Silicio Cheap


Il parco solare fotovoltaico di Civitella Benazzone, Perugia. Foto di Angela Prati e Armando Tondo, febbraio 2018.

Negli ultimi otto anni, infatti, il prezzo del fotovoltaico è calato del 62%: si tratta di una diminuzione che ha interessato l’intera filiera produttiva dei pannelli fotovoltaici e che ha permesso ad alcuni produttori d’energia elettrica di partecipare ad aste in Cile, nei Paesi Arabi e in Messico con offerte di 2 o 3 centesimi di dollaro a kWh. Un costo ampiamente inferiore a quello della produzione di elettricità basata sulle fonti fossili o sul nucleare.

Si tratta di un fenomeno in corso da oltre un decennio e che è dovuto alle economie di scala della produzione dei pannelli fotovoltaici. Mano a mano che si è incrementata la produzione dei pannelli, infatti, sono state ottimizzate sia la fornitura delle materie prime, sia la lavorazione industriale, con conseguente abbassamento dei prezzi.
Se guardiamo all’Italia e al decennio appena trascorso – fissando come base il 2007 che ha visto l’arrivo degli incentivi in Conto Energia – la diminuzione è stata del 75%.
In pratica il costo di un watt di picco (stiamo infatti parlando di potenza installata) è fortemente calato ma non in modo uniforme per tutte le tipologie di installazioni.

Se prendiamo in considerazione l’arco di tempo che va dal 2010 al 2017 possiamo rilevare come il fotovoltaico domestico sia passato da 7,24 a 2,80 dollari per watt di picco, mentre le installazioni commerciali fino a 200 kWp sono passate da 5,36 dollari a 1,85. Gli impianti a pannelli fissi utility scale (cioè su scala industriale) fino a 100 MWp sono passati da 4,57 a 1,03 dollari per watt di picco, mentre i sistemi della stessa taglia ma con pannelli mobili, ossia che inseguono il sole e perciò producono molto di più, da 5,44 a 1,11 dollari, sempre per watt di picco installato.

Chiaro quindi come sia diminuito, di conseguenza, il prezzo dell’elettricità prodotta, con il vantaggio della stabilità dei costi: il prezzo del sole, infatti, non cambia, è sempre gratis – e dunque il prezzo dell’elettricità rimane uguale per tutta la vita media dell’impianto, oggi di oltre venti anni.

Secondo uno studio della Oxford University e pubblicato su Research Policy, nei prossimi dieci anni i pannelli fotovoltaici manterranno un trend di calo del prezzo del 10% per anno: evidente che si tratta di una tendenza che a un certo punto dovrà per forza fermarsi, visto che non è ipotizzabile andare a costi negativi per i pannelli! Certo è il fatto che l’energia elettrica da fotovoltaico sarà commercializzata a prezzi sempre più bassi.

E’ necessario tuttavia considerare che questi sensibili cali di prezzo spesso, specialmente per quanto riguarda le categorie domestiche e commerciali, non sono percepiti in modo così netto, dal momento che i diversi anelli della filiera, come distributori di materiale elettrico, i grossisti, gli importatori e gli installatori, non sempre ribaltano sul cliente finale le diminuzioni dei costi.

Importante è inoltre la valutazione dell’aspetto qualitativo dell’intero impianto fotovoltaico, spesso non tenuto nel giusto conto: è invece fatto da considerare con molta attenzione visto che la durata utile del sistema fotovoltaico è di oltre venti anni, con tempi d’ammortamento, oggi, di circa sette anni. Ciò significa che meno si interviene in termini di manutenzione, meno si paga l’energia, mentre ogni anno in più dopo i venti anni è un anno d’elettricità assolutamente gratis: e ormai abbiamo in funzione sistemi installati trent’anni fa!
Oggi, a oltre dieci anni dall’avvio del Conto Energia per il fotovoltaico, iniziamo ad avere una letteratura tecnica interessante su ciò che non deve essere fatto quando si realizza un impianto fotovoltaico. La dinamica “imprevedibile” della legislazione italiana in materia, con un susseguirsi di diversi criteri d’incentivazione – i vari Conti Energia – che si sono avvicendati senza alcun piano organico che ne decidesse il percorso, ha portato chi investiva a realizzare impianti in fretta e furia, senza alcuna attenzione alla qualità dell’installazione, pur di aggiudicarsi un incentivo migliore. E ora a dieci anni di distanza se ne pagano le conseguenze con un parco d’impianti fotovoltaici con molti problemi, in un quadro normativo dove è diventato problematico anche intervenire con semplici riparazioni.

