Sceneggiatura del Film IL PARTIGIANO JONNY – *UNA QUESTIONE PRIVATA* (Film biografico su BEPPE FENOGLIO)



<*°*> G I N E S T R E  I N  F I O R E <*°*>

*B E L L A  C I A O*: http://www.youtube.com/watch?v=hgzunxz8hs8

FRAMMENTI DEL FILM *IL PARTIGIANO JOHNNY*, dal libro di Beppe Fenoglio:

)§( Von Thronstahl – The Partisan (Il Partigiano Johnny tribute): http://www.youtube.com/watch?v=i1blNyHVj78&feature=related

)§( Il partigiano Johnny – I ventitrè giorni della città di Alba: http://www.youtube.com/watch?v=fv2kthsMoIU&feature=related

)§( Il partigiano Johnny: http://www.youtube.com/watch?v=uf21vqbuMv0&feature=related

SCENEGGIATURA del film IL PARTIGIANO JOHNNY=



IL PARTIGIANO JOHNNY


di Guido Chiesa e Antonio Leotti

Tratta dal romanzo di Beppe Fenoglio

settembre 1999 quinta stesura

tutti i diritti riservati Fandango








1








1 – MONTAGGIO – CASA IN COLLINA/ALBA AMBIENTI VARI








Un crescendo di musica per archi e percussioni.

A Mattino

. Una tenda trasparente ondeggia in primo piano.








Attraverso gli spazi angusti di una persiana, i profondi occhi di

Johnny intravedono il declivio di una collina attraversata da un

boschetto dai colori autunnali. Lontano, a valle, il profilo di

una cittadina costeggiata da un fiume.








B

Facce giovani, stanche, disfatte. Nell’ampio cortile sterrato








del

Civico Convitto una ventina di giovani, alcuni con la divisa








del Regio Esercito, altri in improbabili abiti civili. Rassegnati,

in silenzio, bivaccanti nella polvere. Tra loro,

un giovane sui








vent’anni (RIVELLA),

con occhiali da vista e abiti borghesi, lo








sguardo attento e vigile.








C

Una mensola ben fornita: crema da barba, pennello, spazzolino,








brillantina. Davanti allo specchio, un giovane poco più che

ventenne (

JOHNNY), precocemente invecchiato, alto, magro, occhi








penetranti, magnetici. Con gesti metodici, si passa della

brillantina tra i capelli scuri. Poi, lentamente, li pettina.

Controlla e ricontrolla la piega. Con aria triste, amara.








D

Stesse facce rassegnate, stessi sguardi sconfitti. I giovani








camminano a testa bassa per

le vie spopolate di Alba. In mezzo








agli altri, Rivella. Lo sguardo mobile, sulle case e sui rari

passanti.

Un uomo sui cinquanta, intabarrato in un cappotto scuro,








si ferma a guardarli. Un lampo di disperata speranza negli occhi

di Rivella. L’uomo ricambia con la stessa intensità. La sua mano

accenna un debole gesto di saluto. Il giovane abbassa la testa.

Secchi ordini in tedesco lacerano l’aria. L’uomo rimane fermo,

impietrito, a guardare la triste colonna che si allontana.








E

Una sigaretta infilata tra dita affusolate, delicate. Il fumo si








alza in perfetto perpendicolo. Le dita sfogliano le pagine di un

libro. Sul frontespizio: John Bunyan,

The Pilgrim’s Progress.








F

La colonna percorre ora una via centrale sulla quale si








affacciano numerosi vicoli. Rivella studia la situazione di

sottecchi, facendo incessantemente rimbalzare lo sguardo da una

parte all’altra della via. Rallenta il passo. Alcuni prigionieri

lo superano con aria indifferente, come non esistesse. Rivella si

guarda intorno. Improvvisamente, scarta, esce dalla fila, prende a

correre a perdifiato in un vicolo, rincorso dalle taglienti e

immediate grida d’allarme dei tedeschi.

Una raffica breve, secca.








Rivella sta ancora correndo, gli occhi fuori dalle orbite, l’eco

della raffica nelle orecchie. Scosso dai colpi, rallenta, il suo

sguardo si spegne dolcemente, come se si addormentasse. Prima di

rovinare a terra in una pozza di sangue.








G Notte

. Una cucina disordinata. In un angolo del tavolo








sbrigativamente sgombrato, Johnny mangia compitamente con

forchette e coltello: nel piatto, una fetta di formaggio. Indossa








2








un impeccabile completo grigio, i capelli sempre ben curati. Lo

sguardo malinconico sul libro aperto accanto al piatto.








H Prime luci dell’alba

. Alcuni uomini e donne, a piedi o in








bicicletta, lanciano tristi e frettolose occhiate al corpo del

ragazzo che giace nella stessa scomposta posizione in cui è stato

freddato. Nessun tedesco in vista. Tra gli uomini, un

cinquantenne, robusto, faccia mite e angosciata. Gli occhi che non

si staccano dal cadavere.

2 – INT. – CASA IN COLLINA – TRAMONTO

Johnny, visto di spalle, si avvicina alla persiana: lo stesso uomo

dalla faccia mite sta salendo verso la casa con passo lento,

stanco. Johnny lo segue emozionato finché la figura non scompare

dietro alla persiana. Allora il suo fare diventa ansioso, si

affretta ad aprire la porta, trepidante. L’uomo è di fronte a lui,

sotto braccio un sacchetto di provviste e dei giornali. Si fissano

in silenzio, uno di fronte all’altro, esitanti.

JOHNNY (freddo)

Hai portato le sigarette?

Il

PADRE DI JOHNNY affonda una mano nella tasca del cappotto ed








estrae due pacchetti.

PADRE

Quello che ho trovato…

Johnny li prende e si scosta dalla porta. Il padre lo segue

nell’anonimo soggiorno: tutti i mobili sono ricoperti di vecchie

lenzuola, le persiane chiuse. Rimangono entrambi in piedi,

impacciati. Il padre posa il fagotto su un tavolo ricolmo di libri

inglesi e fogli scarabocchiati. Johnny lo scruta nervoso.

JOHNNY

Attento ai libri…

Il padre sposta il fagotto su una sedia. Johnny prende un

giornale, lo stira davanti a sé: in prima pagina, la foto di un

reparto in parata che fa il saluto fascista e il titolo

“Graziani








a capo del nuovo esercito fascista”

.








PADRE (f.c.)

Hai visto?… rialzano la testa…

Johnny scrolla apatico le spalle.

JOHNNY

Sempre lo stesso schifo…

Il padre solleva angosciato lo sguardo sul figlio.

PADRE

Lo sai che è successo ieri?








3








JOHNNY (brusco)

Che vuoi che sappia da quassù?

Il padre sospira profondamente.

PADRE (secco)

Hanno ammazzato il tuo amico Rivella…

La notizia si abbatte su Johnny come una fucilata. Si ferma e

fissa incredulo il genitore.

… lo stavano portando in Germania…

Johnny si lascia cadere su una poltrona. Estrae una sigaretta,

l’accende con mano tremante. Il padre sospira, gli occhi

malinconici sul dolore del figlio. Si siede faticosamente nella

sedia di fronte a lui. Abbassa sconfortato lo sguardo.

E’ terribile avere ora dei figli della

vostra età…

2 A – INT. – CASA IN COLLINA – NOTTE

Un libro inglese aperto sul tavolo affollato di carte.

JOHNNY (sottovoce, f.c.)








… and as I slept I dreamed a dream…








A fianco un quaderno sul quale la mano di Johnny scrive

lentamente:

“… e mentre dormivo sognai un sogno”. Si interrompe,








fa un piccola correzione nelle righe soprastanti. Studia la pagina

passandosi la penna stilografica sul mento. Afferra un pacchetto

di sigarette: vuoto. Si allunga verso un secondo pacchetto: vuoto

anche questo. Lo getta con stizza per terra. Sospira contrariato e

chiude di scatto il quaderno.

2 B – INT. – CASA IN COLLINA – GIORNO

Johnny guarda nervosamente tra le persiane delle porte-finestre

del salotto. Poi con una certa impazienza fissa un orologio a

pendolo che si trova tra le due porte-finestre: segna le 5 meno

dieci. Guarda quindi il proprio orologio da polso: sono le 5.

Riguarda con maggiore impazienza il pendolo. Quindi l’orologio.

Infine, quasi sbottando, si avvicina al pendolo, apre lo

sportellino e sposta le lancette sulle 5. Soddisfatto si avvia

fuori. Lo vediamo che scende dalla collina, la stessa da cui era

salito il padre.

3 – EST. – VIE DI ALBA – NOTTE

Un vicolo deserto nella città oscurata. Un manifesto sul muro

ordina ai renitenti alla leva di presentarsi al Comando di zona

della Repubblica Sociale Italiana.

Pena la morte. Una figura








furtiva gli passa di fronte ignorandolo: è Johnny, sguardo a

terra, fiato sospeso. Dalle case sigillate, voci stanche,








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soffocate. Johnny rivolge lo sguardo in alto, come a voler captare

quell’oscuro chiacchiericcio. Al termine del vicolo si ferma: di

fronte a lui l’imponente massa nera della cattedrale e il mare di

selciato della piazza prospiciente. I suoi occhi si fissano su un

buio balcone sovrastante una farmacia.

4 – EST. – PORTICI – NOTTE

Un cortile poco illuminato. Schiacciati in un angolo, quattro

giovani parlottano sommessi, gli sguardi tesi all’androne che

collega il cortile ai portici della piazza. Tra di essi, un

venticinquenne (

ALESSANDRO), la faccia pacioccona resa meno








adolescenziale dalla barba incolta, e un ventenne dal baffetto

aggressivo, occhi vivi e il fisico scattante (

ETTORE). Anche gli








altri due (

VICO e BERGADANO) hanno di poco superato la ventina,








l’aspetto degli studenti universitari. Rumore di passi in

avvicinamento. Tutti trattengono il fiato: Johnny compare

nell’androne e li raggiunge a grandi falcate. Saluta con rapidi

cenni e si accosta ad Ettore. Si scambiano uno sguardo intenso.

ETTORE

Che fai qua, sei matto?

JOHNNY (laconico)

Ho finito le sigarette.

Ettore scuote la testa, divertito. Ma subito si fa cupo.

ETTORE (porgendogli una sigaretta)

Hai visto che roba Rivella?

Johnny annuisce con un bagliore di rabbia impotente.

JOHNNY (prendendo la sigaretta)

Ma non vengono i professori?

Fa per accendersi la sigaretta, ma il rumore di altri passi lo

obbliga a spegnere immediatamente il fiammifero. Il gruppo si

irrigidisce. Dall’androne emerge con passo leggermente claudicante

un uomo sui 35 anni, gli occhiali tondi, il viso cordiale

(

CHIODI). Alle sue spalle un altro uomo della stessa età,








massiccio, con una testa leonina e occhiali con lenti opache

(

COCITO). Un lampo di soddisfazione attraversa il viso di Johnny.








Tutti si salutano (a soggetto). Cocito va a stringere la mano di

Johnny con compiaciuta energia.

COCITO








Dear

Johnny… ti sapevo sepolto in








collina a studiare…

Johnny scuote malinconicamente la testa.

JOHNNY

Non ne potevo più di star solo…








5








Cocito sorride debolmente. Dietro di lui, Chiodi sta parlando con

gli altri ragazzi.

COCITO

Chiodi mi ha detto che sei riuscito a

tornare da Roma per miracolo…

Johnny alza le spalle.

