l’Opinione: Hare Krishna e sesso

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Permettetemi di dare un contributo alla discussione. Per comprendere in che modo la filosofia Gaudiya Vaisnava considera il sesso, è più consigliabile leggere i testi filosofi autorevoli che i commenti sociologici di persone che sono estranee alla teoria e alla pratica di ciò che vogliono commentare.

L’informazione che “gli Hare Krishna fanno sesso solo per avere figli” è un pò semplicistica e può trarre in inganno il lettore facendogli credere di aver trovato un altro gruppo di fanatici religiosi puritani, che stabiliscono delle regole rigide per poi diventare repressi e frustrati. In effetti a chi osserva dall’esterno (e spesso anche dall’interno) le regole morali stabilite dal fondatore dell’ISKCON (International Society for Krishna Consciousness) l’idea originaria può apparire velata da sovrapposizioni culturali caratteristiche della società e della storia occidentale. Perfino in India, dove la cultura vedica ha subito la sovrapposizione musulmana e cristiana (con gli inglesi soprattutto) c’è parecchia confusione. Per chiarire tale confusione, faremo delle considerazioni storiche, psicologiche e filosofiche.

A. Considerazioni storiche

Il fondatore del Movimento per la Coscienza di Krishna, Srila Prabhupada, si recò negli Stati Uniti d’America nel 1965 su ordine del suo maestro spirituale per diffondere la coscienza di Krishna. Srila Prabhupada, in età già decisamente avanzata, proveniva da una cultura di “gentiluomini” bengali e apparteneva alla successione disciplica di Srila Bhaktivinode Thakur, che nel secolo scorso lottò strenuamente per riportare alla decenza le pratiche di alcuni falsi vaishnava (detti prakrita sahajya, cioè materialisti che prendono la vita spirituale alla leggera) che con la scusa di “rivivere” i divertimenti di Krishna con le Sue amiche pastorelle, si inguattavano nei boschetti con fanciulle credulone e ne approfittavano spudoratamente in nome della religione.

Ovviamente tali pratiche costituivano un’offesa lampante contro i principi della spiritualità vaishnava e soprattutto krishnaita, che predica la forma più alta di amore per Dio, detto “amore coniugale”, in cui il devoto sperimenta l’unione mistica con il Signore dopo aver trasceso il piano dei sensi materiali.

Giunto negli USA in piena rivoluzione hippie, Srila Prabhupada si trovò ad affrontare una situazione morale confusa, in cui il “libero amore” costituiva per lo più una forma di protesta contro i valori morali puritani e ipocriti della generazione precedente, e le comuni e i festival pop erano delle ammucchiate di gente sfaccendata che rollava joint e cantava, e più si era “liberi” meglio era.

è ovvio che tale corsa sfrenata alla libertà portava talvolta ad eccessi paragonabili a quelli dei prakrita sahajya, e Srila Prabhupada era preoccupato che i suoi seguaci fornissero un cattivo esempio per la popolazione in generale. Per i primi tempi, Prabhupada non mise alcuna regola a chi partecipava al suo movimento spirituale, ma quando alcuni ragazzi, entusiasti della coscienza di Krishna, si trasferirono nel suo piccolo appartamento, Prabhupada decise di chiarire i fondamenti della vita civile e mise un bel cartello sulla porta, elencando i famosi 4 principi regolatori che divennero poi uno dei requisiti fondamentali per entrare a far parte integrante del movimento attraverso l’iniziazione spirituale.

1. Non consumare cibi non vegetariani (cioè non mangiare carne, pesce o uova)

2. Non consumare sostanze intossicanti (cioè droghe di vario genere, alcolici, sigarette, caffè e altre sostanze stupefacenti o nervine)

3. Non avere rapporti sessuali illeciti

4. Non giocare d’azzardo e non fare speculazioni

Come si può capire facilmente, si tratta di regole fondamentali di vita civile secondo i dettami vedici.

B. Considerazioni psicologiche

Il significato esatto della frase “non avere rapporti sessuali illeciti” è stato interpretato in modo diverso a seconda delle diverse mentalità delle persone.

Fondamentalmente, lo scopo biologico del sesso è quello di perpetuare la specie.

In tal senso, il rapporto sessuale lecito per eccellenza è quello in cui si desidera produrre dei figli in un ambiente di crescita materiale e spirituale più elevato possibile, per il bene degli individui interessati e della società in generale.

Questo scopo nobile non solo giustifica, ma esalta il rapporto sessuale al punto tale che nella Bhagavad gita Krishna afferma “Io sono il rapporto sessuale che non infrange i principi della religione” *(vedere più avanti nelle Considerazioni filosofiche)

Considerando però il substrato culturale occidentale medio, cioè giudaico/cristiano (e soprattutto cattolico) vengono alla superficie mentale orizzonti confusi di “andate e moltiplicatevi”, in cui la qualità dei figli prodotti non ha nessuna importanza e il controllo dei sensi diventa semplice astinenza forzata o “penitenza” (che porta spesso a risultati tragici).

In realtà la psicologia vedica si basa su altri punti di riferimento. Non dimentichiamo che il Kamasutra è stato scritto in India come parte della cultura vedica. I Veda stabiliscono quattro scopi principali nel progresso di una persona: dharma (religiosità, responsabilità personale e sociale), artha (sviluppo economico), kama (piacere) e moksha (liberazione, cioè trascendenza).

Nel Kamasutra originale si spiega in che cosa consiste il Kama (piacere), senza falsi pudori e senza morbosità. Si raccomanda di non dare fastidio alle donne che non sono interessate alle nostre avances, e una consistente parte del testo è dedicata all’aspetto psicologico ed emotivo delle relazioni sessuali.

