Cavalcare l’onda

E già su ciò ci sarebbe da riflettere, perché il nesso ha un nome chiaro e si chiama manifattura automobilistica, che ha contribuito non poco all’inquinamento. I sistemi infatti sono fatti dalla RIV SKF, leader dei cuscinetti a sfere per sistemi fossili e si tratta di un interessante esempio di simbiosi industriale e transizione d’eccellenza e tecnologia verso i sistemi per le rinnovabili.

Iswec, acronimo di Inertial Sea Wave Energy Converter è una macchina progettata dal Politecnico di Torino e dall’azienda Wave for Energy, che attraverso una serie di dispositivi “metalmeccanici” converte il moto ondoso, irregolare per definizione, in energia elettrica prodotta a livello continuativo.

Si tratta di un sistema galleggiante, una sorta d’imbarcazione senza persone ancorata al fondale marino con un ormeggio lasco, che ne permette il moto di beccheggio e l’orientamento per seguire la direzione principale del fronte dell’onda e sfruttare la sua energia nella maniera più efficiente.

Visto dall’esterno il sistema è uno scafo completamente chiuso, da cui esce il cavo elettrico che lo connette a un altro cavo poggiato sul fondale, attraverso il quale l’elettricità prodotta viene immessa in rete. Ma la vocazione meccanica del convertitore d’energia, perché di ciò si tratta, si nota analizzando il cuore del sistema: un sistema giroscopico nel quale un volano di dieci tonnellate viene messo in rotazione e scarica l’energia cinetica che si ottiene tra la sua velocità e il beccheggio provocato dalle onde su un albero al quale è connesso un motore elettrico a magneti permanenti.

Ma se la potenza meccanica in ingresso è oscillante, come del resto lo è l’onda, anche quella elettrica avrà le stesse caratteristiche che la renderebbero inutilizzabile. Per ovviare a ciò un sistema di ultra capacitors, ossia accumulatori-condensatori ad alta capacità, consente di ottenere un flusso di corrente costante che dopo la conversione in corrente alternata può essere immessa in rete.

In pratica il sistema capta l’energia meccanica irregolare delle onde, lo traduce in moto rotativo adatto alla generazione d’elettricità che viene ottimizzata in un flusso costante. Un processo simile a quello necessario a ottenere un getto costante d’acqua da un rubinetto partendo dagli schizzi d’acqua provocati dai giochi dei bambini.

E questo complicato sistema non è solo una teoria, ma esiste. Iswec, infatti, lavora dall’agosto del 2015 a Pantelleria, ha una potenza di 100 kW nominali e possiede un basso impatto sull’ambiente, visto che altro non è che un’imbarcazione ormeggiata, seppure in modo permanente.

Altra caratteristica interessante è il fatto che nessuna parte deputata alla generazione dell’elettricità entra in contatto con l’ambiente marino, che sul lungo periodo avrebbe effetti devastanti sulle parti metalliche ed elettriche. Questo dovrebbe consentire a Iswec di ridurre al minimo la manutenzione e di avere un lungo ciclo di vita, che per i sistemi di generazione elettrica da fonti rinnovabili deve essere minimo di vent’anni.

Perché se da un lato i “carburanti” delle rinnovabili, vento, sole, maree, sono a costo zero, i sistemi per captarle sono complessi e costosi e necessitano di lunghi periodi per essere ammortizzati.

Fonti:

http://www.waveforenergy.com/
http://www.politocomunica.polito.it/en/press_room/press_releases/2015/blue_energy_in_pantelleria_deployment_of_the_innovative_iswec_inertial_sea_wave_energy_converter
https://www.youtube.com/watch?v=_K9pewsguPY
https://youtu.be/YXwuRp5-8Xw
https://youtu.be/CoKz2DHXq40?t=19
https://youtu.be/-ImNuosIvbk


Immagine di Armando Tondo – Febbraio 2018

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