JOHNNY

In caserma sono scappati tutti… sono

scappato anch’io…

Il professore annuisce, abbracciando con lo sguardo il gruppo.

COCITO

Abbiamo la guerra in casa…

Johnny annuisce amaro, mentre gli altri si scambiano occhiate

impacciate. Vico si schiarisce la gola.

VICO (irruente)

Professore, facciamogliela pagare…

Cocito si consulta con lo sguardo con Chiodi.

CHIODI (esitante, prudente)

In che modo Vico?

Vico non sa che cosa rispondere. Ettore interviene con veemenza.

ETTORE

Alba è piena di fascisti da accoppare…

Un bagliore di soddisfazione lampeggia negli occhi di Cocito.

COCITO

Giusto. Come fanno i partigiani di Tito

in Jugoslavia, no?

Ettore ammutolisce impressionato dalle parole e dal tono deciso

del professore. Cocito passa in rassegna il gruppo. Alessandro

scuote imbarazzato la testa. Vico e Bergadano annuiscono con poca

convinzione. Infine Cocito ferma lo sguardo su Johnny che aggrotta

pensieroso la fronte.

COCITO

E tu, vorresti fargliela pagare?

Johnny esita per un istante, poi annuisce.

… allora sei disposto ad ucciderli?

Johnny appare seriamente in crisi. Cocito lo squadra severo.








6








Si tratta di questo… uccidere…

Sul gruppo cala un silenzio carico di tensione. Cocito riparte

soppesando le parole, lo sguardo inchiodato su Johnny.

Mettiamo che avvisti un fascista e stai

per sparargli. Però, tu sai che se lo

ammazzi, c’è rischio di una

rappresaglia contro dei civili. Ti

senti lo stesso di ucciderlo?

JOHNNY (d’impeto)

No.

Cocito ne prende atto con un velo di sodddisfazione.

COCITO

Bene. Se tuo padre fosse un fascista,

uno di quelli duri, ti sentiresti di

sparargli?

Johnny scuote la testa con un misto di imbarazzo e delusione.

VICO

Professore lei fa solo casi estremi…

COCITO

La guerra è solo casi estremi.

Nessuno osa controbattere. Chiodi ne approfitta per chiarire il

pensiero del collega.

CHIODI

Il professore intende dire che non

basta diventare partigiani perché si

vuole la libertà… questa è una guerra

per rivoluzionare l’Italia… o almeno

così la pensano i comunisti…

I ragazzi si scambiano occhiate scettiche. Cocito freme di

passione. Johnny è glacialmente perplesso.

COCITO

Diversamente sarete soltanto dei Robin

Hood… e tu Johnny scommetto che sarai

un grande Robin Hood… ma molto meno

utile, e meno bello dell’ultimo

partigiano comunista.

Johnny scuote la testa per nulla convinto. Fissa il professore con

aria di sfida. Chiodi lancia un’occhiata severa al collega.

CHIODI








7








Sai Cocito, mi ripugni… mi ripugni come

un gesuita…

COCITO (senza cattiveria)

E voi siete infantili.

Un silenzio imbarazzato cala su tutto il gruppo. Chiodi getta lo

sguardo nel buio circostante.

CHIODI (sdrammatizzando, sofferto)

Più che altro corriamo l’infantilissimo

rischio di farci beccare…

La battuta di Chiodi allenta la tensione. Tutti salutano i

professori con pudico imbarazzo. Johnny stringe la mano a Cocito

senza perdere l’espressione accigliata. Il professore gliela

trattiene con un sorriso, quasi non volesse staccarsi da lui.

COCITO

Stai attento, Johnny…

Sul volto di Johnny compare una sincera gratitudine.

Il gruppo si disperde in un istante. Johnny si incammina sotto i

portici bui con Ettore. Man mano che avanzano, Johnny appare

sempre più inquieto.

JOHNNY

Che ne pensi?

Ettore assume un’espressione molto seria. Sospira.

ETTORE

Penso… che andrò al bordello.

Johnny sogghigna. Ettore lo sollecita allegro.

Dai vieni, potrebbe essere l’ultima…

JOHNNY

Mi astengo…

Ettore lo rimprovera bonariamente.

ETTORE

Torni ancora a fare l’eremita in

collina?

Johnny non risponde. Per un attimo guarda preoccupato Ettore, poi

abbassa lo sguardo. L’amico continua a fissarlo ironicamente

finchè anche lui non rimane contagiato dal disagio di Johnny.

6

TAGLIATA








7 – INT.- CASA JOHNNY/CUCINA – GIORNO








8








Una cucina angusta, modesta, in penombra. Ad un piccolo tavolo

stanno mangiando il padre e la

MADRE DI JOHNNY, una donna sulla








cinquantina, dal piglio severo ed eternamente scontento. Il rumore

della porta d’ingresso li fa sobbalzare. Lo stupore si dipinge sul

volto della madre, il padre rimane con la forchetta a mezz’aria.

Scrolla il capo. Johnny si avvicina, fingendosi indifferente al

loro broncio. La donna lo guarda da sotto in su, piena di materno

risentimento.

MADRE (livida)

Vuoi farmi morir di crepacuore…

Johnny la guarda con freddezza, si siede al tavolo,

sbocconcellando degli avanzi. La madre lo scruta incollerita.

Perché non resti in collina!? Devi

studiare! Con quel che abbiamo patito

per mandarti a scuola…

Johnny guarda il padre come invitandolo ad una reazione. L’uomo si

limita a posare a forchetta e ad allontanare il piatto da sé

abbassando lo sguardo. Johnny si alza con nervosismo.

JOHNNY (stizzito)

Ma come si fa a studiare di ‘sti tempi!

Senza aggiungere altro, si dirige verso il corridoio interno sotto

lo sguardo sconfortato dei genitori.

8 – EST. – CASA JOHNNY/TETTO – NOTTE

Imbacuccato in un elegante cappotto antracite, le ginocchia

raccolte al petto, Johnny è seduto sulle tegole del tetto. Guarda

dritto davanti a sé, la sigaretta unica compagna. La città

oscurata è solo un succedersi di enormi quinte d’ombra. Immobili

come lo sguardo di Johnny.

Dal basso, giunge improvviso un

brusio, lieve ma vitale. Johnny si








irrigidisce per meglio ascoltare. Il brusio si fa più intenso,

diventa cicaleccio e poi un borbottare di folla. Johnny ha un

momento di disorientamento, rivolge lo sguardo in basso,

“localizza” la fonte del rumore: nella semioscurità,

un gruppo di








ignoti

sta voltando l’angolo di una via.








9 – INT. – CASA JOHNNY/CORRIDOIO – NOTTE

Johnny scende a scapicollo per la scala che, dal tetto, arriva in

un corridoio. Senza indugi si avvia verso l’ingresso, passando di

fronte alla porta, debolmente illuminata e quasi del tutto aperta,

della camera dei suoi: sua madre è scattata a sedere sul letto.

MADRE (angosciata)

Dove vai, fermati!

Il tonfo della porta d’ingresso.








9








10 – EST. – VIE DI ALBA – NOTTE

Johnny esce dal portoncino: il brusio continua, ma la buia piazza

appare deserta. Si affretta verso i portici. Si blocca. Sguardo

sorpreso, al limite dell’incredulità: gli ignoti si sono

moltiplicati. Un movimento topesco, guizzante, senza apparente

meta. Il metallo brunito di una

pistola balena nella mano di uno








sconosciuto. Johnny può vederli meglio:

tutti giovani, quasi tutti








armati

. Alcuni portano bombe a mano infilate nella cintura, altri








antiquate pistole. Senza correre, si unisce a loro. Affianca un








PICCOLETTO

, faccia decisa ed abiti sdruciti.








JOHNNY

Dove andate?

Il ragazzo rallenta il passo, gli occhi scintillanti.

PICCOLETTO

Han preso i padri dei renitenti…

Il piccoletto ricomincia a correre. Johnny, rompendo il passo di

marcia, si mette a sua volta a trottare. Davanti a lui un balletto

di facce eccitate, gambe in spasmodico movimento, armi brandite

spregiudicatamente.

11 – EST. – CASERMA – NOTTE

Una strada angusta, poco più di un vicolo. Sul fondo, a chiusura

della strada stessa, un’ombra nera e massiccia. Lo stemma legge:

Regi Carabinieri. La via viene improvvisamente invasa dalla

piccola folla di giovani che si dispone compatta e scoperta a una

cinquantina di metri dalla caserma. Johnny schiacciato in mezzo

agli altri. La caserma rimane muta e senza luce. Il piccoletto si

fa avanti con un megafono.

PICCOLETTO

Carabinieri!

Il brusio cessa di colpo. Tutti guardano all’edificio col fiato

sospeso. Silenzio.

Carabinieri Regi!

Ancora silenzio.

Dateci i prigionieri… non vi facciamo

niente… lo sappiamo che l’ordine ve

l’han dato quei porci fascisti …

Il silenzio è ancora più pesante, l’aria immobile.








Alüra balengo?!








10








Una risata sommessa serpeggia tra la piccola folla immobile.

Johnny, come gli altri, tiene gli occhi fissi sulla facciata della

caserma. In attesa incerta. Un ragazzo si stacca dal gruppo,

prende la rincorsa e scaglia qualcosa verso la caserma: pochi

attimi, poi

un alone rosso, un lampo. Un piccolo albero, a








sinistra della facciata, compare dal buio come ai raggi X.

Folgorato. Da una finestra della caserma fiorisce una scintilla

intermittente, rabbiosa: una

raffica, volutamente alta, che si








infrange contro un muro dietro alla folla. Un attimo di panico:

istintivamente qualcuno sbanda, altri sciamano, Johnny si china.

Ma è appena un attimo: come comparso dal nulla, un

UOMO SULLA








CINQUANTINA

armato di moschetto strappa il megafono di mano al








piccoletto. Lo punta verso la caserma.








UOMO SULLA CINQUANTINA








Carabinieri! Suma mica d’cagnu… siamo

partigiani. Anche noi abbiamo il Breda!

E anche i mortai! Non costringeteci ad

usarli!

L’uomo si volta per restituire il megafono al piccoletto e godersi

le facce dei ragazzi, tra cui Johnny, estasiate dal suo bluff. Di

nuovo un silenzio di tomba. E nel silenzio si sente chiaro, forte

come una schioppettata,

lo scatto del portone della caserma. Il








battente si apre lentamente per lasciare uscire una figura scura

con una torcia elettrica in mano. Fa pochi passi, poi si ferma e

orienta la lampada su di sé: una divisa da

ufficiale emerge dal








buio. Il cinquantenne fa segno agli altri di non muoversi. Avanza

da solo, il fucile puntato verso il carabiniere. Un breve,

inudibile conciliabolo tra i due. Finalmente l’uomo si volta e fa

cenno di avanzare alla piccola folla. Johnny è in prima fila.

Dalla caserma incominciano ad uscire, disponendosi con affettata

indolenza lungo il muro, i

carabinieri. Johnny li guarda con








commiserazione: sono quasi tutti giovani, fumano nervosamente,

pieni di vergogna per lo smacco subito. Con uno scatto improvviso,

il piccoletto si scaglia su un

anziano milite prendendolo a calci








e pugni. Istintivamente Johnny si getta su di lui.

JOHNNY

Fermati!

Il ragazzo si lascia tirare via da Johnny. Guarda con odio il

carabiniere dolorante. Alle loro spalle, la folla sta entrando

festosa nella caserma.

PICCOLETTO (ansimante)

Questi te li ha dati mio padre.

