1 marzo 2018 Gaura Purnima

L’avatara Caitanya Mahaprabhu canta con i Suoi compagni

La parola “avatara” evoca delle immagini di esseri umani blu con la coda, come si vedono nel famoso film di fantascienza di James Cameron. In effetti, “avatara” è una parola sanscrita che descrive l’Essere Supremo, Dio, quando Egli discende sulla Terra. “Ava” significa “in basso” e “tr” significa “attraversare”. Quindi si riferisce a Dio, che attraversa il confine del regno spirituale e discende nella sfera materiale. Nel film, la coscienza e la mente degli esseri umani sono collegate alle loro controparti, gli avatara appunto, del pianeta Pandora.

Nella tradizione indù, si dice che Dio discende in forme diverse e in tempi diversi, e quelle forme sono conosciute come avatara.

Sri Caitanya, nella foresta Jarikhanda, diede l’amore per Krishna anche agli animali selvaggi

Sri Caitanya, l’avatara più recente di Krishna o Dio, nacque nel 1486 nella cittadina di Navadvip nel Bengala Occidentale. ​​Nella lingua bengalese, Navadvip significa “le nove isole”. Sri Caitanya è conosciuto come l’avatara dorato pieno di amore perché il colorito della sua pelle ricordava il colore dell’oro fuso e perché dava liberamente l’amore di Dio a chiunque volesse accettarlo. Quando dava la conoscenza spirituale non considerava la casta o il credo delle persone e accoglieva tutti per renderli partecipi del canto spirituale dei nomi di Dio.

Non si mostrava come Dio, ma come un devoto di Dio e verso i più manteneva nascosta la sua identità. Fece questo per dimostrare il sentimento e il comportamento che un devoto dovrebbe avere.

All’età di 24 anni, decise di lasciare la casa e diventare sannyasi. Caitanya quindi iniziò a viaggiare per tutta l’India danzando e cantando i santi nomi di Dio, pieno di estasi spirituale. Dopo aver viaggiato in molti dei luoghi santi dell’India, decise di stabilirsi nella città costiera di Jagannath Puri, nella parte orientale dell’India.

Uno dei suoi compiti principali era di mostrare che, indipendentemente dal nostro status o dalla nostra posizione sociale, dovremmo tutti avere l’umile attitudine di servitori, sia nei confronti degli altri che verso Dio.

Non solo diffuse questo messaggio, ma lo dimostrò nella sua stessa vita. Portava i suoi studenti al tempio e li coinvolgeva tutti nella pulizia del tempio. Prendeva personalmente una scopa e puliva per terra insieme a tutti i suoi compagni, dando l’esempio che anche se era un sannyasi rispettato e seguito da molte persone, nella casa di Dio non era nient’altro che un semplice servitore. I responsabili del tempio addirittura gli suggerirono che queste umili attività non si addicevano a una persona della sua levatura, ma egli insistette nel volerle fare.

Anche Krishna, quando era presente sulla terra circa 5000 anni fa, assunse il ruolo di insegnante del suo carissimo amico Arjuna, ma in seguito accettò di essere una semplice auriga che prendeva ordini dallo stesso Arjuna. Dio non ha un suo “viaggio egocentrico”.

Caitanya è colui che ha introdotto il famosissimo mantra di Krishna agli abitanti del Bengala occidentale, che poi si è diffuso in tutto il mondo:

Hare Krishna Hare Krishna

Krishna Krishna Hare Hare

Hare Rama Hare Rama

Rama Rama Hare Hare

Lui spiegava che poiché le menti delle persone sono estremamente disturbate e turbolente, il metodo più semplice per compiere progresso spirituale nell’era presente è il canto del mantra ‘Hare Krishna’. Disse che non esiste una regola rigida per recitare il mantra. Lo si può cantare da seduti, in piedi e anche mentre si danza. Caitanya formò vari gruppi di devoti che cantavano per le strade e suonavano i cembali e i tamburi di argilla (mridanga). Incoraggiò le persone a cantare e a ballare gioiosamente, cantando il mantra dal profondo del proprio cuore.

La vibrazione sonora dei nomi di Krishna avrebbe purificato la mente, il cuore e l’anima dalla rabbia, dall’avidità, dall’orgoglio, dall’invidia e dall’illusione.

Questo canto permette anche di collegarci con Dio e alla fine di sviluppare l’amore per Lui, e questo è lo scopo ultimo dello yoga. Non solo colui che recita i santi nomi ottiene la purificazione della mente, ma quelli che lo ascoltano avranno lo stesso beneficio. Pertanto, suggeriva di cantare privatamente e pubblicamente a beneficio di tutti.

È per questo che vediamo i seguaci di Sri Caitanya, conosciuti nel mondo occidentale come gli ‘Hare Krishna’ che cantano per le strade con tamburi e cembali mentre danzano con gioia.

Lo stato d’animo aperto di Caitanya verso persone di ogni estrazione sociale è stato portato negli Stati Uniti da Swami Prabhupada, che lo ha poi reso disponibile al pubblico occidentale.

Ha reso disponibile a tutti l’adorazione nel tempio, che in passato era strettamente riservato agli uomini nati nella famiglia dei sacerdoti indù. Questa è una delle ragioni per cui molti occidentali si sono interessati ai suoi insegnamenti.

L’unica opera scritta lasciata da Caitanya sono gli otto versi in sanscrito conosciuti come Shiksastakam (“shiksa” significa “insegnamenti” e “astakam” significa otto). Con questi otto versi, semplici ma profondi, ha voluto insegnare che benché possiamo non avere un gusto per la vita spirituale, se noi, in uno stato di umiltà e di tolleranza verso gli altri, senza volere prestigio né seguaci, cantiamo sinceramente i nomi di Dio, indipendentemente dalla nostra posizione, possiamo ottenere il più elevato amore per Dio, amore che può soddisfare tutti desideri dell’anima e portarci a raggiungere la compagnia personale di Krishna nel mondo spirituale.

Gadadhara Pandit Das

(Twitterhttp://www.twitter.com/panditdasa)

 

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