Giorno: 12 febbraio 2018

Il nettare di Prabhupada

Rukmini devi dasi con una foto di Srila Prabhupada

Montreal, 19 agosto 1968 –

Rukmini: Quando impariamo ad amare Krishna, trascendiamo la virtù? (il sattva guna)

Prabhupada: Trascendiamo? Cosa intendi?

Hansaduta: Quando impariamo ad amare Krishna, trascendiamo la virtù?

Prabhupada: Oh, sì. La virtù è molto buona in questo mondo materiale, ma è anche un condizionamento.

Se io penso:

Oh, sono un uomo molto istruito, sono un uomo molto buono,

anche questa è una schiavitù. Dobbiamo andare oltre persino il bene, arrivare a quella che è chiamata Suddha-sattva. Suddha-sattva significa pura virtù. Qui, il senso di virtù, di bontà: “Io sono molto buono”, si mischia con la qualità della passione. Mi sento orgoglioso della mia bontà; quindi, non appena c’è orgoglio, la virtù si mischia con la qualità della passione. Dunque, vedrai che i vaisnava non pensano mai di essere molto bravi. Pensano:

Oh, io sono il più basso, sono il più caduto.

Nella Caitanya-caritamrita, il Signore dice:

Se qualcuno recita il mio nome, tutte le sue attività pie vengono immediatamente distrutte.

Vedi, è questo il livello (da raggiungere). Trinad api sunicena. Essere molto umile e mite. Questo è al di sopra della virtù. Se penso di essere molto bravo, è qualcosa di materiale. Sarvopadhi-vinirmuktam (CC Madhya 19.170). Pensare di essere molto povero o pensare di essere molto ricco o pensare molto male o pensare molto bene, sono tutte caratteristiche materiali. Pensa semplicemente:

Io sono un umile servitore del Signore Supremo.

È questa la pura virtù.

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1 marzo 2018 Gaura Purnima

L’avatara Caitanya Mahaprabhu canta con i Suoi compagni

La parola “avatara” evoca delle immagini di esseri umani blu con la coda, come si vedono nel famoso film di fantascienza di James Cameron. In effetti, “avatara” è una parola sanscrita che descrive l’Essere Supremo, Dio, quando Egli discende sulla Terra. “Ava” significa “in basso” e “tr” significa “attraversare”. Quindi si riferisce a Dio, che attraversa il confine del regno spirituale e discende nella sfera materiale. Nel film, la coscienza e la mente degli esseri umani sono collegate alle loro controparti, gli avatara appunto, del pianeta Pandora.

Nella tradizione indù, si dice che Dio discende in forme diverse e in tempi diversi, e quelle forme sono conosciute come avatara.

Sri Caitanya, nella foresta Jarikhanda, diede l’amore per Krishna anche agli animali selvaggi

Sri Caitanya, l’avatara più recente di Krishna o Dio, nacque nel 1486 nella cittadina di Navadvip nel Bengala Occidentale. ​​Nella lingua bengalese, Navadvip significa “le nove isole”. Sri Caitanya è conosciuto come l’avatara dorato pieno di amore perché il colorito della sua pelle ricordava il colore dell’oro fuso e perché dava liberamente l’amore di Dio a chiunque volesse accettarlo. Quando dava la conoscenza spirituale non considerava la casta o il credo delle persone e accoglieva tutti per renderli partecipi del canto spirituale dei nomi di Dio.

Non si mostrava come Dio, ma come un devoto di Dio e verso i più manteneva nascosta la sua identità. Fece questo per dimostrare il sentimento e il comportamento che un devoto dovrebbe avere.

All’età di 24 anni, decise di lasciare la casa e diventare sannyasi. Caitanya quindi iniziò a viaggiare per tutta l’India danzando e cantando i santi nomi di Dio, pieno di estasi spirituale. Dopo aver viaggiato in molti dei luoghi santi dell’India, decise di stabilirsi nella città costiera di Jagannath Puri, nella parte orientale dell’India.

Uno dei suoi compiti principali era di mostrare che, indipendentemente dal nostro status o dalla nostra posizione sociale, dovremmo tutti avere l’umile attitudine di servitori, sia nei confronti degli altri che verso Dio.