JOHNNY

Che ha fatto a tuo padre?

Il carabiniere, piegato su se stesso, le mani sullo stomaco,

guarda il piccoletto con occhi lamentosi.








11








CARABINIERE ANZIANO

Già, che ho fatto a tuo padre?

PICCOLETTO

Tu niente. Ma degli altri come te

l’hanno pestato qui… (si batte il petto

con il pugno)… ha smesso di tossire

quando è morto.

Il piccoletto si libera dalla stretta. Johnny sbianca, costernato,

umiliato. Guarda il piccoletto, i miseri vestiti, le mani grosse,

ispessite dal lavoro.

12 – INT. – CASA JOHNNY/CUCINA – MATTINO

La madre sta lavando i piatti mentre il padre, seduto al tavolo,

sfoglia un giornale. Johnny compare con faccia assonnata. Non

saluta, stupito nel vedere il padre.

JOHNNY

Non vai a lavorare?

PADRE

Dopo quel che è successo stanotte…

Johnny non indaga oltre. Si versa del caffè.

MADRE (preoccupata)

Tu c’eri?

Johnny fa un gesto con la mano come a minimizzare la sua presenza.

La madre sta per chiedergli altro, ma il suono del campanello la

interrompe. Preoccupata, va a guardare dallo spioncino. Apre

rincuorata il battente. Nell’appartamento entra con passo malfermo

un

VECCHIO PRETE, raggrinzito, la toga consunta. Fa un cenno di








saluto, poi punta verso il capo famiglia. Il padre gli si avvicina

con aria disponibile e allarmata. La madre è tutta orecchi.

PRETE (al padre)

E’ per stanotte…

Il padre lancia un’occhiata risentita a Johnny.

E’ meglio se vi nascondete per un po’.

Potete ancora usare la casa in collina

dei Broglio?

Il padre annuisce.

Hanno fatto una lista…

Il padre lo fissa con genuino candore.

Voi siete il quinto.








12








Il padre sgrana gli occhi in un moto di assoluta sorpresa. Johnny

è incredulo, la madre angosciata. Il prete annuisce gravemente.

PADRE (cadendo dalle nuvole)

Io?!

PRETE (grave)

Sì, come socialista…

La meraviglia di Johnny si trasforma in un soffocato risolino.

JOHNNY

Mio padre socialista?!

Il prete lo fulmina con lo sguardo.

PRETE

Ce n’è anche per te… i carabinieri ti

hanno riconosciuto…

13 – INT. – CAFFE’ – GIORNO

Una saletta interna, deserta e poco illuminata. In un angolo, ad

un tavolo, Chiodi legge con aria annoiata. Alza lo sguardo:

Johnny, fermo sulla soglia, trepidante. Si guardano. Poi Johnny

raggiunge il professore.

JOHNNY

Vogliono arrestarmi… per stanotte.

Parto…

CHIODI (colpito)

Cristo… così su due piedi…

JOHNNY (determinato)

E’ meglio… non ne potevo…

Con un gesto, Chiodi lo invita a sedersi. Johnny rifiuta scuotendo

il capo.

CHIODI

Hai preso dei contatti? Parti con gli

altri

JOHNNY

Non c’è tempo… vado da solo… sulle

Langhe. Non so… la mia famiglia viene

da lì.

Chiodi annuisce impressionato. Si alza emozionato.

E lei?

CHIODI (sorridendo)

Con questa artrite?








13








Allarga le braccia sconsolato. Poi si fa serio.

Ma appena sto meglio vado con Cocito…

Johnny lo guarda meravigliato. Chiodi annuisce meditabondo.

Ha formato una banda… non la penso come

lui, ma sa il fatto suo…

Johnny annuisce perplesso. Chiodi lo guarda con affetto.

Sai, è strano pensarti senza libri in

mano…

Sul viso di Johnny compare un sorriso triste che Chiodi ricambia.

Ce l’hai un’arma?

Johnny scuote imbarazzato la testa.

14 – INT. – CASA IN COLLINA – NOTTE

Johnny è sprofondato in una poltrona del soggiorno: guarda

l’orologio: le quattro. Si alza, va all’attaccapanni, si infila un

pesante giaccone di stoffa. Dalla tasca estrae una pistola, la

controlla e la rimette a posto. Si avvicina alla porta della

camera da letto. La dischiude con delicatezza: i genitori dormono

profondamente. Rimane a guardarli per un lungo istante. Poi, con

la stessa delicatezza, depone in bella evidenza su un cassettone

di fronte al letto un biglietto. Richiude la porta.

15 – EST. – CASA IN COLLINA – NOTTE

Johnny sta marciando su per la collina con le solite ampie

falcate. La villetta è ormai una silhouette scura alle sue spalle.

Johnny arranca piegato per lo sforzo, i capelli scompigliati dal

forte vento. Finché non viene inghiottito dall’oscurità.

16 – MONTAGGIO – COLLINE








A

– Un’alba livida, orizzonti grigi. Johnny sta camminando sulla








cresta di una collina. Intirizzito. Si ferma, guarda dietro di sé:

una serie infinita di colline, valli, forre scoscese.








B

– Una malandata cascina: sacchi alle finestre, il tetto








pericolante, un magrissimo cane che sembra il ritratto vivente

della fame. Gli occhi malinconici di Johnny scorrono la

desolazione della casa.








C

– Il sole è alto. Johnny procede a passo di marcia su una strada








sterrata. Incrocia

alcuni anziani contadini con delle fascine,








diffidenti, frettolosi: gli rivolgono un’occhiata inquieta che lui

contraccambia nello stesso modo.








14








D

– Un’altra strada che costeggia una ripida collina. Tutto il








paesaggio è immerso nella luce grigio-ghiaccio del primo

crepuscolo. Stanco, Johnny si ferma nei pressi di un’alta croce

che sovrasta un poggetto. Guarda l’orologio: sono le quattro. E

quattro sono i tocchi di un lontano campanile che risuonano

nell’aria deserta. Come risvegliato dal suono cristallino della

campana, Johnny si mette di nuovo in marcia.

17 – EST. – CASCINA – IMBRUNIRE

Aggirato il poggetto, qualcosa attira l’attenzione di Johnny: a un

centinaio di metri, una grossa cascina padronale e un camion con

un piccolo rimorchio fermo sull’aia.

Uomini in divisa militare, le








armi portate a tracolla con disinvoltura, fanno la spola tra la

cascina e il camion. Sulle spalle portano sacchi di grano e luride

trance di lardo. Uno è di guardia sulla strada. Altri due stanno

discutendo con un

CONTADINO. Johnny osserva la scena con crescente








emozione: ogni traccia di stanchezza si dissolve. Poi, cautamente,

si avvicina. E più si avvicina, più nota la sdrucita improbabilità

di quelle divise, per nulla regolari. Accelera il passo. L’uomo di

guardia, con gesto indolente, gli punta contro il moschetto.

Johnny rallenta come per guardarlo meglio: il viso dell’uomo è

raggrinzito, vecchio a dispetto dell’età, stretto in un frusto

passamontagna su un altrettanto frusto cappotto.

1° SICILIANO (con forte accento)

Alto là!

Johnny si ferma senza patemi. Gli uomini sull’aia si girano verso

il compagno, pronti a dargli manforte. Johnny nota, con delusione,

che molti portano una stella rossa cucita sulle visiere.

JOHNNY (costatando)

Siete partigiani.

Il

SICILIANO continua a tenere il moschetto su Johnny.








Voglio venire con voi…

Gli uomini sul camion lo guardano senza più allarme. Il siciliano

abbassa l’arma. Johnny, euforico, supera la sentinella.

1° SICILIANO (rinvenendo rabbioso)

Chi ti disse d’entrare?

JOHNNY (voltandosi remissivo)

Non posso ancora?

Dal cassone del camion si affaccia un altro partigiano, magrissimo

e sprofondato in un pelliccione che ne accentua la magrezza

(

TITO). Ha una faccia truce, scura, i classici lineamenti del








delinquente lombrosiano. Sul berretto, la stella rossa. Con un

cenno rapido, secco, accenna a Johnny di unirsi agli uomini.








15








1° SICILIANO

Ma Tito, che ne sapessi di lui? Non ti

convenisse parlare prima col

commissario?

Tito lo zittisce con gesto meccanico. Indica a Johnny di andare a

dare una mano agli altri. Ma proprio in quel momento risuona la

voce grossa e borbottante del contadino.

CONTADINO (f.c.)

Ma a me cosa me ne viene?

Johnny si ferma a guardare: il 50enne contadino è fronteggiato da

due partigiani. Il più giovane, altissimo e dall’aspetto un po’

tisico (

GEO), sta scrivendo qualcosa su un blocchetto notes.








L’altro, un quarantenne grassoccio dall’aria mansueta (

MARIO), lo








osserva con un mitra in spalla. Geo porge un foglietto al

contadino che lo afferra tra le mani sformate.

Questo non vale niente…

Impassibile, strappa il foglietto. Geo lo guarda brutto, sputa a

terra, quindi lo afferra per la sciarpa tirandolo a sé.

GEO

Quelli come te sono nati coglioni e

coglioni muoiono!

Lo libera dalla stretta spingendolo indietro. Gli sbatte sulla

faccia il blocchetto.

Questi sono soldi, stupido!

Ripone platealmente il blocchetto nel giaccone.

Te oggi… (fa un gesto con pollice e

indice) nisba!

Johnny rimane imbambolato ad osservare, con occhi meravigliati e

delusi, il contadino che, con millimetrica lentezza, si accuccia a

sedere sui talloni posando a terra uno sguardo pieno di

rassegnazione.

TITO (f.c.)

Allora, vieni…?

Johnny si riscuote, si volta. Gli uomini sono già tutti sul

camion, tranne il siculo e altri due conterranei che stanno

mestamente prendendo posto sul rimorchio. Johnny sale goffamente

sul cassone, infilandosi tra Tito e una parete di sacchi. Tito,

che si sta pulendo le unghie con un coltellino, si accorge che

Johnny fissa i meridionali con commiserazione.

TITO (sornione)

I

napuli sono piccoli…








16








Johnny annuisce senza convinzione. Il camion si muove.

18 – INT/EST. – CAMION/STRADA – NOTTE

Lo sguardo nel buio della campagna circostante. Johnny, col bavero

alzato, sta appoggiato alla sponda del camion che procede a

velocità molto sostenuta. Gli uomini, sbattuti qua e là, sono

sereni, quasi allegri. Johnny va con lo sguardo sull’arma di

Mario, l’unico mitra del gruppo. Lo osserva con muta ammirazione.

GEO (f.c.)

… non te lo fa provare manco se piangi…

Johnny sorride, mentre Mario ignora il sarcasmo del compagno.








Improvvisamente, il camion sbanda

. Gli uomini sul cassone perdono








l’equilibrio. Johnny guarda istintivamente indietro: il rimorchio

con i meridionali si inclina paurosamente e sparisce nel buio.

Tito batte con forza sul tetto della cabina. Il camion si ferma.

Il carrello ribaltato sul ciglio della strada. Accanto, il corpo

inanimato del siculo che ha accolto Johnny: i suoi conterranei lo

stanno illuminando con un fiammifero. La luce tremante dello

zolfanello rivela un orribile squarcio lungo tutta la schiena.

Tito si piega sul cadavere sotto lo sguardo scosso di Johnny.

TITO (grave, ai siciliani)

Possiamo lasciarlo qui fino a

domattina?

