Dormire bene per vivere meglio

In Italia 12 milioni di persone soffrono di insonnia (le donne sono le più colpite, sei casi su dieci), con problemi fisici e psicologici di grande portata: dalle patologie cardiovascolari al mal di schiena, allo scarso rendimento nel lavoro e nello studio, ad ansia e depressione. Basti considerare che nel nostro Paese si spende oltre mezzo miliardo di euro all’anno per l’acquisto di sonniferi; nel 66 per cento dei casi l’insonnia si protrae per anni e il 70 per cento di chi ne soffre assume farmaci senza controllo medico. Ne deriva una bassa qualità di vita, sia relazionale sia lavorativa. Per non parlare dell’incidenza negli incidenti stradali: un quinto dei quali, secondo l’AIMS – Associazione italiana medicina del sonno dipendono dai colpi di sonno. I clinici della Società italiana di neuro-psicofarmacologia hanno formato un gruppo di ricerca per esplorare le interazioni tra sonno ed equilibrio mentale. Sono solo alcuni dei dati che riguardano una delle piaghe del vivere contemporaneo, ma bastano a portare la faccenda in cima alle questioni che meritano attenzione e cura.

Dove si fa ricerca

Per dare assistenza e fornire rimedi stanno nascendo centri specializzati nella diagnosi e nella cura del sonno presso importanti strutture ospedaliere, come all’ospedale San Raffaele di Milano che ha la casistica più elevata in Italia di pazienti monitorati (6000 l’anno, di cui 2500 sottoposti ad accertamenti). Nei poli universitari vari i centri mirati, come il Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie dell’Università di Bologna e quello dell’Università Roma Tor Vergata con il Policlinico omonimo. La ricerca privata è attiva nella ricerca sulla produzione di componenti, come all’Hilding Anders Italy con il test-center “Good Night’s SleepLab”, che impiega macchine a tecnologie avanzate per la misurazione dei punti di pressione, delle variazioni di temperatura corporea durante le fasi del sonno e della percezione tattile (opera con il Centro svizzero di medicina del lavoro- ergonomia-igiene AEH di Zurigo; hildinganders.com). Da alcuni mesi è attiva SleepActa, spin-off dell’Università di Pisa che fornisce analisi e diagnosi sulla qualità del sonno grazie a un nuovo metodo di “active tracking” (un braccialetto indossabile con sensore a reti neurali artificiali).

Il sonno che rigenera

A letto si passa un terzo della vita. C’è chi definisce il dormire uno stato attivo del rilassamento: quando la coscienza di veglia riposa, le cellule del corpo si rigenerano, il sistema immunitario si rafforza e le emozioni si elaborano. Una persona adulta necessita dalle sei alle otto ore di sonno.

E’ importante beneficiare di un ambiente adatto a conciliare il sonno: un letto comodo, una stanza protetta dai rumori, una temperatura adeguata che non sia né troppo calda né troppo fredda. Alimentazione sana e regolare attività fisica sono pure essenziali per dormire bene. Soprattutto, quanto più la stanza in cui si dorme è ben orientata, climatizzata e arredata, con supporti, materassi e guanciali scelti con criteri di ergonomia e benessere, tanto più semplice sarà ottenere un sonno prolungato. Molte le soluzioni per un riposo rigenerante nate dalla ricerca e dall’innovazione tecnologica: materassi evoluti, reti ergonomiche, tessuti naturali e a prova di allergie.

La scelta del materasso

E’ la prima cosa da considerare. L’acquisto deve tenere conto di alcune variabili: l’età e la presenza di eventuali malattie muscolo-scheletriche. Gli esperti in ortopedia ribadiscono che un materasso rigido è più indicato per i giovani che hanno una colonna ancora elastica e per chi ha problemi alla schiena (scoliosi, cifosi), mentre per gli anziani è meglio un materasso più morbido. In ogni caso, gli esperti concordano sul fatto che il materasso deve sostenere senza far affondare e garantire alla colonna il mantenimento della sua forma a sinusoide. I principali rivenditori offrono oggi la possibilità di fare “la prova sonno” sui vari supporti (reti, doghe, materassi): può rivelarsi determinante per la scelta giusta. Come regola generale è bene considerare che il materasso non va usato per più di 12/15 anni, poiché tende col tempo a perdere compattezza e tonicità. Il lattice, per esempio, perde la resilienza e le fibre tendono a scomporsi, soprattutto se il letto è accanto a una finestra in pieno sole. In generale, il ricambio è consigliato per tutti i materassi, anche di poliuretano e molle, e pure per le case di vacanza. Questo sia per cedimento strutturale, sia per questioni igieniche. Oltre al lattice, anche i materassi di cotone e di lana decadono: il corpo rilascia negli anni i suoi umori nelle fibre sottostanti e anche chi ha l’accortezza di arieggiare adeguatamente si trova prima o poi a confronto con “il fine vita” del proprio materasso. Che si traduce in sonni disturbati e risvegli con il mal di collo e i dolori alla schiena.