Non solo diffuse questo messaggio, ma lo dimostrò nella sua stessa vita. Portava i suoi studenti al tempio e li coinvolgeva tutti nella pulizia del tempio. Prendeva personalmente una scopa e puliva per terra insieme a tutti i suoi compagni, dando l’esempio che anche se era un sannyasi rispettato e seguito da molte persone, nella casa di Dio non era nient’altro che un semplice servitore. I responsabili del tempio addirittura gli suggerirono che queste umili attività non si addicevano a una persona della sua levatura, ma egli insistette nel volerle fare.

Anche Krishna, quando era presente sulla terra circa 5000 anni fa, assunse il ruolo di insegnante del suo carissimo amico Arjuna, ma in seguito accettò di essere una semplice auriga che prendeva ordini dallo stesso Arjuna. Dio non ha un suo “viaggio egocentrico”.

Caitanya è colui che ha introdotto il famosissimo mantra di Krishna agli abitanti del Bengala occidentale, che poi si è diffuso in tutto il mondo:

Hare Krishna Hare Krishna

Krishna Krishna Hare Hare

Hare Rama Hare Rama

Rama Rama Hare Hare

Lui spiegava che poiché le menti delle persone sono estremamente disturbate e turbolente, il metodo più semplice per compiere progresso spirituale nell’era presente è il canto del mantra ‘Hare Krishna’. Disse che non esiste una regola rigida per recitare il mantra. Lo si può cantare da seduti, in piedi e anche mentre si danza. Caitanya formò vari gruppi di devoti che cantavano per le strade e suonavano i cembali e i tamburi di argilla (mridanga). Incoraggiò le persone a cantare e a ballare gioiosamente, cantando il mantra dal profondo del proprio cuore.

La vibrazione sonora dei nomi di Krishna avrebbe purificato la mente, il cuore e l’anima dalla rabbia, dall’avidità, dall’orgoglio, dall’invidia e dall’illusione.

Questo canto permette anche di collegarci con Dio e alla fine di sviluppare l’amore per Lui, e questo è lo scopo ultimo dello yoga. Non solo colui che recita i santi nomi ottiene la purificazione della mente, ma quelli che lo ascoltano avranno lo stesso beneficio. Pertanto, suggeriva di cantare privatamente e pubblicamente a beneficio di tutti.

È per questo che vediamo i seguaci di Sri Caitanya, conosciuti nel mondo occidentale come gli ‘Hare Krishna’ che cantano per le strade con tamburi e cembali mentre danzano con gioia.

Lo stato d’animo aperto di Caitanya verso persone di ogni estrazione sociale è stato portato negli Stati Uniti da Swami Prabhupada, che lo ha poi reso disponibile al pubblico occidentale.

Ha reso disponibile a tutti l’adorazione nel tempio, che in passato era strettamente riservato agli uomini nati nella famiglia dei sacerdoti indù. Questa è una delle ragioni per cui molti occidentali si sono interessati ai suoi insegnamenti.

L’unica opera scritta lasciata da Caitanya sono gli otto versi in sanscrito conosciuti come Shiksastakam (“shiksa” significa “insegnamenti” e “astakam” significa otto). Con questi otto versi, semplici ma profondi, ha voluto insegnare che benché possiamo non avere un gusto per la vita spirituale, se noi, in uno stato di umiltà e di tolleranza verso gli altri, senza volere prestigio né seguaci, cantiamo sinceramente i nomi di Dio, indipendentemente dalla nostra posizione, possiamo ottenere il più elevato amore per Dio, amore che può soddisfare tutti desideri dell’anima e portarci a raggiungere la compagnia personale di Krishna nel mondo spirituale.

Gadadhara Pandit Das

(Twitterhttp://www.twitter.com/panditdasa)

 

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Concentratori Solari Luminescenti

Si tratta di lastre in plastica colorata in grado di catturare la luce solare e ritrasmetterla ai bordi. Posizionando un pannello fotovoltaico sul bordo si riesce a produrre energia elettrica da fonte rinnovabile.
Intervista a Luca Longo.

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Cosa sono i pannelli fotovoltaici organici?