Uno dei siculi annuisce. Johnny fissa la scena impietrito.

TITO (f.c., a bassa voce)

Porci fascisti…

19 – INT. – MOMBARCARO/MENSA – NOTTE

Un grande, spoglio stanzone debolmente illuminato dalla luce

bianchissima dell’acetilene. Attorno ad un lungo tavolo, una

decina di partigiani stanno consumando una frugale cena di polenta

e cavoli. Johnny è l’unico che mangia con una certa compostezza.

Il suo sguardo scorre le rudi facce contadinesche, dei nuovi

compagni, fino a fermarsi su quella di Tito che sta divorando gli

ultimi bocconi di pane. Si alza e si avvia verso Johnny.

TITO (complice)

Io vado a dormire… ora decidono i turni

di guardia… vieni con me se non vuoi

finirci dentro…

Johnny lo segue senza finire quel che ha nel piatto.

20 – INT. – MOMBARCARO/CHIESA – NOTTE

Tito e Johnny si muovono nell’oscurità. Il primo con passo felpato

e sicuro, il secondo con cautela. Dal buio emergono qua e là i








17








profili di corpi abbandonati nel sonno. Si sentono i sospiri dei

dormienti e il crepitare della paglia sparsa a terra. Tito si

ferma in prossimità di un catafalco scuro. Lo sguardo di Johnny è

attratto da un riflesso che luccica sopra la sagoma nera: la croce

dorata di un tabernacolo.

JOHNNY (sorpreso)

Ma è… sconsacrata?

Tito si adagia sulla paglia.

TITO (beffardo)

Dal giorno dopo che ci hanno trovati a

dormirci… (si copre con della paglia)

Copriti se non vuoi morire di freddo.

Johnny si sistema accanto a lui.

JOHNNY (risentito)

Me la so cavare… vengo dall’esercito…

Tito scocca verso di lui un’occhiata scettica.

TITO

Appunto…

Si gira su un fianco dandogli le spalle. Johnny rimanendo supino,

continua a guardarlo meditabondo.

JOHNNY

E il parroco… che ha detto?

Tito sospira.

TITO

Il parroco è un cretino… uno che non si

sa adattare…

JOHNNY (ironico)

Strano per un prete…

TITO

Come i carabinieri… non gli brucia per

il fascismo, gli brucia che adesso

comandiamo noi.

Johnny è perplesso. La schiena di Tito sembra percorsa dal fremito

di una sommessa, soddisfatta, risata.

Lo sai cos’è? E’ quella bandiera rossa

qui davanti… diventa matto…

Johnny sospira come per prendere coraggio.

JOHNNY








18








Sei comunista?

Tito si gira lentamente verso di lui.

TITO

Io? Io sono solo contro i fascisti. Il

resto non mi interessa. Ma sono buono a

mangiargli il cuore al primo che parla

male della mia stella…

Tito si gira di nuovo sul fianco, mentre Johnny porta lo sguardo

pensieroso al soffitto della chiesa. Nella semioscurità, due o tre

angeli, dai colori un po’ sbiaditi, si affacciano in giù, proprio

sopra a Johnny.

21 – EST. – MOMBARCARO/CHIESA – NOTTE

La porta della chiesa si dischiude a fatica contro un vento teso e

furente. Johnny esce e subito si appiattisce in una rientranza del

muro. Estrae una sigaretta, accende un fiammifero proteggendolo

nell’incavo delle mani. Muove qualche passo nel buio, un rumore lo

fa arrestare. Dall’oscurità compare, infreddolito, uno dei

partigiani siculi avvolto in un cappotto militare. Ha la

carnagione olivastra e arriva al petto di Johnny.








2º SICILIANO








Hai una sigaretta confezionata?

Johnny annuisce. Estrae una sigaretta e gliela porge.

Me l’accendi tu?

Johnny accende la sigaretta del siciliano con la sua. Il soldato

la prende e tira una lunghissima boccata.

JOHNNY

Quando finisci il turno?

2º SICILIANO

Non ne ho io di turni. Smonto quando

non ce la faccio più…

Johnny lo guarda disorientato. L’altro scrolla le spalle.

Non mi fido… troppi moccosi qui…

Tira un’altra lunghissima boccata, quasi evocativa.

Ci vorrebbero tutti militari… come

negli azzurri!

JOHNNY (curioso)

Chi sono gli azzurri?

Il siciliano scrolla nuovamente le spalle.








19








2º SICILIANO

Gli azzurri. Io non li vidi mai, ma so

che ci sono. Ufficiali, gente

dell’esercito…

JOHNNY (scettico)

E dove stanno? Lo sai?

2º SICILIANO (laconico)

No, sennò non stavo qui…

Johnny spegne con aria disillusa la sigaretta.

JOHNNY (laconico)

Che si fa domani?

Il siculo si abbandona una risatina beffarda.

2º SICILIANO

Si vede che sei nuovo.

Riprende a camminare, scomparendo nell’oscurità sotto gli occhi

smarriti di Johnny.

Ci grattiamo, come al solito.

22 – EST. – MOMBARCARO – GIORNO

Il sole bagna la via lungo i bastioni del paese. Un pugno di case

in pietra in cima ad una collina. Johnny la percorre col suo

solito passo spedito, lanciando occhiate curiose alle

donne e ai








partigiani radunati davanti allo spaccio. Arrivato all’altezza

della mensa, Johnny getta lo sguardo dentro: Mario sta cucinando

con il mitra in spalla. Con un mezzo sorriso Johnny si allontana.

Una

grande bandiera rossa con falce e martello ondeggia sulla








facciata del piccolo Municipio. Johnny, il riflesso rosso del

drappo che gli colorisce il viso, la osserva infastidito ed

ammirato insieme. Poi si gira verso la canonica chiusa, sprangata.

23 – INT. – MOMBARCARO/COMANDO – GIORNO

Johnny entra nella sala consiliare: un piccolo ambiente spoglio,

con un tavolo, due sedie, niente ritratti alle pareti e le ceneri

di carte bruciate in un angolo. Un uomo sui trent’anni (

NEMEGA),








smilzo, i lineamenti affilati e gli occhi felini, con un buon

vestito borghese, sta affacciato ad una finestra. Un altro

(

BIONDO), sui 25, magro e altissimo, sguardo freddo, è seduto ad








un angolo del tavolo. Johnny li osserva impettito, quasi

sull’attenti. Némega rimane alla finestra. Il Biondo si alza per

stringergli la mano.

BIONDO

Tu sei quello che fa l’università…

allievo ufficiale, vero?








20








Johnny annuisce. Il Biondo lo guarda con seria benevolenza.

Lui è il commissario Nemega. Io sono il

tenente Biondo…

Il Biondo piega la bocca in un lieve e candido sorriso.

Ero sergente, appena nominato…

Un ghigno sottile compare nello sguardo di Johnny.

Beh, qui si fa carriera in fretta…

Si sorridono complici. Il Biondo gli da un’amichevole pacca, poi

esce frettolosamente. Johnny, un po’ frastornato da quella rapida

uscita, si gira verso Némega che continua ad osservarlo con

puntigliosa curiosità. Il commissario gli fa segno di sedersi.

Johnny rifiuta con un cenno della mano.

NEMEGA

Dove l’hai preso quel nome di

battaglia?

JOHNNY

Non è un nome di battaglia. Me l’ha

dato la mia professoressa d’inglese. Mi

chiamano tutti così. Persino i miei.

NEMEGA (interessato)

Sai l’inglese dunque… studi letteratura

all’università?

Johnny annuisce.

E a scrivere come te la cavi?

JOHNNY

Mi difendo…

Némega si limita ad annuire pensieroso, senza staccare gli occhi

da lui.

NEMEGA

Bene, avevamo bisogno di uno che avesse

studiato… sai voglio fare un giornale…

per spiegare ai contadini e ai

partigiani i concetti fondamentali del

marxismo… io scriverò l’articolo di

fondo…

JOHNNY (interrompendolo, calmo)

Sono qui solo per i fascisti… non

intendo tenere in mano che un fucile…








21








Nemega sorride con sicurezza.

NEMEGA

Anche se ti sta in mano molto peggio

della penna?

JOHNNY

Vedremo…

Némega annuisce scettico. Johnny lo fissa serio.

Posso andare?

Némega acconsente. Johnny raggiunge la porta, apre il battente.

NEMEGA (f.c.)

Sei un idealista. Ma con te non

piglierò ruggine… grazie a Dio…

Johnny si volta: un sorriso sorprendentemente dolce illumina la

faccia del commissario. Johnny glielo restituisce.

JOHNNY








I’m in the wrong sector of the right

side…








24 – MONTAGGIO – MOMBARCARO








A

– Un debole sole scalda il paese. Johnny, seduto sugli scalini








di una casa, osserva l’ingresso della mensa dove Mario sta

tagliando i capelli a un compagno che regge sulla testa una

scodella. Ogni tanto, con gesto indolente, estrae un pidocchio

dalla chioma del partigiano. Johnny si passa una mano sulla nuca:

ha capelli lunghi, arruffati, sporchi e lanosi.








B

– Nella luce violacea dell’alba, Johnny si avvicina alla vasca.








di una fontana. Poi, dalla tasca, estrae uno spazzolino, lo

immerge in acqua e comincia a frizionarsi energicamente i denti.

Qualcosa si muove alle sue spalle: un

giovane partigiano sta








imitando Johnny con gesti caricaturali, sostituendo lo spazzolino

con le proprie dita. Accanto a lui, un

compagno della stessa età,








si sbellica dal ridere. Johnny si volta, ignorandoli con un

sorriso.

C – tagliata

25 – EST. – MOMBARCARO – GIORNO

Seduto su un masso all’uscita del paese, Johnny sta osservando

pensieroso le colline.

La quiete viene interrotta improvvisamente








dall’echeggiare di una raffica

. Johnny alza lo sguardo. Una








seconda raffica più insistita. Johnny corre verso il centro del

paese. Sulla piazza, radunati attorno al camion, il Biondo e

Némega circondati dagli altri partigiani.








22








JOHNNY

A che sparano?

Una terza raffica.

NEMEGA (con un velo di disprezzo)

Borghesi… borghesi che scappano.

Una nuova, violenta raffica.

BIONDO (ad alta voce)

Pinco! Prendi la Breda!

Un ventenne gigantesco (

PINCO), naso da pugile, sguardo infantile,








annuisce disciplinatamente. Il Biondo mette in mano a Johnny un

moschetto e due caricatori. Johnny li soppesa con un debole, quasi

deluso sorriso.

(amichevole) T’avanzano… dieci contro

uno, non spariamo un colpo…








23








26 – EST. – BOSCO – GIORNO

Tra la boscaglia torreggia la mitragliera Breda, impugnata dal

Biondo e servita dal gigantesco Pinco. Il Biondo si guarda intorno

controllando lo schieramento: una ventina di partigiani sono

disposti a scacchiera, sdraiati dietro ai ripari occasionali

offerti dal bosco. Tutti hanno già i moschetti imbracciati. Tito e

Johnny vicini, ognuno al riparo dietro ad un tronco.

TITO (tra sé)

Porci fascisti…

Di fronte a loro, una radura che interrompe la trama del bosco.

Dall’altra parte la spettrale vegetazione è immota e silenziosa.

Johnny tiene lo sguardo fisso davanti a sé.

