Hai voluto la bicicletta? Pedala! Vuoi anche lo smartphone? Continua a pedalare…

Stiamo parlando della California Fitness di Hong Kong, che nel 2007 con il suo progetto “Powered by YOU” modificò il detto “no pain, no gain” (“senza fatica, nessun risultato”) nel motto “no pain, no power” (senza fatica, niente energia).

Da allora progetti simili si sono moltiplicati e diffusi in tutto il mondo, e la pedalata sulla cyclette o la corsa sul tapis roulant riescono a generare ben più della fioca luce prodotta dai primi prototipi.

Oggi iniziative come quella di “Green Heart”, un piccolo centro fitness all’aperto installato dalla pioneristica The Great Outdoor Gym qualche anno fa nel cuore di un parco di Hill (Londra), non fanno ormai quasi più notizia: utilizzare cyclette e attrezzi ginnici e contemporaneamente generare energia pulita, nel solo Regno Unito è oggi possibile in qualche centinaio di spazi all’aperto. E anche lo “Street workout”, la nuova tendenza del fitness di strada, trova un prezioso alleato nel desiderio di contribuire a “creare” energia sfruttando la propria fatica.

Se poi vogliamo fare un viaggio virtuale all’interno degli impianti sportivi dove si è imposta l’alleanza tra sudore ed energia, non possiamo non partire dalla prima palestra “verde” in Europa, la Green Gym di Berlino, la cui “conversione” al green e la nascita di “WATTs take away”, risale al 1 ottobre 2009. Lì, secondo il progetto del suo ideatore René Eick, le cyclette opportunamente modificate accumulano l’energia prodotta che, rimessa a disposizione dei clienti, serve a ricaricare cellulari e ipod.

La prima palestra completamente a impatto zero si trova invece negli Stati Uniti, a Seattle: accanto alle “classiche” fonti energetiche da rinnovabili, per produrre energia elettrica la Green Microgym sfrutta il principio della “human dinamo”, quel meccanismo che conosciamo bene e che ci permette di accendere il fanalino della bicicletta. Cyclette, bici per lo spinning e attrezzi cardio vengono collegati a piccoli generatori di energia, energia che viene poi utilizzata dalla struttura per il funzionamento dell’impianto sportivo, e dagli stessi “utenti-produttori” per ascoltare musica, guardare video e ricaricare i propri device.

Le potenzialità della pedalata come motore per la produzione di energia non possono certo rimanere confinate nel mondo del fitness: è infatti partendo dai principi fisici descritti sopra che nel 2015 il filantropo indo-americano Manoj Bhargava, fondatore di “Billions in Change”, ha creato “Free Electric”, una specie di bicicletta – meglio sarebbe dire “una macchina a pedali” – che permette, con un’ora di “energia umana”, di fornire elettricità sufficiente a soddisfare il fabbisogno giornaliero di una famiglia. “Miliardi di persone vivono senza luce. Noi portiamo loro una fonte affidabile di elettricità, senza costi di carburante e senza inquinamento”: questo lo slogan del movimento che per ora ha messo a disposizione la Free Electric per il mercato dell’India.

Come si diceva, in questi ultimi anni esempi come quelli qui descritti si sono moltiplicati in modo esponenziale, e gli attrezzi per il fitness che siano anche generatori di energia non sono più “mosche bianche”.

Chissà se i fisici dell’800, quando enunciarono il primo principio della termodinamica, “l’energia non si crea e non si distrugge, si trasforma”, avrebbero potuto immaginare che due secoli dopo la conservazione del nostro pianeta avrebbe potuto passare anche attraverso una bicicletta?

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