La mia casa? E’ fatta di carciofi. E pomodori. E funghi. E riso!

E’ possibile creare una filiera virtuosa che sfrutti prodotti agricoli no-food (non destinati all’uso alimentare) e scarti delle aziende e delle industrie agroalimentari per creare materiali sostenibili per la bioedilizia e il design?
Si parla molto del legno, sono ormai note le potenzialità della paglia e della canapa, ma in pochi sanno che anche gli scarti dei carciofi, dei pomodori e dei funghi potrebbero costituire una grande risorsa!

Dal micelio dei funghi, le radici, si può ottenere un ottimo isolante termico ignifugo per coibentare le strutture. E siccome la Natura è circolare, questo materiale offre le sue performance migliori a contatto con pareti in legno.

Dagli scarti del carciofo, di cui si consuma principalmente il cuore gettando via a volte anche il 70/80% del vegetale, si possono ricavare fibre che mischiate a bioresine danno vita a un materiale simile alla “vetroresina” ma di origine completamente vegetale. Ad oggi non avrebbe ancora la stessa resistenza della vetroresina tradizionale (fatta di resina e fibra di vetro) ma la ricerca in questo settore sta facendo molti progressi.

Similmente dagli scarti della lavorazione del pomodoro, bucce, semi e pomodori non utilizzabili per il consumo umano (mediamente il 5% del totale lavorato), si potrebbero ottenere bioplastiche da utilizzare, ad esempio, nelle automobili, come materiale da costruzione secondario (canaline, supporti, staffe) o come risorsa per l’arredamento interno (vasi e ciotole). Si tratterebbe di un settore molto interessante per l’Italia, che è leader in Europa nella lavorazione del pomodoro e solo seconda a livello mondiale.

Conoscete la famosa lampada da comodino Miss Sissi di Philippe Starck? Ne è stata creata una versione in biopolimero Minerv PHA ottenuto dagli scarti della lavorazione delle barbabietole da zucchero. E’ completamente biodegradabile sia in terra che in acqua.

E avrete sicuramente già sentito parlare del MaterBi, che si ottiene dagli scarti del mais: è proprio sulle bioplastiche e polimeri ottenibili dal mais che si concentra gran parte del lavoro di ricerca e sviluppo.

Addirittura dall’odiosa ortica si può ottenere un materiale composito 100% biodegradabile con proprietà simili alla fibra di carbonio e di vetro. Durante la sua coltivazione l’ortica è anche in grado di depurare terreni inquinati.

Un altro esempio è la pula di riso, una pellicola che ricopre i chicchi di riso quando sono sulla pianta ma che in fase di lavorazione costituisce uno scarto. Dalla pula di riso si può ottenere un isolante termico biologico e un particolare tipo di cemento sostenibile. La lolla, o pula di riso, è infatti ricca di ossido di silicio, fondamentale nella preparazione del calcestruzzo.

Le vinacce: scarto della lavorazione del vino (12% sul totale di uva pigiata) possono diventare combustibile per centrali termoelettriche ma anche un colorante naturale per pareti, arredi, tessuti, filati, carta. L’Acido Tartarico Naturale, presente in molti frutti e in quantità notevoli nell’uva, può essere utilizzato nel settore dei gessi e dei cementi come ritardante di presa e nel settore ceramico come fluidificante.

Il bambù: dal legno materiali per l’edilizia, dalle fibre filati, tessuti e carta, dalle foglie prodotti alimentari e cosmetici, dagli scarti biomassa. Del bambù non si butta via niente e infatti, insieme alla canapa, viene chiamato “il maiale vegetale”.
La pianta del bambù cresce velocemente, è un materiale flessibile e resistente (lo chiamano anche l’acciaio verde), può essere usato per i pavimenti, per gli arredamenti esterni, per fare pilastri, travi, pannelli lamellari.

Visto che l’abbiamo citata parliamo della canapa, la fibra naturale più resistente al mondo! In edilizia può essere usata per l’isolamento termico, per farne blocchi da costruzione (mischiata con la calce) e pannelli rigidi per la fabbricazione di mobili. La canapa si usa anche nel settore alimentare, nell’industria cosmetica, come biomassa e come carburante.
Da non dimenticare l’uso terapeutico.

Mai sentito parlare della fibra di latte? Si ricava dalla caseina, la principale proteina del latte, con la quale si può ottenere una fibra artificiale molto simile alla lana, morbida e impalpabile al tatto, ottima per arredi, filati e addirittura carta.

E dell’amido? Dall’amido del mais lavorato si ottiene il Mater Bi, già citato, mentre forse pochi conoscono il polimero PLA, una plastica vegetale che si ottiene dall’amido estratto dal granoturco. Può essere utilizzata per fare oggetti per la casa e pannelli per l’edilizia.

La paglia: grande punto di forza della paglia nell’edilizia è la sua straordinaria capacità di legarsi con calce, argilla, legno e paglia. Contrariamente a quanto si possa pensare la paglia non teme muffe né parassiti e compattata in balle si presta molto bene all’autocostruzione.

Le informazioni presenti in questo articolo sono tratte dallo straordinario lavoro sulla Agritettura (Agricoltura e Architettura) realizzato dall’Ordine degli Architetti di Firenze in collaborazione con l’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali.
Il loro slogan è “Nutrire il cantiere” che riprende lo slogan “Nutrire il Pianeta” di Expo 2015.

In copertina: Fotomontaggio di Armando Tondo 2018

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