La Youtuber assassina e la politica vessatoria di YouTube

Ma dietro questa orribile follia emerge da una situazione assurda e non possiamo non cercare di capirla senza diminuire la condanna morale della violenza.

Najafi Agdham da tempo protestava perché YouTube, secondo lei, la censurava e soprattutto perché non le pagava più i diritti sui video da lei pubblicati sulla piattaforma. Sosteneva che a causa dei nuovi criteri di pagamento decisi dall’azienda i suoi guadagni erano scesi a pochi centesimi di dollaro al mese ed era in miseria.

Probabilmente dietro le scelte censorie di YouTube c’erano le posizioni deliranti della vegana, animalista, culturista, che citava Hitler.

Ma è indiscutibile che YouTube stia facendo incazzare migliaia di videomaker con scelte che penalizzano chi non raggiunge grandissimi numeri, e questo anche se una parte spaventosa degli utili di YouTube derivi proprio dai piccoli videomaker.

L’azienda californiana guadagna miliardi con la pubblicità che viene inserita all’inizio dei video ma riconosce una percentuale dei soldi incassati solo a pochi, seguendo criteri discutibili.

Si mormora che Google/YouTube arrivi a pagare 7 euro e più ogni mille visualizzazioni. Ma la percentuale varia: puoi incassare molto meno o nulla.

Inoltre YouTube mette in atto vari sistemi per non occuparsi dei diritti degli autori dei video. In primo luogo non c’è sufficiente trasparenza sui criteri di monetizzazione.

Tanto per fare un esempio che conosco bene, sono anni che cerchiamo di ottenere il riconoscimento dei diritti di autore sui video di Dario e Franca senza risultati. Si tratta di centinaia di video pubblicati da centinaia di youtuber, senza alcuna autorizzazione. Più di 6 milioni di visualizzazioni.

Ironia della sorte: il canali ufficiali di Dario Fo e Franca Rame hanno un numero di iscritti insufficiente per essere riconosciuti da YouTube come degni di pagamento.

Abbiamo scambiato con l’azienda decine di mail senza ottenere alla fine nulla. Sembra proprio che YouTube abbia deciso di mettere in pratica una tattica di sfinimento. Il risultato è che tuttora YouTube continua a guadagnare sui nostri video senza riconoscerci un solo euro.

Un microscopico episodio nel colossale scontro tra produttori di contenuti e i mega padroni del web.

Il principio vorace che seguono queste aziende è possibile solo perché gli autori non hanno alcun potere. Ma sicuramente nei prossimi anni questa questione diventerà centrale nello sviluppo di internet. Una vertenza che porterà forse alla nascita di un sindacato degli autori oppure alla creazione di piattaforme più etiche che pratichino scelte commerciali eque.

Oggi il web è un Farwest dove regna la legge del più forte. Ma non credo che potrà durare per sempre. Il web dà potere alla gente e prima o poi le persone usano il potere che hanno. E’ importante usarlo in modo non violento.

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