Acqua

“Oggi invochiamo la pioggia, preziosa ristoratrice della terra e dell’aria, preziosa alleata del nostro lavoro e della nostra prosperità”, a questa invocazione migliaia di fedeli sparsi nelle principali città d’Italia hanno risposto: “Ascoltaci o Signore”.
Questa preghiera, chiamata in latino “Ad pluviam petendam”, ha fatto pensare che qualche cosa stia cambiando nella liturgia cattolica. Per secoli le invocazioni della pioggia sono state viste come un fenomeno pericoloso, lontano dalla fede e dal rituale cristiano. Solo nei film si vedeva qualche volta lo “stregone” che faceva la danza della pioggia. Nell’Italia del Sud, in particolare nella provincia di Benevento, l’inquisizione però non è riuscita a sradicare completamente la tradizione di invocare “religiosamente” i fenomeni naturali. Con il passare degli anni il cristianesimo e le antiche usanze pagane si sono amalgamati e così, ogni sette anni a Guardia Sanframondo nel Beneventano, si perpetua la tradizione che vede cinquecento flagellanti percorrere le strade pregando e invocando la pioggia con un rito violento e disperato.
Negli Stati Uniti, dove la siccità ha raggiunto livelli tragici (il problema coinvolge ormai da diversi anni tutti gli stati occidentali), alcuni contadini dell’Ohio hanno pagato duemila dollari a un capo Sioux perché eseguisse la danza della pioggia e pare che abbia funzionato; i danni evitati ammontano a diversi miliardi.
La questione è la seguente: per fare piovere chi bisogna pregare? il Cielo, gli dei, il Dio supremo o qualche altra divinità che apprezza solo danze e rituali particolari? Il fatto che i cattolici, dopo anni di “benessere idrico”, comincino a pregare incalzati dalla siccità, ha generato diverse interpretazioni. C’è chi dice che stanno sbagliando, perché basta pregare Dio e poi Lui che è onnisciente provvede alle nostre necessità. Altri invece sostengono che l’errore sia stato fatto in passato quando, per paura di essere troppo simili ai pagani, si è permesso che alcuni “illuminati” censori inaridissero il dialogo con la divinità nella liturgia cristiana bollando come eretiche tutte le preghiere in cui si riconosce a Dio e ai suoi rappresentanti un intervento diretto sulla natura.
I Veda ci spiegano molto di Dio, ci rivelano le Sue attività e uno dei Suoi nomi più cari, Krsna, l’infinitamente Affascinante; il Libro di Krsna spiega che quando Lui era presente migliaia di anni fa sulla Terra, Indra il deva (parola sanscrita che corrisponde a essere celeste, angelo) responsabile della pioggia mandò enormi nuvole sugli abitanti di Vrndavana, il villaggio dov’era apparso proprio Krsna. Spaventati dalla pioggia torrenziale i poveri abitanti si rivolsero a Lui con questa preghiera: “Caro Krsna, Tu che sei onnipotente e pieno di affetto verso i Tuoi devoti, per favore proteggici in questo momento. Abbiamo sofferto già tanto per le persecuzioni del furioso Indra!”
Krsna sapeva che Indra privato dell’onore (gli abitanti del villaggio si erano rifiutati di rivolgere a Lui le loro preghiere) aveva reagito opprimendo Vrndavana con una pioggia mista a grandine e a venti scatenati, tutte intemperie perfettamente fuori stagione. La risposta di Krsna fu: “Questo deva che si considera supremo, ha fatto sfoggio del suo grande potere, ma la Mia risposta sarà degna della Mia posizione; gli insegnerò che Io sono il Signore di tutto ciò che esiste e che non è lui a dettare legge nell’universo.”
Così pensando Krsna sollevò subito la collina Govardhana, come un bambino coglie un fungo, rivelando così uno dei Suoi divertimenti più celebri.
Rassicurati dalla Sua potenza divina, gli abitanti di Vrndavana avanzarono sotto la grande collina ormai al sicuro insieme ai loro beni e alle loro bestie.
Gli abitanti di Vrndavana sapevano bene che bisogna pregare Colui che è al di sopra degli esseri celesti e dei demoni sia quando la pioggia scarseggia, sia quando, per eccesso può rappresentare un grande pericolo.
Tutte le religioni insegnano che dobbiamo rivolgerci a Dio, però la fede debole di molti fedeli ha fatto nascere un culto intermediario a santi, deva e esseri celesti, pensando che Dio non sia in grado di soddisfare tutte le nostre necessità. La Bhagavadgita ci insegna che Dio è nel cuore di ogni essere ed è il nostro migliore amico.
Rivolgersi a Lui è più facile di quanto non sembri.

Renzo Samaritani (Ramananda Das)

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