Il

colpo secco di un invisibile moschetto. Johnny si volta di








scatto verso Tito: sta osservando la boscaglia da cui è partito il

colpo, concentratissimo. Gli alberi e i cespugli al di là della

radura sono ancora immobili, inabitati. Poi qualcosa incomincia a

muoversi: uno spostamento innaturale dei rami bassi, il piegarsi

improvviso di un arbusto. Johnny si dispone a prendere la mira

abbassando lentamente il viso sul calcio del moschetto.

Improvvisamente

una ventina di elmetti fascisti si materializzano








ai margini della radura a un cento metri dalla linea partigiana.

Senza troppa circospezione, escono allo scoperto. Lo schieramento

partigiano

apre il fuoco. Anche Johnny, ma senza mirare, tenendo








entrambi gli occhi aperti. I suoi colpi vanno a staffilare la

terra dietro al profilo incerto di un fascista saltellante che

raggiunge illeso il rifugio del bosco.

I fascisti rinculano proprio mentre nell’aria si scatena il








nutrito e impreciso tiro di invisibili mitragliatrici

. Il Biondo








risponde con la Breda. Dopo pochi colpi, si inceppa. Tira indietro

l’otturatore, Pinco estrae a mani nude il bossolo fumante. Il

tenente riprende a sparare.

Johnny si volta su un fianco incurante delle raffiche nemiche. I

suoi occhi incrociano quelli di Tito, che indica con il dito i

rami sopra di loro: colpiti, scossi dai colpi dei fascisti. Johnny

annuisce, quindi riguadagna la posizione di tiro. Abbassa lo

sguardo sulla terra, come ipnotizzato, foglie secche e fili d’erba

all’altezza degli occhi.

Tutto sembra sospeso, senza urgenza.








I fascisti tentano nuovamente di avanzare volando i tratti

scoperti. Johnny allinea l’occhio con il mirino. Trenta metri

davanti a lui, un soldato corre agile e leggero verso un riparo

più avanzato. Johnny prende la mira con calma esasperata. Il suo

viso non tradisce alcuna emozione.

Il colpo di Johnny risuona








secco e definitivo

. L’occhio che ha preso la mira si apre








lentamente per vedere

il fascista cadere a terra, fare ancora un








ultimo agonizzante movimento e rimanere immobile. Johnny si alza

sui gomiti, stranito ed elettrizzato insieme.








Una pallottola solleva rabbiosa la terra a pochi centimetri da

lui.

Johnny va giù di schianto, il naso a terra. Tito apre








immediatamente il fuoco per coprirlo. Anche la mitragliatrice

frulla a dovere. Senza staccare la faccia da terra, Johnny rivolge

di nuovo lo sguardo al centro: con freddezza assoluta, il Biondo

spara raffiche brevi e ficcanti. Dopo un’ultima, lunghissima








24








sventagliata scivola via dall’impugnatura, lascia l’arma priva di

munizioni a Pinco e fa ampi, inequivocabili segni:

ritirata.








Johnny, faccia tesa, torna a guardare il cadavere del fascista

ucciso. Poi si alza e, correndo chinato insieme a Tito, si

ricongiunge alla formazione. Alle loro spalle continua l’impreciso

fuoco nemico. I partigiani abbandonano il bosco. Guidati dal

Biondo, gli uomini retrocedono verso una collina brulla. Johnny,

al centro del gruppo, la osserva preoccupato: le primi pendici

sono battute dai colpi delle mitragliatrici nemiche.

JOHNNY (a Tito)

Qui sono alti, ma là saranno

esattissimi…

Tito alza lo sguardo nella stessa direzione prima di annuire

preoccupato. Ma, improvvisamente, la fila partigiana devia

bruscamente verso sinistra: il Biondo, in cima al gruppo, sta

facendo segno di correre verso una gola al confine del bosco. Un

sorriso di ammirazione illumina la faccia di Johnny.

Rapidamente, i partigiani si lasciano inghiottire dalla stretta

entrata della forra. Euforico, Johnny li segue nella gola.

27 – EST. – CASALE – IMBRUNIRE

Johnny avanza verso la desolata aia di un appartato casale. E’

l’ultimo: i suoi compagni sono già tutti radunati. Alcuni sono in

coda davanti al pozzo dove uno ieratico

contadino sta versando








loro da bere. Altri semplicemente seduti a riposarsi, le armi

abbandonate al fianco. Altri ancora passeggiano a testa bassa,

esausti. Johnny li osserva con sguardo felice, quasi commosso.

Tito, intento a pulire il moschetto, gli strizza l’occhio, senza

allegria. Avanza ancora, incrocia con lo sguardo Geo, Pinco, i due

siciliani, i ragazzi che lo schernivano. Posa su tutti uno sguardo

ammirato, rispettoso. Fino al Biondo. Seduto a gambe divaricate su

un tronchetto per spaccare la legna, con una malconcia sigaretta

stretta tra le dita. Lo raggiunge, gliene offre una delle sue. Il

Biondo la prende con un cenno di ringraziamento. Si guardano muti.

Quindi Johnny si avvia verso una panca posta lungo la facciata

della cascina, posa il moschetto, si siede stremato. E in quel

distendersi delle membra si accorge che qualcuno lo sta guardando

da una piccola finestra al pian terreno: un

bambino sui dieci








anni, pochi denti e il viso sporco, muto di infantile ammirazione.

28 – EST. – MOMBARCARO – GIORNO

Tito, Johnny e un piccolo pubblico di partigiani e locali

osservano divertiti Geo e Mario che litigano davanti alla mensa.

MARIO (balbettando)

Andate a requisire del tabacco… che ci

fai con lo Sten?!

Il Biondo raggiunge il capannello con al centro i due litiganti.

GEO (sputa a terra)








25








E tu cosa ci fai, ci giri la polenta?

Si mettono tutti a ridere. Il Biondo si fa avanti porgendo il suo

mitra a Geo.

BIONDO

Toh, prendi il mio…

Geo, meravigliato, scuote la testa opponendo un netto rifiuto.

GEO

No, dai…. è come farsi prestare la

bicicletta da Bartali!

Ancora risate generali. Il Biondo scuote la testa.

BIONDO (accondiscendente)

Dai Mario…

Mario gli dedica uno sguardo contrariato. Poi, senza incrociarne

gli occhi, passa lo Sten a Geo che, con un’espressione seriosa, se

lo mette in spalla.

GEO (a Tito)

Andiamo…

Tito scrolla il capo come se compatisse i capricci di un bambino.

29 – EST. – COLLINE – GIORNO

Johnny marcia dietro a Tito, gli occhi divertiti sulla sua sagoma

resa buffa da un immenso cappottone di agnello. Geo è alle loro

spalle, infantilmente imbronciato, lo Sten che gli pende sul

fianco. I tre stanno percorrendo una valletta stretta tra due

colline. Su una di esse, a un centinaio di metri da loro, sorge un

paese dominato dalla mole di un castello.

GEO

Tito…

Tito, senza fermarsi, si gira verso di lui.

Tito, io lo devo provare…

Tito distoglie lo sguardo dal ragazzo e accelera il passo.

Dai Tito! Non ho mai fatto una raffica!

Tito lo ignora. Con aria di sfida, Geo aziona il carrello

dell’otturatore. Lo scatto metallico fa fermare sia Tito che

Johnny. Entrambi guardano Geo.

Una sola.

TITO








26








Sei proprio un coglione!

JOHNNY

Ti parte mezzo caricatore prima che te

ne accorgi… poi a Mario cosa racconti?

GEO (sputa per terra)

Mario… (fa spallucce)

Punta l’arma verso un filare di pioppi. Preme il grilletto.

Una








raffica di sei, sette colpi rimbomba per tutta la valle








squarciando il silenzio. Che, cessato il frastuono, torna più

assordante della raffica. I tre rimangono per un attimo immobili

col fiato sospeso. Tito scrolla la testa e riprende la marcia con

passo rabbioso, seguito da Johnny e, un po’ distanziato, da Geo.

GEO (beffardo)

Johnny… cosa racconto a Mario?

Johnny non fa in tempo a registrare la domanda: una

seconda, lunga








raffica esplode dal castello

. Tito cade fulminato, senza gemiti o








lamenti, la pelliccia d’agnello già arrossata di sangue. Johnny lo

guarda esterrefatto, estraniato. La sua immobile incredulità dura

un attimo:

una decina di fascisti sono apparsi ai bordi del paese








e stanno scendendo verso di lui.

Una raffica lo sfiora frustando








la terra vicino a lui.

Istintivamente, Johnny fa dietro front e








fugge di corsa. Incalzato dal crescente fuoco nemico, riesce a

scorgere Geo che, come in trance, avanza verso i sopraggiungenti

fascisti. Lo Sten tenuto in braccio, come un neonato.

30 – EST. – MOMBARCARO – IMBRUNIRE

tagliata

31 – EST. – MOMBARCARO – IMBRUNIRE

Johnny scende dal camion con il Biondo e Fulmine. Mario e un

siciliano stanno scaricando dal camion una salma avvolta in un

lenzuolo macchiato di sangue. Attorno, una piccola folla di

partigiani e

civili, tra cui molte donne. Mentre Mario e l’altro








trasportano il corpo verso la chiesa, il lenzuolo scivola via

dalla faccia del morto: Tito. Johnny ne osserva il pallore, la

pelle già ridotta a fremente cartilagine, le occhiaie scavate. Il

cadavere viene deposto sugli scalini della chiesa. Una

donna si








accosta, affranta. Prende la testa di Tito tra le mani, la

solleva.

DONNA (al Biondo)

Metteteci un cuscino almeno…

Il Biondo la ignora. Fa invece cenno alla piccola folla di

avvicinarsi. Ma tutti rimangono discosti dal sagrato.








27








BIONDO

Venite a vedere come l’hanno ammazzato…

Dall’assembramento si stacca solo Némega con una bandiera rossa in

mano. La porge a Mario. Nel silenzio generale, il cuoco copre la

salma con la bandiera. Johnny guarda Némega sconcertato.

NEMEGA

Tito è un morto comunista… sia chiaro.

Johnny si discosta, visibilmente amareggiato, dalla calca. Si

avvicina al Biondo, pure lui defilatosi.

JOHNNY

Alla prima occasione vado a cercare gli

azzurri…

Il Biondo gli rivolge un debole, triste sorriso.

BIONDO

Pensa ad arrivare vivo a domani…

Alle loro spalle, un urlo.

PINCO (f.c.)

Voglio lavarmi nel loro sangue!!

Tutti si voltano. Pinco è in ginocchio, il volo rigato di lacrime,

gli occhi deliranti. Come colto da un raptus, si rimbocca le

maniche della camicia.

PINCO (esplodendo)

Voglio lavarmici fin qui!!

E mentre urla, incomincia a lavarsi in un immaginario catino le

possenti braccia.

32 – EST. – MOMBARCARO – NOTTE

Una sigaretta solitaria nel silenzio della notte. Le stelle

sembrano a portata di mano. Johnny tira fuori qualcosa dal

giaccone di stoffa, il medesimo che indossa dal giorno della sua

entrata nei partigiani: è un libro,

The Pilgrim’s Progress, tutto








sgualcito e fradicio. Lo soppesa con aria incerta, cerca di

aprirlo, ma le pagine si frantumano al più leggero tocco. Lo getta

via con espressione demoralizzata.

33 – EST. – PAESE – ALBA

Il camion procede a tutta velocità in un centro abitato. Johnny,

affacciato sullo spondale posteriore, si vede sfilare davanti case








28








sprangate e strade deserte. Ad una finestra, l’apparizione fugace

di un

vecchio dall’espressione grave. Gli occhi di Johnny non si








staccano dalla figura che va rimpicciolendosi.