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Dalla follia dell’energia dal cibo alla rivoluzione del “biogas-fatto-bene”

Nei primi anni 2000 la presidenza di George W. Bush ha assecondato la folle tendenza spontanea del mercato agroindustriale americano verso il bioetanolo (alcool) da mais e cereali, resa conveniente dal prezzo del petrolio sopra i 130 $/barile. La grande richiesta di mais per produrre alcool da aggiungere alla benzina, o per sostituirla, ha causato un forte aumento del prezzo del granturco, che ha affamato i poveri del Centro e Sud America, privandoli delle tortillas e di altri prodotti essenziali nella loro tradizionale alimentazione. Ma non è stata una decisione politica a mandare fuori mercato l’alcool derivato dal mais e dai cereali in Nord America, bensì lo sviluppo del fracking (che è la fatturazione idraulica di rocce bituminose per estrarre metano e petrolio).

Anche in Italia il granturco e altri cereali sono stati sottratti al mercato agricolo per essere destinati alla produzione di elettricità da biogas: ciò è avvenuto durante la parte finale della corsa agli incentivi alle fonti rinnovabili erogati dal GSE, iniziata alla fine degli anni 2000, che aveva già creato una grave “bolla speculativa” con il dilagare degli impianti fotovoltaici su suolo agricolo.

foto dal sito https://www.gse.it/

Tuttavia la viva preoccupazione iniziale e poi la lungimiranza e l’approccio multidisciplinare del Consorzio Italiano Biogas (CIB) hanno creato le condizioni per invertire questa situazione iniziale e hanno creato un’eccellenza italiana che sicuramente riuscirà ad affermarsi sempre più come reale alternativa all’agricoltura “tradizionale” della nostra era industriale, che garantisce prezzi bassi nei paesi sviluppati, ma a costi ambientali enormi, e che distrugge le economie agricole dei paesi poveri.

foto dal sito http://ift.tt/2nTs4YM

Nel 2017 il Consorzio Italiano Biogas ha festeggiato i primi dieci anni di attività, avviata con l’indirizzo degli incentivi del GSE (Il Gestore dei Servizi Elettrici) verso il riciclo energetico di enormi quantità di liquami o scarti vegetali da smaltire, facendo decollare con grande successo la loro “digestione anerobica”, specie nelle aree padane con grandi allevamenti intensivi, e creando una originale economia circolare di grande successo.

Il biogas si produce con una prima fase di compostaggio dei residui vegetali o animali e poi con la loro fermentazione in un ambiente chiuso, in cui l’assenza di ossigeno favorisce un grande sviluppo di quei batteri che vivono bene solo senza aria e che si chiamano perciò “anaerobi”. I batteri anaerobi si sono specializzati in natura soprattutto a “digerire” i residui vegetali o animali. Questa loro digestione produce un gas composto principalmente di metano e di anidride carbonica, mentre il residuo della loro digestione, chiamato “digestato”, è un ottimo fertilizzante agricolo, che “nutre” anche il suolo agricolo, oltre a nutrire le piante, che è invece l’unica funzione svolta dai concimi “chimici”, cioè granuli prodotti dalle industrie chimiche, tramite la sintesi chimica di gas estratti dall’aria o di minerali estratti dalle miniere.

Come dicevamo, il digestato nutre invece anche il suolo agricolo, perché lo aiuta a sviluppare, nel punto di contatto tra la terra e il cielo, uno strato di materia organica scura e ricca di vita, chiamata “humus”. Lo sviluppo dell’humus consente al suolo agricolo di dare migliore ospitalità ai lombrichi e a tanti altri animali utili, e di moltiplicare i microscopici organismi viventi che contribuiscono a rendere disponibili alle piante coltivate le sostanze nutrienti, già presenti nel suolo stesso. Negli anni, poi, l’humus consente soprattutto al suolo agricolo di aumentare la sua “ritenzione idrica”, cioè la sua capacità di trattenere l’acqua piovana e di metterla a disposizione delle piante coltivate nelle settimane (e in certi casi anche nei mesi) successivi.

foto dal sito http://ift.tt/2nTs4YM

Il biogas può essere utilizzato per alimentare un generatore elettrico installato nell’impianto dove il biogas viene prodotto, o può anche essere purificato, dall’anidride carbonica e da altri componenti (ad esempio lo zolfo), negli impianti di produzione di biometano, che è un biogas purificato fino ad avere le caratteristiche necessarie per essere utilizzato per rifornire le auto a metano, o per essere immesso nella rete nazionale di distribuzione del metano di origine fossile.

