Nord e Sud: un divario in corsa

Ogni giorno in Italia 5,51 milioni di persone usufruiscono del servizio ferroviario e metropolitano. Di questi, 2,841 milioni fanno uso del servizio ferroviario regionale, 1,377 milioni utilizzano i convogli di Trenitalia e 1,464 milioni quelli degli altri 20 concessionari.

Dal Rapporto Pendolaria 2017 di Legambiente, sembra che nell’ultimo anno il numero dei pendolari su ferro sia aumentato, con una crescita stimata di 11 mila passeggeri al giorno sul servizio regionale (+0,4% rispetto al 2016).

In Italia il fenomeno del pendolarismo rappresenta la quota maggiore degli spostamenti e il mezzo con il quale scegliamo di spostarci denota anche la direzione futura del nostro Paese. In un’era dove cambiamento climatico, inquinamenti atmosferici e tutte le allarmanti problematiche legate allo smog sono centrali nella nostra quotidianità, non si può sottovalutare l’importanza che ricopre l’avere un’offerta di mobilità sostenibile a portata di mano.

Dare un’alternativa ai cittadini negli spostamenti in ogni parte d’Italia dovrebbe essere intrinseco nelle decisioni politiche del nostro Paese. L’incentivo e la sensibilizzazione ai cittadini ad abbandonare l’uso della propria vettura in virtù di evidenti vantaggi economici, ambientali e, in molti casi, in termini di tempo dovrebbe essere politica quotidiana.

A volte la buona volontà c’è, ma mancano le possibilità; o meglio, mancano i veri e propri mezzi.

Innegabili sono i progressi che la nostra Italia ha fatto nella promozione dell’offerta dei treni ad AV – Alta Velocità sempre più efficienti, con stazioni innovative, anche se non sempre l’attenzione è centrale sul cittadino: le dimenticanze e gli errori di progettazione talora hanno dell’incredibile! (Vedi il video sulla  stazione ferroviaria di Bologna).

Possiamo dire lo stesso per le linee regionali? Se da un lato siamo abbagliati dalla comodità di percorrere mezza Italia in sole 3 ore, dall’altro possiamo riportare storie di decine di migliaia di persone che quotidianamente sono costrette a interminabili attese di treni sempre più vecchi e lenti in stazioni fatiscenti, prive di qualsiasi tipo di servizio al pubblico. Ammetterlo fa male, sembra il solito luogo comune, ma il divario tra Nord e Sud è un abisso.

Secondo i dati RFIRete Ferroviaria Italiana, società che gestisce l’infrastruttura ferroviaria nazionale, lungo lo stivale si estende una rete per 16.673 chilometri, e man mano che si scende verso le regioni meridionali si dirada fino a contare 5.733 chilometri di rete: poco più del 34% del totale nazionale. La qualità del servizio cala al Sud, perché se le linee a doppio binario in Italia rappresentano il 45% del totale, nelle regioni meridionali i treni viaggiano spesso su un unico binario:  questo accade con una frequenza del 70%.

Inoltre al Sud i treni sono più vecchi, con un età media di 19,2 anni, rispetto ai 13,3 del Nord. Al Sud i treni sono anche più lenti, sia a causa dell’età dei convogli sia a causa dei problemi infrastrutturali. Muoversi da una città all’altra può portare a viaggi di ore e a dover scontare numerosi cambi obbligati anche solo per poche decine di chilometri di tragitto, mentre le coincidenze e i collegamenti intermodali rimangono un sogno. Alcuni esempi? Tra Cosenza e Crotone non esiste un collegamento diretto e serve almeno un cambio e 3 ore di tragitto per soli 115 km di distanza. Nel tragitto tra Ragusa e Palermo invece sono rimasti solo 3 collegamenti al giorno che implicano tutti un cambio per un totale di 4 ore e mezza per arrivare a destinazione, in peggioramento rispetto alle 4 ore di un anno fa.

In questi anni, in alcune parti del Paese, la situazione è un po’ cambiata, con un aumento dell’offerta dell’AV e una crescita in termini di persone che utilizzano il trasporto su ferro: la crescita dal 2009 ad oggi in Emilia-Romagna è passata da 106.500 a 205.000, in Trentino da 13.000 a 26.400, in Alto Adige da 19.900 a 31.400, in Puglia da 80.000 a 150.000 e infine in Lombardia passata da 559.000 a 734.000 (fonte Legambiente).

In altre parti invece la situazione è drasticamente peggiorata, per la riduzione dei treni Intercity, dei collegamenti a lunga percorrenza e regionali. Dal 2010 infatti la riduzione nel servizio ferroviario, a causa dei tagli dei trasferimenti per il trasporto ferroviario regionale, è stata del 6,5%. A pagare il prezzo maggiore sono state proprio le Regioni del Sud, con risultati impressionanti: dal 2009 a oggi i pendolari della Sicilia sono passati da 50.300 a 37.000 e in Campania da 413.600 a 279.00. Regioni che già partivano con pochi treni in circolazione e che ne hanno visto ridurre ulteriormente il numero.

Ogni giorno in tutto il Sud circolano meno treni regionali che nella sola Lombardia. Ogni giorno le corse dei treni regionali in tutta la Sicilia sono 429 contro le 2.396 della Lombardia. Per la sola Trenitalia il numero di corse giornaliere nelle regioni del Sud è passato da 1.634 nel 2009 a 1.488 nel 2017. Senza considerare che l’Alta Velocità si ferma a Salerno.

Quali sono le politiche intraprese negli ultimi anni? Ad oggi non esiste alcun piano per migliorare i collegamenti ferroviari tra le Regioni del Mezzogiorno. Il primo grande intervento lo vedremo, forse, nel 2035 con la realizzazione dell’AV tra Napoli e Bari e tra Palermo e Catania.

Le risorse per intervenire sono nel Bilancio di Stato, il problema è indirizzarle in modo più consono alle attuali esigenze, ridisegnando con chiari obiettivi un piano strategico laddove l’urgenza è imminente.

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