34 – EST. – DEPOSITO MILITARE – GIORNO

Un enorme capannone con i cancelli divelti. Senza fretta, i

partigiani entrano ed escono dall’edificio carichi di coperte

militari che gettano sul camion.

Un

colpo di moschetto, il fischiare della pallottola. Johnny, di








guardia insieme a Pinco, imbraccia l’arma spaventato. Altri colpi

di moschetto vanno a spiaccicarsi contro la parete, alti sulle

teste dei partigiani. Tutti, tranne Johnny, sono rimasti quasi

impassibili. Il Biondo si gira verso una pretenziosa villetta

intonacata di rosa dall’altra parte della strada, completamente

sigillata, nessuno in vista. Sulla facciata spicca lo stemma dei

CC Reali. La faccia più annoiata che allarmata.

BIONDO

Han di nuovo mal di fegato…

Ordina agli uomini di mettersi al riparo dietro al camion e ad un

vicino terrapieno. I partigiani fanno fuoco tutti insieme verso la

villetta, aprendo vorticose scalfitture nell’intonaco e facendo

gemere le persiane chiuse. Johnny prende di mira lo stemma. Spara

con calma diversi colpi, come al tiro a segno, centrandolo

numerose volte. Inserisce un altro caricatore. Torna a mirare

proprio nel momento in cui un asciugamano bianco viene agitato da

una delle finestre della villetta. I partigiani cessano il fuoco.

Il Biondo si alza gridando dal suo riparo.

Fuori con le mani in alto! Il

Maresciallo esca il primo!!

Una breve attesa. Nel silenzio generale si sente solo il cigolare

della porta. I

carabinieri escono incolonnati. In testa il








maresciallo

, un uomo di mezza età dall’espressione ostica. Si








dirigono verso i partigiani, tutti con le mani giunte dietro la

nuca. Sfilano tra gli insulti fino a fermarsi davanti al Biondo.

Johnny osserva la scena da una posizione defilata. Il maresciallo

immobile e indifferente di fronte al Biondo, le mani lungo i

fianchi come ad impedirsi ogni gesto di scusa.

Veloce, ma senza frenesia,

il mitra del Biondo si alza sul milite.








Una rapida, brevissima raffica

. Il maresciallo si piega in due e








crolla. Johnny guarda inorridito il corpo a terra.

JOHNNY

Che hai fatto?! Si era arreso!

Un partigiano alle loro spalle, sdentato e canagliesco (

FULMINE),








si gira a guardarlo con aria delusa più che di rimprovero.

FULMINE

Più studiate, meno capite…








29








Il Biondo fa un gesto secco per interrompere sul nascere qualsiasi

intemperanza. Fulmine termina mormorando.

Era inteso così.

JOHNNY (irritato)

Che vuol dire era inteso così?!

BIONDO

Ogni volta gli ho mandato a dire che

facesse finta di niente, che ci

lasciasse stare. Ma l’ultima volta mi

ha ucciso un uomo…

FULMINE

Pancho …

BIONDO (ignorandolo, occhi sul morto)

Non me l’avesse fatto, ma m’ha ucciso

un uomo…

Un’ombra di dolorosa amarezza sulla faccia di Johnny. Su di lui,

le occhiate severe degli altri partigiani e quelle tese, ma

soddisfatte dei carabinieri semplici. Johnny fa convergere lo

sguardo nella stessa direzione del Biondo.

JOHNNY (consapevole)

Inteso…

35 – EST. – STRADA – GIORNO

Il camion è stracarico di materiali: coperte, pellicce, macchine

da scrivere, ecc.. Alcuni partigiani viaggiano appesi penzoloni

alle sponde del cassone. Johnny e il Biondo pigiati insieme a

Fulmine nell’angusta cabina. Tutti tacciono. Johnny tiene lo

sguardo fisso sulle colline circostanti.








Uno schianto improvviso

. Il camion sbanda paurosamente. Johnny








chiude istintivamente gli occhi, rovinando addosso al Biondo, la

canna del suo mitra all’altezza del petto. Si riscuotono dalla

sorpresa, scendono dall’autocarro.








Un’auto militare tedesca rovesciata sul declivio del fosso

. La








fiancata del camion appena ammaccata. Il Biondo e Johnny

raggiungono i compagni vicino all’automezzo:

tre soldati tedeschi








stanno faticosamente uscendo dall’abitacolo. Hanno un aspetto così

frastornato che i partigiani li circondano senza puntare le armi.

I soldati indicano la macchina. Johnny e il Biondo si chinano

verso l’interno:

un ufficiale di mezz’età, le mani strette attorno








al ginocchio, le labbra serrate per il dolore. Il Biondo lo

osserva scuro in volto.

BIONDO (a Johnny, senza voltarsi)

Sai il tedesco?

JOHNNY (ironico)








30








Nein

.








Un’occhiata di bonaria disapprovazione a Johnny, poi il Biondo fa

cenno agli uomini di estrarre il ferito.

BIONDO

Brutto affare…

JOHNNY

Lasciamoli qui…

BIONDO (visibilmente preoccupato)

No, meglio portarli con noi… magari

riusciamo a scambiarli con qualcuno dei

nostri…

36 – EST. – MOMBARCARO/PIAZZA – GIORNO

I soldati tedeschi vengono fatti scendere dal camion sotto gli

occhi di una piccola folla di civili muta e curiosa. Johnny e il

Biondo scendono dalla cabina. Alcuni partigiani scaricano

delicatamente l’ufficiale, lo adagiano a terra su delle coperte.

Una

donna gli si accosta con una brocca e un bicchiere in mano.








FULMINE

Se mi facevo male io, mica c’era tutto

‘sto ambaradan…

Johnny nota, poco discosti, il Biondo e Némega che stanno

discutendo. Il commissario scrolla preoccupato la testa.

37 – EST. – MOMBARCARO – IMBRUNIRE

I partigiani schierati sulle propaggini esterne del paese. Tesi.

Johnny e il Biondo seduti sul muretto della piazza. Lo sguardo di

Johnny erra nella valle sottostante: immobile, silenziosa.

38 – EST. – MOMBARCARO – NOTTE

La sorveglianza partigiana si è assottigliata, pochi uomini sono

rimasti di guardia, la tensione ha lasciato il posto alla

stanchezza. Tra quelli rimasti in postazione, Johnny e il Biondo.

D’un tratto Johnny strizza gli occhi, indica qualcosa al tenente:








una colonna di luci bianche e rosse in fondo alla valle

,








tremolanti come dei lumini cimiteriali. I due scendono

istintivamente dal muretto. Le luci continuano ad aumentare per

numero e intensità. Rimangono in silenzio ad osservare, finché

sale possente e inconfondibile il ronzio degli autocarri.

JOHNNY

E’ una colonna enorme.

BIONDO

Tedeschi. (sorpreso) Troppi per noi…








31








JOHNNY (ironico)

Non ce la meritiamo…?

Altri partigiani e qualche civile accorrono a scrutare attoniti la

teoria di luci. Némega appare alle loro spalle, si avvicina

appoggiandosi a sua volta al muretto.

NEMEGA

Per me vanno in Liguria…

La colonna di fari continua ad allungarsi. Il Biondo abbandona il

muretto muovendosi verso l’interno del paese.

BIONDO

Sposto gli uomini di qua…








Un razzo rosso solca improvvisamente il cielo

. Il Biondo si ferma








sui suoi passi. Sguardi interrogativi rimbalzano sulle facce

perplesse. Dalla parte opposta del paese,

un altro razzo. Johnny,








il Biondo e Némega partono di corsa.

I tre arrivano correndo al parapetto dall’altro lato del paese.

Guardano a valle:

un’identica colonna di luci. Occhi di bue








illuminano a giorno le forre del fondovalle.

Grida tedesche ora








risuonano in tutte le direzioni, piatte e terribili. Némega e il

Biondo scambiano uno sguardo di intesa.

NEMEGA

Siamo accerchiati…

I tre riguadagnano il centro del paese. Lungo la strada, porte

sprangate con violenza, civili che corrono verso casa, una donna

piange. In piazza è già radunato il grosso dei partigiani. Il

terzetto li raggiunge, il Biondo e Némega confabulando. Il

commissario prende la parola, serio e sbrigativo.

Sbandiamo in squadre… massimo sei o

sette… i tedeschi li lasciamo qui…

vivi. Ci vediamo domani alla Lovera …

Gli uomini fanno cenni di assenso e cominciano a dividersi

sbrigativamente in gruppi. Seguito da Mario, Némega si eclissa.

Alcuni partigiani partono disordinatamente per conto proprio, alla

spicciolata. Altri bussano insistentemente alle porte sprangate.

Johnny lancia un’occhiata apprensiva al Biondo che sta

selezionando la sua squadra. Il tenente se ne avvede.

BIONDO

Johnny, tu vieni con me.

Johnny fatica a celare la soddisfazione.

39 – EST. – CAMPAGNA – NOTTE

Sotto una pallida luce lunare, la squadra del Biondo sta

arrancando in una valletta. Avanzano a ferro di cavallo attorno








32








alla figura del tenente, Johnny al suo fianco. Una cinquantina di

metri sopra di loro, la strada, sulla quale sono visibili diversi








camion tedeschi

, fermi, con i fari accesi e i motori al minimo.








Gli uomini sono palesemente stanchi: qualcuno, per alleggerirsi,

abbandona le munizioni. Il Biondo da l’ordine di acquattarsi.

BIONDO (sottovoce ma imperioso)

Il primo che fa rumore, lo strozzo…

Il Biondo, pancia a terra, inizia a risalire gli ultimi metri che

li dividono dalla proda erbosa della strada. Lui e Johnny arrivano

per primi a sporgere gli occhi sul nastro d’asfalto: gli autocarri

hanno l’aspetto irreale di vascelli fantasma. Johnny scorre la

strada con lo sguardo: nessuno in giro, nessuno di guardia. Si

volta verso il Biondo con un misto di speranza e di scetticismo.

Con uno scatto, il tenente balza sulla strada e scompare tra due

camion. Ancora nessuno in vista, nessun rumore sospetto. Fulmine

lo segue. Stessa calma. Tocca a Johnny. Scatta con agilità, si

insinua tra i due camion correndo a tutta velocità. Tiene lo

sguardo fisso davanti a sé, alla proda opposta, alla salvezza. Un

ultimo sguardo alla strada, ancora deserta. E finalmente un salto

verso il rassicurante buio. Johnny atterra con un tonfo sordo a

fianco di Fulmine. Si voltano a guardare ancora la strada con i

suoi camion fantasma: Pinco la sta varcando a grandi falcate. Un

accenno di sorriso si insinua sul volto di Johnny.

40 – INT. – STALLA – ALBA

La testa abbandonata sul petto, le braccia conserte, Johnny dorme

piegato innaturalmente nella mangiatoia di una misera ed angusta

stalla. Gli altri avvolti nella poca paglia del pavimento. In

lontananza,

un primo colpo di fucile seguito da una raffica.








Johnny si sveglia di soprassalto.

BIONDO (f.c.)

In piedi! Tutti in piedi!

41 – EST. – CASCINA – ALBA

Un

contadino scheletrico come uno spaventapasseri sta fissando il








cielo grigio gravido del

rumore di autocarri in moto. Il cigolio








del portone della stalla lo fa sobbalzare: quasi sviene al vedere

il Biondo e i suoi che si sono cautamente affacciati sull’aia. Il

tenente gli intima di tacere, poi si mette come gli altri a

fissare le colline di fronte: non un uomo né un camion in vista,

solo qualche sporadico sparo e il frastuono degli automezzi.