Ben diverso è lo scenario nel quale sono stati installati i nuovi impianti: poiché dal 2013 sono esauriti gli incentivi per il fotovoltaico, questi devono “reggersi sui propri elettroni” e generare più elettricità possibile “spremendo” la luce fino all’ultimo fotone. Cosa che si sta riuscendo a fare visto che in buona parte d’Italia il fotovoltaico è in grado di produrre elettricità, nelle migliori situazioni, a costi intorno ai 5 centesimi di Euro per kWh, quando il prezzo di cessione all’utente finale è intorno ai 9 centesimi di Euro per kWh.

Al crollo del prezzo del silicio si deve aggiungere ancora qualcosa affinchè il fotovoltaico sia veramente competitivo: l’accumulo. Già, perché fino a ora abbiamo parlato dei prezzi per kWh prodotto e non della continuità della produzione elettrica. Oggi, infatti, un impianto fotovoltaico non eroga energia elettrica con continuità se non è dotato di un sistema d’accumulo. Si tratta in pratica di batterie che, accoppiate ai pannelli fotovoltaici, ne aumentano l’efficienza consentendo l’erogazione durante la notte dell’elettricità non consumata di giorno; ma a questo aumento di efficienza corrisponde un incremento del prezzo sia dell’impianto che della manutenzione. Le batterie, infatti, hanno ancora un costo notevole, oggi tra i 500 e gli 800 Euro per kWh, ma è previsto un crollo anche per loro, che in parte si è già manifestato esattamente con le stesse dinamiche di quello dei pannelli.

Secondo le analisi di Bloomberg, infatti, tra il 2010 e il 2016 il costo delle batterie è sceso del 65%, con un 35% che si è concentrato nel biennio 2014-2015: secondo alcuni analisti si tratta di un trend che è accelerato e accelererà ancora. Le proiezioni più ottimistiche prevedono che si arrivi alla soglia “psicologica” dei 100 Euro per kWh nel 2020. Prezzo che, come quello dei pannelli, sarà frutto delle economie di scala, le quali tuttavia, in questo caso, saranno accelerate da un fatto che non c’entra con la produzione dell’elettricità ma con il suo consumo: la mobilità elettrica. Le auto elettriche, infatti, devono essere dotate di una grande capacità d’accumulo che deve essere concentrata in spazi e pesi limitati: questa circostanza genera una forte spinta verso l’innovazione sia del prodotto, sia del processo di produzione delle batterie. E tutto ciò in un settore che “languiva” da decenni.

Siamo di fronte, quindi, a una curva di diminuzione dei costi delle batterie molto simile a quella dei pannelli che in breve tempo porterà i sistemi integrati fotovoltaico/accumulo alla competitività con i prezzi di rete.
Ed è un fenomeno al quale credono anche alcuni governi, come quello tedesco (non invece quello italiano appena passato) che ha rinnovato gli incentivi per l’accumulo fotovoltaico domestico, superando le resistenze in seno all’esecutivo stesso: e ciò grazie al fatto che nel biennio precedente il calo di prezzo delle batterie per i piccoli sistemi d’accumulo domestico è stato del 20%, due punti in più del target degli incentivi, fissato al 18%. E un’ulteriore spinta arriverà dalla svolta elettrica del settore auto tedesco, che ha deciso di aumentare la capacità produttiva delle batterie Made in Germany per contrastare le leadership statunitense, giapponese e italiana nel settore. “Piccolo” dettaglio: sembra che noi non ci siamo accorti di avere questa leadership.

In definitiva, mentre stiamo assistendo al proseguimento del crollo del silicio per i pannelli fotovoltaici, ecco che è già in atto quello del litio per le batterie.
Il tutto per un nuovo modo di produrre, e consumare, elettricità.

Fonti:

Lo studio della Oxford University

La diminuzione del prezzo delle batterie

Gli incentivi per l’accumulo in Germania

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