Tipologie e caratteristiche

Il materasso in materiale visco-elastico conosciuto come “memory foam” è uno dei più ricercati dal pubblico italiano di target medio-alto: notevole resilienza e capacità di adattarsi alle forme del corpo ne sono i plus. Essendo composti da schiuma poliuretanica “termosensibile”, i memory sfruttano il calore del corpo ma proprio per questo non incontrano i favori di chi il caldo lo soffre. Altri materiali tecno-sintetici molto usati per il sonno sono il “waterlily”, imbottitura elastica e riciclabile composta di una miscela di materie prime che hanno come reagente l’acqua invece dei gas utilizzati nei processi di schiumatura (come i Cfc) e “l’aquacell”, schiuma poliuretanica a base acquosa a cellula aperta, che impiega in gran parte polimeri di origine vegetale.

Seguono nella lista dei più graditi i classici materassi a molle, che restano la scelta più economica e che garantisce una longevità soddisfacente. E’ innegabile che questo tipo di prodotto attraversi da anni una fase di declino, risentendo della presenza sia dei materassi tecnologici, sia di quelli più eco-compatibili. Ecco il motivo per cui i produttori hanno da qualche anno messo sul mercato i nuovi materassi a molle “insacchettate”, che isolano le parti metalliche dal contatto corporeo (avvolgendole in schiuma di lattice e cotone), danno un maggiore comfort data l’indipendenza di movimento di ogni singola molla e garantiscono una minor incidenza dei flussi elettromagnetici attraverso la parte metallica.

Al terzo posto, per gradimento e richiesta, i materassi in materiali naturali: schiuma di lattice in primis, spesso abbinata a pura lana, cotone, segale, torba. Oltre a calibrare l’appoggio della schiena, questi materassi sono consigliati dagli esperti per prevenire le malattie reumatiche, favorire il metabolismo e riattivare la circolazione.

Ecco le caratteristiche, tipo per tipo.

Derivato naturale del caucciù, il lattice è miscelato a una parte di resine sintetiche per dare stabilità alle fibre. Traspirante, anallergico e resiliente, non dà cariche elettrostatiche e, alla pari del cotone, non trattiene acari e batteri. La pura lana vergine è un antico ritrovato per dormire: è traspirante e regola la temperatura corporea. Un segmento spetta da almeno vent’anni al recupero delle tradizioni orientali: il “futon” di puro cotone grezzo a falde, affiancato al supporto di “tatami” (pannelli giapponesi in paglia di riso pressata). Il cotone ha fibre contenute, a strati, all’interno di una fodera cucita e trapuntata. Il cotone può essere di vari spessori ed è spesso associato a strati di altri materiali naturali. I materassi in lattice, cotone e lana godono di larga fiducia e sono sostenuti da un vasto numero di terapeuti posturali e ortopedici grazie al fatto che consentono un buon mix di traspirabilità, sostegno differenziato, lunga durata.

I costi

I prezzi dei materassi sono variabili e dipendono da tanti fattori: misure, composizione, rivestimenti. Per un singolo cm 80×190 i costi medi sono:

  • in poliuretano, con molle d’acciaio temperato insacchettate: dai 350 euro (si arriva ai 900 per quelli a sostegno differenziato lombare-cervicale);
  • in lattice: dai 400 euro (per quelli a micro-cellule con rivestimenti speciali si va oltre i 600, e fino ai 1.000 per quelli con strati in lana merino e cachemire);
  • di cotone: il futon base costa dai 250 euro, sale se con strato di lattice interno, ecc;
  • di lana: secondo il peso, dai 250 euro (con bordature e lavorazioni più raffinate il costo sale). Per ricardarne uno vecchio: 10 euro al kg circa;
  • a strati combinati: dai 600/700 euro in su;
  • con imbottitura tecnica: dai 600 a oltre 1000 euro, secondo il tipo di schiuma;
  • sistemi integrati: dai 1300 euro;
  • rete: dai 400 euro con struttura metallica ai 600 e oltre con struttura di legno. Le doghe sono solitamente in legno lamellare e comprese nel prezzo;
  • cuscino: dai 20 euro del modello base ai 60 e più per un lattice sagomato e integrato;
  • tatami 90×200: dai 120 euro.

E la rete?

Anche la scelta del supporto richiede attenzione per garantire un sonno sano. Materiale “principe” per una buona rete resta il legno per le proprietà isolanti, la robustezza, l’assenza di “ponti” elettromagnetici. Un semplice telaio a incastro, con doghe elastiche e basculanti, può essere inserito in qualsiasi letto. Ci sono reti ergonomiche o a sostegno differenziato lombare-cervicale per una posizione ideale della colonna. La cornice può essere in legno massello o in lamellare.

I nuovi sistemi “integrati” per il sonno sono personalizzabili e comprendono: una rete o supporto srotolabile a doghe ergonomiche, il materasso, un trapuntino in lana o seta da posizionare sotto la biancheria. Il concetto sta nel separare la lana o le altre componenti organiche dal materasso vero e proprio (base lattice naturale), per garantire regolazione dell’umidità, igiene e comfort climatico.

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