Microplastiche: dai cosmetici una buona notizia, ma sui lavaggi dei tessuti e sugli pneumatici c’è molto altro da fare

Un’indagine specifica sulla microplastica contenuta nei prodotti cosmetici in vendita in Italia, è stata realizzata dall’associazione MedSharks con il supporto tecnico del CNR ISMAC Biella, Università del Salento e Università degli Studi Roma Tre.

L’inchiesta si è concentrata sul polietilene (PE) che, secondo l’Associazione europea dei produttori cosmetici Cosmetics Europe, rappresenta il 94% delle microplastiche contenute nei prodotti cosmetici. L’analisi quantitativa eseguita dal CNR ISMAC di Biella su un prodotto che elencava il polietilene come principale ingrediente dopo l’acqua, ha stimato che in un flacone da 250 ml sarebbero stati presenti 750.000 frammenti di polietilene, per un peso totale di 12 gr. Nel corso dell’indagine in questo, come in altri due prodotti, il polietilene è stato sostituito da prodotti naturali quali silica e perlite.

Gli Stati Uniti hanno proibito la produzione di cosmetici contenenti microplastiche a partire da luglio 2017. In Italia si produce oltre il 60% del make-up mondiale, una leadership di mercato che può essere mantenuta e rafforzata puntando sulla sostenibilità, sulla trasparenza, sulla qualità contribuendo, allo stesso tempo, alla salvaguardia dei mari – sostiene Ermete Realacci, Presidente della Commissione Ambiente della Camera.

Realacci ha presentato una proposta di legge per la messa al bando delle microplastiche nei cosmetici sottoscritta da un appello con molti sostenitori, personalità del mondo della ricerca scientifica, dello spettacolo, dello sport, del mondo produttivo e sollecitata anche da Marevivo e Legambiente. Il 26 ottobre 2016, la Camera ha approvato un Testo sulla cosmesi sostenibile, nato dalla proposta di legge Realacci e da un’altra presentata dal deputato Abrignani, che ha l’obiettivo di calcolare l’impatto dei cosmetici sull’ambiente, stimolare una cosmesi più green e dare ai cittadini una certificazione ecologica trasparente e garantita dalle istituzioni pubbliche. Stop ai cotton-fioc non biodegradabili e alle microplastiche nei cosmetici è quanto ha poi previsto un emendamento alla legge di Bilancio 2018, approvato dalla V Commissione alla Camera e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 27 dicembre 2017.

La buona notizia quindi c’è: l’Italia diventa il primo Paese a compiere un passo simile nei confronti di un prodotto che, per abitudini scorrette, cattiva depurazione e impossibilità di cattura da parte dei sistemi di filtrazione, popola le acque nazionali. Basti pensare che il 9% dei rifiuti trovati sulle spiagge italiane è costituito da bastoncini per la pulizia delle orecchie, arrivati lì direttamente dagli scarichi domestici.

La norma prevede a partire dal 2019 l’obbligo di commercializzare unicamente bastoncini di cotone in materiale biodegradabile e compostabile, vietando la produzione e la vendita di quelli con supporti in plastica. Lo stesso emendamento introduce un divieto simile, ma ritardato di un anno (2020), anche per le microplastiche nei cosmetici.

La norma potrà contribuire a ridurre il numero delle microplastiche provenienti dai cosmetici e dai cotton fioc, ma come si vede dai numeri, è solo una quota e neppure la più significativa delle microplastiche che inquinano i mari. Ogni ciclo di lavaggio di 6 kg di capi d’abbigliamento sintetici rilascia nell’acqua fino a 700.000 microfibre di dimensioni tra 1 e 5 mm. Molte di queste microfibre finiscono nel mare e pesci e molluschi le ingurgitano facendole entrare così nella catena alimentare. Le fibre, tra l’altro, si comportano come piccole spugne: così, passando dalle nostre case ai corsi d’acqua e infine agli oceani, assorbono e attraggono le sostanze chimiche che le circondano come oli per motori e pesticidi. Altre finiscono persino nell’acqua che beviamo e nei cibi che mangiamo, ma questo merita un discorso più ampio che riguarda sì gli scarichi, ma anche le tecnologie e i sistemi di filtrazione dei nostri depuratori e impianti di potabilizzazione.

Meglio quindi adottare comportamenti tali da ridurre l’immissione di nuove plastiche nell’ambiente (non acquistare nuovi sacchetti di plastica ma riutilizzare quelli che già abbiamo, meno bottiglie in plastica, meno  cannucce, usare i trasporti pubblici, limitare l’uso di pile e capi sintetici, giusto per fare qualche esempio. Occorre anche legiferare subito e fare le scelte politiche giuste.

Da un lato è necessario che le industrie che costruiscono lavatrici mettano filtri abbastanza sottili da catturare le fibre, allo stesso modo è necessario che anche gli impianti per il trattamento delle acque reflue introducano filtri in grado di impedire alle fibre di entrare nelle falde o nei fiumi. Un terzo passo sarebbe quello di coinvolgere i produttori di abbigliamento perché trovino soluzioni e studino tessuti tali che si riduca al minimo la perdita di fibre durante il lavaggio.