JOHNNY

Andiamo dalla parte opposta…

Il Biondo si volta con un “no” metallico negli occhi. Quindi parte

di scatto in direzione del rombo degli autocarri. Johnny, senza

una parola né un’ombra di opposizione, gli è subito dietro.








33








42 – EST. – CAMPAGNA – GIORNO

Il Biondo cammina in testa alla piccola formazione nel fitto di un

bosco reso spettrale dall’inverno. Escono allo scoperto in un

campo sottostante una strada. Mentre lo attraversano, Johnny

guarda distrattamente la carreggiata: deserta. Poi

un bagliore, un








piccolo lampo verdognolo. In un attimo l’orizzonte si riempie di








elmetti tedeschi

. Johnny fa appena in tempo a indicarli agli altri








che una

prima, robustissima raffica piove su di loro.








Pinco è il primo a cadere

, avvinghiato alla mitragliatrice. Gli








altri fuggono, Johnny si tuffa a terra. Dallo schieramento nemico

si alzano insulti e perentori inviti alla resa (in italiano, a

soggetto). Il Biondo arma il mitra, mette un ginocchio a terra e

si dispone a sparare, ma una pallottola lo coglie ad una spalla,

sbilanciandolo. A fatica ritrova l’equilibrio, fa fuoco.

Viene








immediatamente fulminato da numerose fucilate.








Johnny lancia un’ultima, rabbiosa occhiata al corpo martoriato del

tenente, quindi retrocede verso il bosco. Ma il fuoco nemico lo

prende di mira: è costretto a cambiare direzione. In un turbine di

pallottole sibilanti, si lancia zigzagando verso il basso. Corre a

perdifiato, la faccia piegata in una smorfia di angoscia,

incurante del moschetto che gli scivola via dalle mani. L’ultimo

tratto lo fa rotolando, sempre più rapido, fino a precipitare

inaspettatamente in un ripido calanco.

Il fuoco nemico si








intensifica battendo il ciglione che ha appena scavalcato

.








Johnny frana nella vertiginosa pendenza, fino a fermarsi sul

fondo, i piedi e i polpacci nell’acqua gelida di un rigagnolo. Lo

sguardo rivolto verso la cima dove ora pullulano le voci confuse

dei fascisti. Johnny prende a marciare nell’acqua percorrendo la

gola nella direzione in cui diventa un vero e proprio canyon. Si

ferma, l’acqua ora al ginocchio: sul ciglione non si vede ancora

nessuno, ma si sentono inequivocabili i passi dei soldati che lo

perlustrano. A trenta metri da lui, l’improvvisa

esplosione di una








bomba a mano.

Johnny si guarda attorno, terrorizzato. Una seconda,








più vicina granata. Una terza a pochi metri

. Johnny si tuffa








scomparendo nel gelido torrente.

Un’altra vicinissima esplosione:








la superficie dell’acqua ribolle di schegge di tufo. Johnny

riemerge grondante, le labbra bianche, un rivolo di sangue sulla

tempia.

Il cuore in gola, in attesa del colpo definitivo.








E invece la granata successiva esplode più a valle, folgorando un

pioppo.

Attesa. Le voci dei fascisti si allontanano. Johnny








guarda a lungo il ciglione: deserto. Non si sente più alcuna voce.

43 – EST. – BOSCO – GIORNO

Johnny avanza solitario, lacero, in un bosco di acacie. La pistola

in pugno abbandonata lungo il fianco. Il silenzio è assoluto,

rotto solo dall’impatto dei suoi scarponi sul letto di foglie

morte. Improvvisamente, il rumore dei suoi passi è come

raddoppiato, leggermente sfalsato. Istintivamente si gira puntando

la pistola: di fronte a lui, sanguinante e disarmato, un braccio

ferito, Fulmine. Johnny gli dedica un’occhiata distratta: la

ferita è superficiale. Riprende a marciare senza curarsi








34








dell’altro. Fulmine rimane interdetto per alcuni secondi, poi lo

segue. Camminano per un po’ in quell’ordine, finché spuntano su un

sentiero che costeggia il bosco. Johnny si ferma e fissa Fulmine

con indifferenza. Finché l’altro non ce la fa a reggere.

FULMINE

Il Biondo?

Johnny non risponde, un moto di sconforto lo travolge. Ma si

riprende subito: squadra Fulmine con occhi severi.

JOHNNY

Perché mi segui?

Fulmine è meravigliato, più dal tono che dalla domanda.

FULMINE

Non so dov’è la Lovera… pensavo che tu…

JOHNNY (indicando una direzione)

Di là…

Senza attendere oltre, Johnny parte per la direzione opposta a

quella indicata a Fulmine.

FULMINE (confuso)

Torni a casa?

Johnny non risponde. Fulmine rimane sbigottito a guardarlo mentre

si allontana con il consueto passo militaresco.

DISSOLVENZA A NERO

44 – EST. – COLLINE – GIORNO

Sbrindellato e sfiancato, Johnny cammina su una strada in cresta,

lo sguardo attento, febbrile, a valle. Sotto di lui, forre e

valloni profondi. I profili delle colline circostanti sono più

dolci, più materni di quelle di Mombarcaro. Finché, oltre una

piccola sella,

appare per un attimo la città, la sua città, Alba.








Johnny si ferma per un lungo istante a guardarla, pensieroso e

nostalgico. Poi si avvia a lunghi passi giù dal declivio verso la

cittadina in lontananza.

Assorto, percorre un sentiero collinare che si insinua tra le

prime ville padronali, deserte e sigillate. Nell’aria silenziosa,

un rumore sordo e ripetuto, come di tappi sturati. Johnny rallenta

nei pressi di una siepe lungo il sentiero. Il rumore si è fatto

più secco e vicino.

Incuriosito, sbircia attraverso la vegetazione: un uomo e una

ragazza stanno giocando a tennis nel campo privato di una villa.

L’uomo, sui 50, stempiato e grigio, colpisce con scioltezza. La

ragazza, ventenne, bionda ed esile, risponde con colpi impacciati.

Entrambi indossano impeccabili completi da tennis.

Johnny osserva stupito la scena, ammaliato dall’assurdo balletto

dei corpi e delle racchette. Nota che l’uomo gioca tenendo con

nonchalance una sigaretta tra le dita, impreziosite da un vistoso








35








anello. Il suo sguardo corre poi alla ragazza, al suo viso fresco,

leggermente arrossato dalla corsa.

Una palla colpita maldestramente dalla ragazza vola nella

direzione di Johnny: si ritrae istintivamente. Rimane immobile,

come nel timore di essere scoperto. Il rumore della palla colpita

dalle racchette riprende regolare.

Johnny inverte direzione di marcia e riprende a camminare, questa

volta su per la collina.

45 – 46 TAGLIATE

47 – EST. – QUARTIER GENERALE NORD – GIORNO

La grande aia di un’imponente, isolata cascina. Johnny la

attraversa nell’indifferenza generale. Una

ventina di partigiani








sono di guardia, ma con leggerezza, nell’evidente consapevolezza

di non star correndo alcun pericolo. Tutti portano al collo

fazzoletti azzurri, alcuni indossano divise inglesi, altri

sfoggiano i galloni da ufficiale dell’esercito regio. Si divertono

a sfottere cameratescamente

alcune giovani donne, anch’esse con








abiti di foggia maschile, che stanno facendo il bucato in un

lavatoio. Una di esse, mora, piuttosto formosa, viso contadino

(

SONIA), nel gettare l’acqua da un catino, allunga volutamente la








traiettoria fino a colpire i maschi. Le colleghe approvano il

gesto ridendo. Johnny osserva la scena con un misto di

circospezione e disappunto.

Sulla porta della cascina sventola un piccolo tricolore regio. E’

presidiata da

tre uomini armati fino ai denti, dall’aspetto torvo








e arrogante. Uno, con una divisa tedesca resa meno tetra dal

fazzoletto azzurro, lo squadra con aria tracotante.

JOHNNY (calmo)

Cercavo Nord.

48 – INT. – QUARTIER GENERALE NORD – GIORNO

Occhi azzurri, penetranti, fermi. Un viso di straordinaria

bellezza. Sono gli occhi di

NORD, fissi su Johnny: immobile,








affascinato, davanti a lui. I due sono in una stanza arrangiata ad

ufficio: scrivania, mappe, telefoni da campo. Nord sta in piedi

appoggiato ad un tavolo con comoda disinvoltura, in perfetta

divisa da ufficiale inglese. Johnny lo guarda ammirato, fino ad un

dettaglio che lo fa quasi sorridere: ai piedi, un paio di scarpe

da pallacanestro.

NORD

Ettore m’ha detto che eri allievo

ufficiale…

Johnny annuisce con un velo di tristezza.

JOHNNY

Ettore è con voi?

NORD








36








Al presidio di Castagnole… dice anche

che sei professore d’inglese…

Johnny agita la mano come a voler ridimensionare.

JOHNNY

Secondo anno di università… Ettore la

fa sempre grossa…

Nord sorride complice.

NORD

M’era venuto il sospetto… è vero quel

che dice del tuo inglese?

Johnny risponde allargando le braccia con modestia. Nord si

avvicina a Johnny con sobria elasticità. Gli squadra

l’abbigliamento lacero e sporco.

Come mai sei finito con Nemega?

JOHNNY

Sono i primi che ho trovato… ci hanno

fatto a pezzi…

NORD

Lo so. Potevi tornare a casa…

Johnny è stupito dalla considerazione.

JOHNNY

A fare cosa?

Senza replicare, Nord torna dietro alla rimediata scrivania, si

siede. Scrive qualcosa su un foglio.

NORD

Se sai veramente l’inglese ci sarai

molto utile… fra un po’ ci manderanno

giù delle missioni…

Johnny cerca di nascondere l’emozione deglutendo a fatica.

Ti metto con il tenente Pierre al

presidio di Mango. Gli farai da

secondo.

Johnny annuisce lusingato mentre si allunga a prendere il foglio.

49 – EST. – MANGO – GIORNO

Uno spiazzo in terra sotto il bastione di accesso al paese

intiepidito dal primo sole primaverile. Una

dozzina di partigiani








stanno marciando compatti in una nuvola di polvere. Sono tutti

adolescenti dall’aria sonnolenta e svogliata. Portano il moschetto








37








e, oltre all’immancabile fazzoletto, indossano divise militari di

varia foggia e provenienza. A comandarli è un 35enne dal forte

accento siciliano, corpo robusto e carnagione scura (

MICHELE).








PIERRE (f.c.)

Michele era sergente in Africa… in

gamba come pochi… è siciliano… non

torna a casa dal ’40…

Michele ordina un feroce dietro front. Gli uomini eseguono

piuttosto disordinatamente. Alcuni partigiani, di qualche anno più

anziani, seduti su una staccionata ai bordi dello spiazzo, li

osservano esilarati (Kyra, Tarzan, Set, Ivan). Alcuni civili,

invece, approvano con compiaciuti cenni del capo. Anche Johnny,

ripulito e sbarbato, un fazzoletto azzurro al collo, appare

divertito. Accanto a lui, sul bastione, c’è

PIERRE, trentenne,








fisico minuto e asciutto, occhi mansueti che sovrastano un paio di

esilissimi baffetti da guascone. In testa, un berretto da

aviazione. Il tenente nota l’espressione ironica di Johnny.