Per superare il problema iniziale della competizione con la produzione agricola alimentare da parte degli impianti di produzione di elettricità da biogas o di biometano, è stata fondamentale l’instancabile attività “maieutica” del  CIB, cioè di “l’arte di far nascere” competenze, conoscenze e propensione alla sostenibilità negli agricoltori, negli investitori, nei ricercatori, nei comunicatori e negli addetti di tutta la filiera del biogas e del biometano, ma anche nei legislatori e nei decisori locali.

Già nel 2011 il CIB, con i suoi partner istituzionali e associativi, ha promosso “un progetto per il biogas fatto bene” in tre punti:

1) Il biogas è una filiera ad elevata intensità di lavoro italiano,

2) Il biogas è una “filiera riciclona ed efficiente nell’uso del suolo agricolo” e

3) Il biogas è una energia “talentuosa”, molto flessibile nell’uso finale. http://ift.tt/2o1jxlN

foto dal sito http://ift.tt/2nTs4YM

In sintesi, il “biogas-fatto-bene” è un’agricoltura di grande precisione, che utilizza ogni anno il periodo tra la trebbiatura dei cereali ai primi di giugno e la semina di nuovi cereali a fine ottobre, per ottenere i prodotti di una nuova coltura estiva, alternando negli anni, come colture estive, diverse produzioni di pregio, che hanno maggior valore nel mercato agricolo dei cereali e “rinnovano” il terreno: questo consente di poter riseminare i cereali (come secondo raccolto) sullo stesso terreno, dopo pochi mesi dalla trebbiatura della precedente coltura di cereali. Alla base di questo sistema produttivo c’è la periodica e ben dosata somministrazione, nei terreni aziendali, del digestato, sottoprodotto della “digestione” da cui deriva il biogas, un ottimo fertilizzante che, alla fine della coltivazione, le radici delle piante trebbiate lasciano, decomponendosi, nelle profondità del terreno. Questa materia organica è la vera ricchezza del terreno, perché non solo ne aumenta la fertilità e la sua naturale capacità di trattenere l’acqua delle piogge, favorendo lo sviluppo dell’humus superficiale, ma costituisce anche una grandissima quantità di carbonio “sequestrato sotto terra”, che non va a finire nell’atmosfera sotto forma di anidride carbonica e di altri gas che ne aumentano la temperatura e che causano gravi cambiamenti climatici.

C’è ancora un altro doppio vantaggio con il ciclo del biogas-fatto-bene delle due colture agricole all’anno sullo stesso terreno, invece di una coltura sola: non avere mai il terreno nudo e soggetto a erosioni, dilavamenti e sviluppo di malerbe, mentre la costante copertura vegetale estende a tutto l’anno la presenza di fotosintesi, che le piante realizzano usando le foglie (come pannelli fotovoltaici, o meglio fotochimici!) per scindere in carbonio e ossigeno l’anidride carbonica dell’aria, utilizzando l’energia catturata dalla luce solare. Il carbonio serve a far crescere le piante, mentre l’ossigeno viene restituito all’aria, rendendola più piacevole e “frizzante”, come siamo abituati a respirarla in un bosco o in prato…

Certo serve acqua per l’irrigazione e molte attrezzature agricole d’avanguardia, per il biogas-fatto-bene, ma è un investimento che si ripaga bene con il valore aggiunto della coltura estiva di pregio, nel mercato agricolo… anche se il biometano ha ancora bisogno di incentivi, per essere competitivo con i prezzi attuali del gas naturale da fonte fossile.

Nel sito del Senato è disponibile il documento “Il ruolo del biometano nella decarbonizzazione del paese”, che sintetizza perfettamente la strategia del biogas-fatto-bene e i suoi primi risultati e che è stato depositato per l’audizione al Senato del 22 marzo 2017 del Consorzio Italiano Biogas.