Sempre il Rapporto Inuc spiega che l’abrasione dei pneumatici non si verifica solo quando si frena o su strade particolarmente sconnesse, perché la perdita di microfibre avviene quasi a ogni rotolamento delle ruote ed è difficile trovare una soluzione a questo problema. L’attrito con le pavimentazioni stradali infatti provoca l’abrasione del battistrada degli pneumatici che, giunti a fine vita, risultano più leggeri del 10% circa. La gomma mancante è stata ridotta in polveri fini (< 30 micron) che, insieme ai gas di scarico e all’usura dei freni, concorrono alla produzione delle polveri sottili generate dal traffico veicolare.

In alcune Regioni italiane si sono sperimentati manti stradali realizzati con materiali diversi e non solo con catrame, tra cui plastiche recuperate proprio da pneumatici in disuso. Le pavimentazioni realizzate con “asfalti gommati”, come dimostrano alcune ricerche, hanno tessiture regolari che determinano un consumo di battistrada ridotto rispetto a quello che si osserva su manti stradali convenzionali, oltre ad avere vantaggi in termini di minore rumorosità. Un limite non da poco però è l’esposizione alla gomma recuperata separandola dalla tela e dal metallo dei pneumatici da parte dei lavoratori, per questo è necessario quanto prima favorire la ricerca per trovare soluzioni e alternative che siano in grado di tutelare la salute e al contempo l’ambiente. Le due materie sono strettamente legate e non è possibile pensare di tutelare l’una senza tener conto dell’altra.

E’ dunque necessario agire subito usando la tecnologia e l’innovazione per limitare significativamente le microplastiche immesse dai lavaggi o dall’abrasione degli pneumatici; oppure vietando l’impiego di certe sostanze nei prodotti come è stato deciso nel caso dei cosmetici o dei cotton fioc, cosa che comunque spinge i produttori a dover innovare e trovare alternative sostenibili.

Ricordiamoci che la plastica e’ un vero e proprio highlander, quella prodotta 50 anni fa purtroppo è ancora tra noi.08

Nel Manifesto di People For Planet  si propongono 3 leggi: la terza riguarda la limitazione delle microfibre rilasciate nei lavaggi e propone di rendere obbligatorio il montaggio, sulle lavatrici, di un filtro che trattenga le microfibre;  non è solo di buon senso, utile e discretamente facile da realizzare, è anche urgente!

Firma qui il manifesto!

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In copertina: Anche i cosmetici contengono microplastiche. Fotomontaggio di Armando Tondo.

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Fonti:

http://www.rinnovabili.it/ambiente/l-bilancio-stop-cotton-fioc-non-bio-e-microplastiche-nei-cosmetici/

http://www.epa.ie/pubs/reports/research/water/RR%20210Essentra_web.pdf (xii; 3; 32).

http://home.fredonia.edu/sites/default/files/section/earth/PDF/Baldwin_etal_TributaryStudy_ES%26T2016.pdf

http://www.ismac.cnr.it/2017/11/microplastiche-nei-cosmetici-cnr-ismac-biella-contribuisce-agli-studi-per-la-messa-al-bando

http://www.greenreport.it/news/rifiuti-e-bonifiche/microplastiche-iucn-tessuti-sintetici-pneumatici-le-principali-fonti-dellinquinamento-marino/

http://tg24.sky.it/politica/2017/12/19/manovra-microplastiche-cotton-fioc-italia.html

https://www.nature.com/articles/s41598-017-01594-7

https://www.researchgate.net/publication/278802202_Microplastic_contamination_in_an_urban_area_A_case_study_in_Greater_Paris

In US, Water Pollution Worries Highest Since 2001, Gallup, 31 marzo 2017, disponibile all’indirizzo: http://www.gallup.com/poll/207536/water-pollution-worries-highest-2001.aspx

https://www.dsfta.unisi.it/it/ricerca/aree-di-ricerca/la-ricerca-scienze-ambientali/ecotossicologia/presenza-ed-effetti

http://www.stamptoscana.it/articolo/ambiente/le-microplastiche-colpiscono-i-giganti-dei-mari-studio-delluniversita-di-siena

http://tg24.sky.it/ambiente/2017/06/07/inquinamento-mare-da-microfibre-lavatrici.html

https://www.greenme.it/informarsi/natura-a-biodiversita/20474-microplastiche-morte-pesci

https://www.legambiente.it/contenuti/comunicati/microplastiche-nei-cosmetici-faidafiltro-le-associazioni-si-approvi-subito-la-l

https://brenmicroplastics.weebly.com/project-findings.html

http://www.repubblica.it/politica/2017/11/16/news/legge_microplastiche_cosmetici_senato-181232490/?refresh_ce

https://www.avvenire.it/agora/pagine/plastica

http://ift.tt/2GbQRPI

http://www.marlisco.eu/Marlisco– Marine Litter in European Seas, Social Awareness and Co-Responsibility

http://www.marevivo.it/news/la_legge_sulle_microplastiche_nei_cosmetici_e_ferma_da_piu_di_anno_una_vergogna-875/

 

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