Comunicare

Comunicare è una delle necessità essenziali dell’uomo contemporaneo. I massmedia, radio, giornali e televisione, rendono la nostra epoca diversa da quelle che l’hanno preceduta. Per migliaia di anni, miliardi di uomini e donne sono nati, hanno vissuto e sono morti ignorando quanto avveniva nel mondo. Alcuni addirittura non sapevano neanche che cosa fosse il “mondo” e come fosse fatto.
I laghi, i fiumi, i mari e le montagne erano guardiani invalicabili, che proteggevano e limitavano la vita di ognuno. Negli ultimi due secoli qualcosa è cambiato, il rapporto dell’uomo con lo spazio e il tempo è cambiato; nell’ottocento è iniziato il fenomeno della stampa periodica e nell’ultima metà di questo secolo è iniziata l’invasione radiotelevisiva. In occidente gli abitanti del tanto decantato Primo Mondo vivono ormai immersi in un mare di notizie provenienti con flusso costante da ogni parte del pianeta. A prima vista tutto sembra conosciuto, reale e a portata di mano come se fosse sempre stato così.
La comunicazione totale all’interno della quale viviamo noi oggi è una bella medaglia il cui rovescio non è altrettanto utile e positivo. Una partita di calcio, un terremoto o un crimine finiscono per influenzare e condizionare, oltre agli interessati, tutti coloro con i quali vengono in contatto con i mezzi di comunicazione.
Questi mezzi purtroppo sono spesso usati per scopi demagogici e commerciali e stanno creando una fratellanza e una solidarietà irreali e quasi inesistenti, ma questo fa parte del gioco illusorio, voluto e guidato, o se preferite “teleguidato”.
Sappiamo di più del Presidente americano e del Capo sovietico che non dei nostri vicini di casa con i quali “realmente” trascorriamo i giorni e gli anni della vita.
Non è mia intenzione fare una crociata antimassmedia, vorrei solo fare alcune riflessioni con l’intento di migliorare, appunto, la “comunicazione”.
Nel 1944 Srila Prabhupada iniziò da solo, in India, la pubblicazione della rivista RITORNO A KRISHNA, proprio perché aveva una grande fiducia nella stampa e nell’uso positivo e pacifico dei mezzi di comunicazione. Oggi nella mente di molti c’è il desiderio di sentire il mondo vicino, ed ecco spuntare i telegiornali che immancabilmente all’ora di cena aggrediscono le famiglie riunite a tavola dopo una giornata di lavoro. I poveri cittadini ingoiano insieme al cibo, spesso sbagliato e inquinato, una grande quantità di notizie, immagini e commenti flash sulle vicissitudini dell’intero pianeta.
La famiglia italiana, dicono le statistiche, sta davanti al televisore per molte ore al giorno.
Come devoto di Krsna o aspirante tale penso che ognuno debba decidere liberamente come passare la propria esistenza umana; chiedo magari che mi sia concessa la stranezza di non guardare la televisione per tre ore al giorno e la normalità di pregare Krishna un’ora al giorno.
Lo spazio e il tempo sono beni preziosi ormai quantificati economicamente. Lo spazio si vende a metri quadrati. E il tempo? Il “nostro” tempo è prezioso per noi, ma pare anche per altri, che però non sono disposti a pagarcelo un tanto all’ora. Mi spiego meglio.
Ci sono alcune persone che vengono pagate più che bene per occupare il nostro tempo, per farcelo “spendere” in modo più produttivo.
Produttivo per chi? Per chi ha qualcosa da proporre, da vendere, da far circolare. Tutto è programmata per catturare l’audience (cioè noi); lavoriamo, guadagniamo e quindi dobbiamo spendere, dobbiamo consumare. Le notizie che vengono dal mondo sono sempre
più brutte, mentre se la signora Maria ieri notte ha dormito proprio bene, dal telegiornale non lo verremo mai a sapere (che fa anche rima). Gli specialisti della comunicazione dicono che “non fa notizia”, mentre il male, quello sì che attrae e non fa cambiare canale. In poche parole la realtà (quella che passa attraverso il video) è brutta, la pubblicità invece è bella. Sembra un gioco costruito apposta. Ti deludo con le notizie e poi ti tiro su con la pubblicità. Allora sì che la signora Maria conta, conta perché deve spendere tutti i soldi, proprio tutti quelli che il marito ha guadagnato.
Per ovviare all’inconveniente della fuga al momento del break pubblicitario, la rete televisiva americana NBC inventò i “trenta secondi di buio”. In questo intervallo di mezzo minuto lo schermo rimaneva nero e in quel lasso di tempo i telespettatori erano invitati a prendersi un panino, qualcosa da bere, ad andare in bagno o a fare la telefonata velocissima e irrinunciabile che, senza la gentilezza dello “schermo nero”, avrebbe turbato l’attenzione di chi guardava la TV.
Quando proponiamo alla gente la vita spirituale molti rispondono che non hanno tempo, si dice anche che non c’è più tempo per cucinare, che bisogna farlo in fretta.
Ma allora, le oltre tre ore al giorno che ognuno di noi passa davanti al televisore, che cosa sono se non “tempo”? Perché troviamo così tanto tempo per guardare la vita “finta e recitata” di altri e non lo abbiamo da dedicare alla nostra vita che è molto più reale e concreta di quelle teletrasmesse?

Renzo Samaritani (Ramananda Das)

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