La slide di apertura conferma che l’utilizzo di rifiuti e fanghi è stato nettamente prevalente in Italia tra il 2007 e il 2010, per la produzione del metano contenuto nel biogas ed è aumentato molto poco dal 2012 al 2015, mentre l’utilizzo di prodotti agricoli, minimale prima degli incentivi GSE, ha pareggiato l’utilizzo di rifiuti e fanghi nel 2011 e nel 2015 è servito a produrre l’80% del metano da biogas in Italia.

 

immagine dal sito https://www.senato.it

La seconda slide chiarisce che in realtà, grazie al successo delle iniziative del CIB, tra il 2010 e il 2015 è molto diminuito, nella produzione di biometano, l’utilizzo del mais e dei cereali (il cosiddetto “primo raccolto”), sostituito nel 2015 per poco meno della metà da sottoprodotti agricoli e da colture di secondo raccolto (cioè una seconda produzione fatta nello stesso anno, sullo stesso terreno). In più, le previsioni del CIB per il 2030 per il “biogas fatto bene” sono di aumentare di quasi quattro volte la produzione di biometano realizzata nel 2015, utilizzando solo per un terzo mais e cereali di primo raccolto, per un terzo colture di secondo raccolto e per un terzo sottoprodotti agricoli.

 

 

 

 

 

 

immagini dal sito https://www.senato.it

Gianbattista Zorzoli, anziano padre nobile delle Rinnovabili italiane e presidente onorario del Coordinamento FREE (Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica), in un articolo del 4 marzo 2017 su Staffettaonline (riservato agli abbonati, ne riportiamo infra uno stralcio), critica aspramente l’importazione in Europa di pellet di legno dal Nord America e di olio di palma dal Sudest dell’Asia ed elogia le “biofabbriche” italiane, perché hanno sviluppato in proprio tecnologie di altissimo livello per produrre “biopolimeri, fitofarmaci, coloranti, biocaburanti, biolubrificanti”, utilizzando come materie prime “biomasse provenienti da filiere specifiche” e “rifiuti”, ed elogia altrettanto il biogas-fatto-bene:

Le biomasse non sono tutte uguali – Biogas e biomateriali per sfruttarne le potenzialità

… Considerazioni analoghe valgono per i digestori anaerobici, quando la loro produzione di biogas è parte integrante di un ciclo agricolo in cui, dopo il raccolto per il mercato, si effettua una seconda coltura, destinata appunto, insieme a residui vari, a generare biogas, mentre l’altro prodotto della digestione anaerobica (il digestato) sostituisce in larga parte i concimi chimici, arricchendo il terreno di carbonio (soil carbon sequestration). Questo modello virtuoso sotto il profilo sia economico che ambientale (denominato “biogasfattobene”), adottato da un numero ormai consistente di produttori agricoli e zootecnici italiani, è attualmente oggetto di studio da parte di un gruppo di lavoro, costituito da docenti della Penn State University, della Michigan State University, dell’Imperial College di Londra e dell’Istituto de Ingenierìa Rural di Buenos Aires, interessati all’applicazione in altri paesi di questa innovazione italiana. …”

 

Fonti:

https://www.consorziobiogas.it/
https://www.consorziobiogas.it/wp-content/uploads/2016/12/Filiera-biogas-biometano-2020-il-Biogas-fatto-bene-2011.pdf
https://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg17/attachments/documento_evento_procedura_commissione/files/000/004/611/2017-01-17_-_Consorzio_italiano_biogas.pdf
http://www.staffettaonline.com/articolo.aspx/articolo.aspx?ID=271118

 

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Il 14 e il 15 febbraio a Roma Biogas Italy, il summit del biogas e del biometano

Due giorni durante i quali interverranno i massimi esperti nazionali e internazionali del settore per fare il punto su Energia, Agricoltura e Sostenibilità ambientale.
Il motto di quest’anno è: “Una rivoluzione agricola per fermare il cambiamento climatico”.
L’evento è organizzato dal Consorzio Italiano Biogas, partner storico del Festival EcoFuturo.
Il Presidente del CIB Piero Gattoni, presentando l’evento ha dichiarato: “Per il biometano urge un quadro normativo definito per liberare le potenzialità di una risorsa energetica rinnovabile, eccellenza italiana esportabile nel mondo, e per raggiungere gli obiettivi 2020 di abbattimento delle emissioni”.
Qui tutte le informazioni su Biogas Italy 2018 http://www.biogasitaly.com/

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Il Bardo Thodol – Libro tibetano dei morti

Altrogiornale.org
Il Bardo Thodol – Libro tibetano dei morti.

