Meno plastica, l’acqua pubblica è buona!

Questo il senso della proposta di integrazione della direttiva sull’acqua pubblica che la Commissione Europea ha lanciato lo scorso febbraio e che intende definire nuovi standard qualitativi per l’acqua potabile, ottenere maggiore trasparenza sulle informazioni ai cittadini, armonizzare i metodi di valutazione per facilitarne la comprensione, migliorare le infrastrutture per garantire a più persone l’accesso.

Ci piace parlarne in questo 22 marzo 2018, Giornata mondiale dell’acqua.

L’obiettivo dichiarato dei commissari UE è di ridurre il consumo di acqua in bottiglia, che vede l’Italia tra i principali produttori mondiali, dopo il Messico, e in testa a livello di consumi europei con 243 litri a testa/anno (su una media di 120).

La società Usa Zenith Global stima che il mercato mondiale delle acque in bottiglia corrisponde oggi a 147 miliardi di dollari annui, con una crescita del 9 per cento all’anno.

Non è solo questione di marketing spietato, ma di cambiamenti forti negli stili di vita: oggi si vive e si mangia sempre di più fuori casa. Un altro dato interessante diffuso dalla società di consulenza Usa, BMC, è che nel 2016 per la prima volta gli statunitensi alla ricerca di scelte più “sane” hanno consumato più acque minerali che “soft drink”. E si arriva al paradosso che il costo medio dell’acqua in bottiglia sul territorio mondiale sia di 1,30 dollari al litro, dove la gran parte spesa è nel packaging, nella distribuzione e nella pubblicità. La qualità del contenuto poco importa, purtroppo.

Tanto è vero che da recenti studi dell’Università Statale di New York (sede di Fredonia, riportati da orbmedia.org) qui si trovano ormai micro-particelle di plastica in quantità doppie che nelle tubature pubbliche. Test effettuati con microscopi agli infrarossi (sempre dalla USNY) su 259 bottiglie di undici diverse marche hanno rivelato contaminazioni da polipropilene, nylon and PET (fino a 325 particelle per litro e solo 17 bottiglie ne erano indenni). Un’indagine molto dettagliata è riportata sul Guardian del 15 marzo scorso e si citano senza mezzi termini le marche più a rischio.

L’elenco delle argomentazioni sarebbe infinito, ormai ci sono dati e prove di quanto gli abitanti di questo Pianeta si siano spinti oltre l’indicibile. «Da bambino ho vissuto in Italia – spiega il vicepresidente della Commissione UE, l’olandese Frans Timmermans – e ricordo che a volte si rischiava la salute bevendo acqua del rubinetto. Oggi non è più così, ma nel Paese si è creata una cultura che resiste».

Riteniamo dunque meritorio lo sforzo di questi funzionari europei che vogliono provare a cambiare gli stili di consumo. E invece di decidere d’imporre per legge a bar e ristoranti di servire anche acqua del rubinetto scelgono di agire altrimenti: «Niente obblighi – aggiunge Timmermans – bisogna dare ai cittadini gli strumenti per scegliere».

Una valutazione d’impatto fatta dai tecnici della Commissione stima una possibile riduzione del 17 per cento del consumo di acqua in bottiglia con le integrazioni normative; si avrebbe anche un risparmio di 600 milioni di euro/anno e meno inquinamento da plastica (il testo completo della legge su reteambiente.it).

«Per cambiare, i consumatori devono avere fiducia. E per aumentare la fiducia serve più trasparenza», aggiunge il commissario EU all’Ambiente, il maltese Karmenu Vella.

La nuova direttiva impone, dunque, ai distributori di mettere a disposizione degli utenti più informazioni: sui prezzi (l’acqua pubblica costa in media due millesimi di euro/litro) e sulle qualità, per esempio i preziosi sali minerali di molte acque d’Europa, ricche di sostanze nutritive, come calcio e magnesio.

Il commissario Vella, conclude: «Abbiamo seguito le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità. E i nuovi criteri puntano a ridurre batteri e virus patogeni, le sostanze nocive presenti naturalmente come uranio e le microcistine, la contaminazione da attività industriali che rilascia sostanze chimiche perfluorate e i sottoprodotti da disinfestazione come clorato o il biosfenolo A».

Con i nuovi parametri qualitativi, i rischi potenziali legati al consumo di acqua potabile si ridurrebbero dal 4 all’1 per cento. Almeno la metà di quelli con l’acqua in bottiglia. La nuova normativa – che deve ora essere approvata dal Consiglio e dal Parlamento europeo – punta infine a migliorare l’accessibilità all’acqua potabile. Un problema che non riguarda l’Italia, dove la rete raggiunge il 99 per cento della popolazione, ma che in Europa è ancora sensibile, se è vero che l’11 per cento dei cittadini nei vari Paesi deve ancora fronteggiare la scarsità di acqua potabile. In Romania, per esempio, soltanto il 57 per cento degli abitanti ne ha accesso.

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