Giorno: 11 febbraio 2018

La canzone italiana più che di giovani ha bisogno di logopedisti, e lo ha confermato persino Sanremo

Bravi tutti, per dirla con Baglioni, che ha chiuso il Festival con quell’espressione un po’ così che chiunque almeno una volta nella vita ha usato al termine di uno 0-4 a calcetto, o dopo una giornata passata a mangiare gnocco fritto sui colli emiliani.

Tutto sommato le aspettative non sono state deluse, c’è stato spazio per giovani, miti viventi, miti che non ci sono più ma che hanno lasciato abbastanza inediti in giro da illuminare chi mito probabilmente non lo diventerà mai, eccetera.

C’erano tutti, meno che i logopedisti. Uno spettro si aggira per l’Italia: lo spettro della chiarezza di pronuncia. Tutte le potenze della nuova Italia si sono coalizzate in una sacra caccia alle streghe contro questo spettro: musica indie e musica trap, cantautori tristi e parolieri ironici, interpreti dolenti d’amore come la Duse e rapper. Oggi l’ascolto di una canzone è operazione analogica, al pari della traduzione, o tutt’al più intuitiva.

Già, perché da un po’ di anni a questa parte sembra che per cantare sia necessario essere portatori sani – ma il sospetto è che dietro si celi una buona dose artificiale – di strascichi, parole mozzate, borbottii e dislalie non meglio identificate. Un caleidoscopico campionario di difetti di pronuncia che se da un lato aiutano l’artista a farsi riconoscere, dall’altro stanno rendendo la canzone italiana pericolosamente simile al mugugno di un adolescente che mastica la cicca con l’apparecchio ai denti.

Intendiamoci, il problema maggiore rimane l’uso scellerato che si continua a fare delle parole tronche e delle rime baciate, solitamente abbinate a vocali aperte come i sorrisi delle spose o a dittonghi esasperati à la Facchinetti.

Tuttavia questo recente imperialismo del difetto di pronuncia non può non farci rimpiangere la pulizia adamitica della pronuncia di De André, il tono vagamente negligé di Ciampi, cristallino anche a filo di voce, l’esattezza di Dalla, sapido in ogni sillaba o pausa.

Facile argomentare citando giganti che sembravano cantare semplicemente in risposta a coercitive esattezze fisiologiche, certo, però stando a Herzog anche i nani hanno cominciato da piccoli, forse, senza cicca in bocca.  Ad ogni modo, bravi tutti.

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Dall’Olanda Lina, l’automobile biodegradabile fatta di lino e zucchero

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Un gruppo di giovani ricercatori dell’università di Eindhoven ha prodotto un veicolo a partire da materiali bio.
L’abbiamo già detto altre volte e continuiamo a dirlo: in Olanda, quando si parla di mobilità sostenibile, non si scherza, anzi. La città di Eindhoven è un vero e proprio centro internazionale per quanto riguarda lo sviluppo di

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