Una lettura fondamentale per conoscere il buddhismo tibetano. Il Bardo Thodol (Libro tibetano dei morti).

Quando il viaggio della mia vita é giunto alla fine
e, poiché i parenti non possono seguirmi da questo mondo,
solo vago nello stato di bardo,
possano i buddha pacifici e infuriati intervenire con il potere della loro compassione

Il Bardo Thodol – Libro tibetano dei morti
prixi.

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Cura della pelle: funzionano i cosmetici o è meglio la meditazione?

Secondo un articolo pubblicato dal sito The Outline: “Avere una pelle perfetta è un obiettivo irraggiungibile perché la pelle perfetta non esiste. L’idea che dovremmo averla e volerla è una perdita di tempo e denaro.”
L’articolo, ripreso in Italia dal Post, sostiene che “nonostante quello che dicono le pubblicità delle aziende produttrici di cosmetici, non ci sono prove scientifiche degli effetti dei prodotti per la cura della pelle”.
E continua: “Gli unici ingredienti che secondo alcuni studi – nessuno definitivo – hanno dimostrato di avere un qualche effetto sono le sostanze esfolianti e i retinoidi. Le prime sono chiamate così perché stimolano il ricambio delle cellule della pelle, rimuovendo quelle morte; per chi ne sa qualcosa di chimica, appartengono alle famiglie degli alfaidrossiacidi e dei betaidrossiacidi. Le molecole dei retinoidi invece fanno parte della famiglia della vitamina A: hanno la capacità di penetrare sotto gli strati più superficiali della pelle (cosa che invece molti altri ingredienti delle creme anti-rughe non possono fare) e lì stimolano i fibroblasti, le cellule che producono collagene ed elastina e così rendono la pelle elastica.”

E la meditazione?
La meditazione, allontanando lo stress, farebbe bene anche alla cura della pelle: gli esercizi di respirazione migliorano l’ossigenazione del corpo, le cellule espellono meglio le tossine e la pelle risulta più tonica e luminosa.
Inoltre, come ormai è noto, la meditazione aiuta a migliorare la capacità di concentrazione, riduce gli sbalzi d’umore, aiuta a gestire meglio le emozioni e rafforza il sistema immunitario.

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E se comprassi l’auto con un gruppo di acquisto?

Si chiama GAI, Gruppo di Acquisto Ibrido, è nato nel 2012 e fino ad oggi ha organizzato 36 sottogruppi di auto ibride e plug-in, cioè auto ibride con l’attacco per la ricarica esterna della batteria, 8 di auto elettriche, 2 di auto a GPL, per un totale di 1.167 auto distribuite.
Chi entra nel GAI può usufruire di sconti molto vantaggiosi: fino al 30% sul prezzo di listino delle auto chiavi in mano e fino al 50% sugli pneumatici. Inoltre il GAI offre assistenza passo passo nell’acquisto dell’auto, nella fatturazione, nel ritiro dell’usato. Periodicamente i partecipanti si incontrano, un’ottima occasione per socializzare e conoscere persone nuove, un vantaggio non da poco.

Come funziona il GAI?
Ci si iscrive gratuitamente, si sceglie a quale gruppo di acquisto auto si vuole partecipare e si ricevono tutte le informazioni necessarie. Solo alla fine si decide se acquistare l’auto.

Ad Alcatraz abbiamo intervistato Luca Dal Sillaro e Gianlfredo Furini, fondatori del GAI, in occasione della GAI Economy Run 2017. Video di Mattia Mariuccini.

Per entrare in contatto con il GAI compila il form a questo link

Cos’è un’auto ibrida e come funziona? Interviste ad alcuni possessori di auto ibride intervenuti alla Economy Run svoltasi alla Libera Università di Alcatraz l’8 ottobre 2017.
Video di Mattia Mariuccini.

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