogmi staccati dal presente e la marcescenza di una casta privilegiata di funzionari depositari della Verità Progressista.

Le forme della lotta contro le ingiustizie sociali possono decadere e estinguersi come è accaduto ai dinosauri ma la loro sparizione non fermerà certamente la lotta di chi rifiuta il sistema; stiamo assistendo a un’evoluzione che porterà sulla strada della storia nuove concezioni organizzative, nuove formulazioni ideologiche.
Sentiamo parlare con insistenza della fine di certi ideali, il crollo del Muro di Berlino e le sconfitte elettorali ci vengono presentate come pietre tombali di un movimento decrepito.
Ma i fatti, se li guardiamo con un minimo di prospettiva storica, ci dicono che la “corruzione degli ideali fondanti il movimento dei lavoratori” è solo il segno di un tumultuoso processo evolutivo di una malapianta che non può morire perché ha dimostrato di essere motore del progresso umano.

Quel che dovremmo ricordare oggi è che le lotte di questo ultimo secolo e mezzo hanno cambiato il mondo.
Senza queste lotte, senza la convergenza di intenti tra progressisti cristiani, socialisti, comunisti e anarchici, senza l’enorme contributo di sangue e dolore che abbiamo pagato, il mondo sarebbe un luogo ben più terribile.

Bisogna iniziare a sghignazzare di fronte a chi ci racconta che il progresso l’ha fatto il libero mercato e che la nostra battaglia l’abbiamo persa.

Il movimento per la pace e la giustizia sociale ha ottenuto vittorie incredibili, realizzato utopie impossibili; le 8 ore, l’assicurazione sanitaria, le pensioni, i diritti sindacali, la parità legale tra uomini e donne, i diritti dei minori, sono frutto di quel grande, eroico, movimento come lo sono il voto universale, la libertà di espressione e le leggi che puniscono i crimini finanziari.

Dobbiamo a quelle lotte il fatto che oggi esiste una cultura della pace e dell’inclusione sociale, che esistono gruppi che difendono i diritti delle donne, degli omosessuali, dei disabili, che esiste un movimento solidale ed ecologico mondiale che raccoglie 500 mila associazioni. Siamo una moltitudine inarrestabile!

Mai come oggi milioni di persone sono impegnate nel migliorare il mondo.

Mai come oggi il concetto stesso di giustizia e l’idea del valore della cooperazione sono diffusi.

E comunque, anche al netto dei risultati sociali le lotte hanno avuto senso perché hanno prodotto donne e uomini nuovi, persone con idee diverse delle relazioni umane e del senso stesso della vita. Abbiamo prodotto noi stessi e abbiamo scritto la nostra vita come volevamo noi, ribellandoci a modelli asfissianti che negavano il diritto all’autodeterminazione degli individui. Abbiamo vissuto vite che prima erano impossibili, vite nostre perché le abbiamo rese possibili noi, scommettendo sulla possibilità di violare i dogmi del passato.

Quindi permettetemi di rivolgermi a voi con parole che ormai sono antiche: compagne e compagni, in alcuni momenti la storia ti dimostra che le cose non funzionano come pensavi tu. Tutto sembra perduto, finita la speranza. In questi momenti devi decidere se hai voglia di mollare oppure vuoi. Se hai ancora voglia di inventarti un modo per continuare la lotta per il progresso.

Questo scriveva Bertold Brecht mentre il nazifascismo trionfava.

Questa frase me la lesse mio padre, un giorno del 1975. Stavamo discutendo, io e altri ragazzi, sul fatto che ormai era evidente che il movimento del 68 stava morendo e avevamo il morale sotto le scarpe.

Oggi la destra avanza in Italia e in buona parte del mondo… Avanza perché fa schifo, sennò non ne avanzava neanche una forchettata.

Forza compagne, forza compagni, o merda o berreta rossa. Una terza opzione non c’è, mai ci sarà.

Il destino dell’Umanità è migliorare.


In copertina: Firma del trattato di Nanchino tra gli spacciatori d’oppio inglesi e l’Impero Cinese – 1842.

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