Un’altra dimostrazione pratica di come la cultura e la filosofia vedica siano fondamentalmente diverse da quelle occidentali, è la tradizione vedica di ornare i templi con sculture e bassorilievi che non esiteremmo a definire “erotici”. Chi pretende di spiegare la moralità e il modo di pensare vedico attraverso parametri non vedici (sociali, culturali ecc.) rischia di commettere gravi errori e di tramandarli ad altri sotto forma di “trattati sulla cultura indiana” oppure “trattati sociologici su Gli Hare Krishna e il sesso”.

C. Considerazioni filosofiche

Per comprendere profondamente la visione vedica e vaishnava sui rapporti tra persone che si dedicano alla vita spirituale, dobbiamo partire dal primo passo nella realizzazione del sè. Per ulteriori approfondimenti filosofici al riguardo, consigliamo di leggere la Bhagavad Gita, il testo fondamentale (più essenziale, breve e facile da comprendere) della filosofia vaishnava, riconosciuto e venerato da tutti gli induisti e da una schiera di pensatori di ogni epoca e tendenza filosofica e religiosa.

1. Il primo passo nella presa di coscienza spirituale consiste nel capire che cos’è lo spirito.

Molta gente pensa di essere un corpo e di avere un’anima, ma si tratta di un ragionamento capovolto. In realtà noi siamo anime e abbiamo un corpo. Questo fatto fondamentale è dimostato dall’osservazione del cambiamento costante di corpo, che però non porta con sè la distruzione della personalità. Noi, come persone, rimaniamo sempre gli stessi, con un senso di continuità e identità costante (anche se in evoluzione) pur passando da un corpo di bambino a un corpo di adolescente, a un corpo di adulto e infine a un corpo di vecchio. Nello stesso modo, al momento della morte il sè (l’anima) lascia l’involucro ormai inutilizzabile e si dirige verso l’ambiente più adatto per cominciare a ricostruire un nuovo corpo (l’utero di una madre).

2. La vita spirituale deve dunque portarci a realizzare sempre più chiaramente la nostra identità spirituale. L’identificazione con il corpo è una specie di malattia mentale che dobbiamo cercare di guarire con la conoscenza applicata.

Tale identificazione materiale ci porta a cercare la soddisfazione permanente e perfetta sul piano materiale (cosa impossibile per natura, perchè tutto ciò che è materiale è imperfetto, temporaneo e in continua trasformazione), a discriminare gli altri sulla base del corpo materiale (e quindi generalmente sull’entità dello sfruttamento che possiamo esercitare su di loro per gratificare i nostri sensi o comunque ottenere dei benefici materiali), a lottare l’uno contro l’altro per stabilire la nostra supremazia.

Più una persona si identifica con il corpo, più diventa razzista, sessista, classista, ecc., più vede gli altri come corpi e quindi li classifica a seconda del tipo di professione, famiglia, posizione economica e sociale, forma fisica e via dicendo. In questo modo si ignorano e si calpestano le vere esigenze della persona, che sono basate sulle relazioni affettive PERSONALI, in cui il corpo è semplicemente un veicolo di espressione.

3. I rapporti sessuali CHE NON INFRANGONO I PRINCIPI DELLA RELIGIONE sono essenzialmente quelli che non provocano sofferenza e sfruttamento per nessuno: nè per la donna nè per l’uomo, nè per gli eventuali figli non desiderati (la cui vita è spesso miserabile sia che nascano nel matrimonio che fuori dal matrimonio).

Ognuno dovrebbe meditare su questi principi e regolarsi di conseguenza.

I quattro principi della religione secondo i veda sono:

MISERICORDIA O COMPASSIONE PER LE SOFFERENZE ALTRUI

VERIDICITà O ONESTà

PULIZIA FISICA E MENTALE

DISCIPLINA O CAPACITà DI SEGUIRE DELLE REGOLE DI VITA

4. Indulgere in rapporti sessuali fini a se stessi ha l’effetto di rafforzare sempre più l’identificazione con il corpo materiale, come chiunque può capire facilmente.

Questo è precisamente il contrario dello scopo della vita spirituale, perciò chi si dedica alla vita spirituale deve tener d’occhio questo fronte.

Per concludere, un’altra precisazione culturale. Nella cultura occidentale (tendenzialmente cristiana) c’è la tendenza a distinguere nettamente tra santi e peccatori, religiosi e laici, suore e prostitute. Questo non avviene nella cultura vedica, dove il PECCATO non è il piacere dei sensi, ma l’ignoranza e la mancanza di consapevolezza.

Leggendo dunque il Mahabharata e i Purana si incontrano episodi apparentemente strani, in cui i più grandi devoti di Krishna, persone considerate esempi di virtù, fanno cose inspiegabili per una mentalità puritana. I Pandava, per esempio, cugini e amici intimi di Krishna stesso, erano cinque fratelli, tutti nati da padri diversi (tranne i due gemelli Nakula e Sahadeva). Sposarono tutti insieme Draupadi (che aveva dunque cinque mariti legittimi, tutti fratelli), e a loro volta avevano contemporaneamente altre mogli. Arjuna, il più importante dei Pandava, al quale Krishna spiegò personalmente la scienza della Bhagavad gita, aveva sposato tra l’altro anche la sorella di Krishna.

Il Mahabharata e i Purana sono pieni di storie di gente che si innamora, si sposa e vive più o meno felice insieme, fa figli nelle situazioni più diverse (e le conseguenze sono illustrate vividamente) e affronta le varie vicissitudini della vita, della morte e della rinascita.

Consigliamo vivamente a tutti coloro che vogliono capire meglio la sessualità nella tradizione Vaishnava e vedica di leggere questi libri, e non fare troppo affidamento sulle monografie sociologiche scritte da “cacciatori di sette”.

Hekaterina Visoko Radha

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