PIERRE

Che vuoi che faccia? Bisogna tenerli

occupati… i fascisti qui non vengono e

noi siamo troppo deboli per attaccarli…

JOHNNY

Perché non li comandi te?

PIERRE (divertito)

Io? Sono un aviatore, a me la terra

ferma fa venir la nausea…

Michele comanda l’alt proprio di fronte a loro. Poi un present-atarm!

con la solita ferocia. Gli uomini eseguono con notevoli

difficoltà. Johnny si trattiene a fatica.

50 – TAGLIATA

51 – INT. – MANGO/MAGAZZINO MUGNAIO – NOTTE

Un ampio ambiente ben illuminato, sacchi di farina ammucchiati

alle pareti. Un uomo massiccio suI 50, la faccia bonaria del

commerciante (

MUGNAIO) distribuisce abbondanti mestoli di carne al








sugo ai partigiani. Il vino scorre abbondante, l’allegria regna,

la truppa se la gode (e con loro

un paio di fanciulle vestite con








dei graziosi completini estivi). Più sobri e misurati, isolati ad

un capo del tavolo, Pierre, Johnny e Michele, i “gallonati” del

presidio, (e il Dottore) guardano i giovani con aria compiaciuta.

Al fianco di Johnny, un lucidissimo Sten appoggiato alla gamba

della sedia.

51a – MONTAGGIO – COLLINE








a

– Una polla d’acqua limpidissima in un’ansa di un torrente.








Johnny emerge all’improvviso, riprende fiato per sparire

nuovamente sott’acqua.








b

– Nelle immediate vicinanze del torrente, Johnny in mutande








seduto su un grande sasso, lo sguardo agli alberi e al cielo. Ogni








38








tanto aspira con voluttà una boccata di fumo dall’eterna

sigaretta. Poi si guarda le mani: il dorso ancora liscio e

levigato; il palmo, calloso, ispessito.

JOHNNY (tra sé)








Doctor Jekill and Mister Hyde








c

– Cammina, Johnny. La faccia (appena fremente dalla cadenza dei








passi) illuminata da uno sguardo lieto, quasi sognante. Cammina

con rilassata energia. Di colpo i suoi occhi si fanno seri,

allarmati. Rallenta. E’ un attimo: un sorriso gli si accende negli

occhi. Si affretta, quasi ansioso.

E’ un abbraccio breve e sobrio quello che Johnny riserva a Vico

(che appare “imbarbarito” e leggermente invecchiato). I due,

immobili in mezzo ad un sentiero di cresta si osservano increduli.

Poi si abbrracciano. Si staccano, increduli. Vico tocca fazzoletto

J.

VICO

Nord, eh…

Johnny sorride.

JOHNNY

E’ una questione di stile…

VICO (divertito)

Già… fai la tua figura anche senza

libri in mano…

Ridono sommessi.

JOHNNY

Te…?

VICO

Sto con Cocito…

n velo di nostalgia attraversa il viso di J.

JOHNNY

Bergadano?

Vico che abbassa lo sguardo.

VICO

Morto… gli è scoppiato il moschetto in

mano… gli è partita mezza testa

La tristezza cala sul volto di J. Una tristezza controllata.

JOHNNY

Prima o poi tocca a tutti.

Vico annuisce grave. Poi scuote la testa, come a voler cancellare

il pensiero. Sorride lieve.

VICO

Però ci fai il callo, no?

J. annuisce consapevole, complice.








39








Godiamoci ‘ste vacanze, va…

J. approva con un largo sorriso.

DISSOLVE SU








d

– Di nuovo in marcia: Johnny sta percorrendo con passo rapido la








cresta di una collina. Ad un centinaio di metri da lui, una grossa

fattoria (cascina della Langa) con una bellissima

LUPA a far da








guardia. Johnny la osserva con occhi ammirati.

DISSOLVE SU

52 – INT. – MANGO/OFFICINA – GIORNO

Un tornio signoreggia al centro di un’officina meccanica. Sotto lo

sguardo ammirato di Johnny e di Pierre,

KYRA (uno dei partigiani








più anziani visti nello spiazzo) sta ultimando la filettatura di

una sorta di “tromboncino”. Ha circa trent’anni, il corpo

perfettamente proporzionato, muscoloso ed elegante. Manovra il

tornio con sicurezza e rapidità, l’occhio limpidamente vigile.

KYRA

Ci voglio tirar fuori un lanciabombe…

Finisce di rifilare il pezzo e lo avvita sulla canna di un grosso,

rudimentale fucile.

JOHNNY (curioso)

Funzionerà?

KYRA

Quand’era un fucile, funzionava…

Ride, imitato da Pierre.

PIERRE (divertito)

Kyra, racconta un po’ di quella volta

che hai fatto una bomba a mano con la

caffettiera…

Nuove risate, a cui si unisce cameratescamente Johnny. In quel

momento, attraverso il portone di lamiera aperto su una via del

paese, si vede transitare una macchina con la capotte abbassata,

seguita dallo stridere di una frenata. Tutti si voltano a

guardare. L’auto ricompare in retro marcia: ne scende Ettore, i

soliti occhi vivi, l’espressione ribalda. Johnny ha un lampo di

emozione. Ettore entra nell’officina.

ETTORE (sorriso a tutta bocca)








Long

Johnny! Siamo a due colline e non








sei mai venuto a trovarmi!

Anche Johnny si apre al sorriso mentre l’amico si avvicina. I due

si stringono calorosamente la mano, affondando ognuno lo sguardo

in quello dell’altro. Ettore si presenta (a soggetto) a Pierre e

Kyra. Poi, senza ulteriori indugi…








40








Dicono che c’è del giro a Santo

Stefano… (mordace, a Johnny) Tu, sempre

col voto di castità?

JOHNNY

Perché? E’ finita la guerra…?

Tutti sorridono. Poi Johnny guarda Pierre, come per cercare

solidarietà, ma il tenente rifiuta con un cenno imbarazzato della

mano.

PIERRE

No, scusate. Ho delle cose da sbrigare…

KYRA (sornione)

Sì… con una ragazza di Neive…

Johnny aggrotta sorpreso e compiaciuto la fronte. Pierre non

riesce a nascondere un timido sorriso.

53 – EST. – S. STEFANO BELBO – GIORNO

Johnny, lo Sten a tracolla, sta faticosamente spingendo la

macchina da dietro, sudato fradicio. Nell’aria, un lontano brusio,

come di una fiera cittadina.

JOHNNY

Potevi almeno guardare quanta benzina

c’era…

Ettore, di lato, una mano attraverso il finestrino a manovrare il

volante, fa molto meno sforzo.

ETTORE

L’ho requisita.

JOHNNY (f.c.)

A chi?

Ettore si gira per un attimo con un’espressione ribalda.

ETTORE

Ai suoi della ragazza di Pierre… sono

fascisti… fascisti nati e sputati…

Johnny alza lo sguardo sull’amico, come a volerlo bonariamente

rimbrottare per il tiro giocato a Pierre. Ma si blocca

meravigliato: davanti a lui,

una piazza gremita di partigiani con








fazzoletti rossi o azzurri, tutti sfoggianti l’arma,

borghesi








dall’aria ostile e invidiosa,

ragazze dai disponibili sorrisi.








Ettore dirige la macchina a lato della strada. Poi si gira verso

Johnny con un sorriso radioso.

A proposito di ragazze… lascia parlare

me. Tu parli troppo bene, me le

spaventi…








41








Johnny ridacchia scuotendo la testa e segue Ettore che, con aria

da marpione, fa il suo ingresso nella piazza festosa. Johnny

osserva affascinato il variopinto via vai: gli azzurri più

eleganti, anche nell’andatura; i rossi più duri e sbrigativi. Una

coppia passa poco lontano: lui col fazzoletto rosso, lei vestita

da festa e con il mitra del suo uomo a tracolla. Ettore gomita

Johnny indicandogli

due ragazze sole al centro della piazza. Si








avvia col passo elastico del conquistatore. Johnny lo segue

divertito. Ma, dopo pochi passi, un movimento di fazzoletti rossi,

fuori da un bar, attira la sua attenzione. Istintivamente si

avvicina al capannello. Ettore si accorge del cambio di direzione

dell’amico, fa per chiamarlo, poi, sbuffando, si rassegna a

seguirlo mentre le due ragazze si perdono nella confusione.

Una

decina di partigiani rossi stanno issando su un tavolino del








bar un

giovane compagno incitandolo a cantare. Johnny si ferma








alle loro spalle. Il ragazzo nicchia, le guance rosse per la

vergogna. Gli altri incalzano. Il ragazzo fa un lungo sospiro e,

con una sorprendente voce da basso, intona

Fischia il vento in








russo. Con una tale padronanza melodica che subito tutti

ammutoliscono, incluso Ettore che si è unito a Johnny. Fissano

conquistati la scena.

JOHNNY (sommesso, a Ettore)

Loro hanno una canzone e basta… e fa

tremare i polsi. Noi troppe e nessuna.








PARTIGIANO COMUNISTA (f.c.)








Garibaldini ai camion!

La canzone si interrompe. Si girano tutti: una macchina ricoperta

da una bandiera rossa procede nella piazza ad andatura lenta. Un

partigiano, in piedi sul predellino con un megafono.

Attacco fascista sulla linea Isola-

Montegrosso-Loazzolo!

I garibaldini cominciano a sciamare rapidamente. I civili e le

donne rifluiscono verso le loro abitazioni con passo affrettato.

ETTORE (con tono di rivincita)

Se lo sono voluto…

La piazza ora è quasi deserta. Anche gli azzurri si stanno

indirizzando verso l’esterno del paese. Fatta eccezione per alcune

ragazze che tornano deluse a casa, Johnny e Ettore rimangono soli.

PIERRE (f.c.)

… usano il seminario come caserma… non

sprecate munizioni… Nord vuole solo che

gli roviniamo il sonno…

54 – INT – MANGO/COMANDO – GIORNO








42








Chinato su una cartina adagiata su un tavolo, Pierre sta istruendo

Johnny nell’improvvisato comando del presidio, ricavato nella

rimessa di una casa del paese. Mappe e carte militari appese ai

muri, il resto della stanza invaso da mele e nocciole. Johnny

fissa pensieroso la cartina.

… scegli tu la strada… ti do Kyra, Set

e Tarzan, sono i più esperti…

Johnny sembra perplesso.

JOHNNY

Perché Alba?

PIERRE

Ti preoccupi per i tuoi?

Johnny nega con un cenno della testa. Pierre corruga la fronte.

Non so… si dice che la occuperemo…

Johnny lo fissa con l’aria di chi ha appena udito una follia.

55 – EST. – ALBA/TORRENTE/SEMINARIO – NOTTE

Johnny è alla testa di una dozzina di uomini che avanzano

acquattati lungo gli argini di un torrente. Subito alle sue

spalle, Michele. A coprire in coda, due ventenni che, rispetto al

resto della giovanissima truppa, appaiono quasi “vecchi”:

SET è








massiccio, il volto contadino incorniciato da una folta barba;








TARZAN

è di statura normale, la faccia sveglia segnata da una








cicatrice sul mento. La squadra è giunta in prossimità di un

ponticello pedonale. Johnny si ferma, raduna gli uomini attorno a

sé.

JOHNNY

Mi raccomando, niente colpi di testa…

Tutti fanno cenni di assenso. La formazione si arrampica su per la

scarpata dell’argine, sempre guidata da Johnny che si muove

egregiamente al buio. In cima al terrapieno, un viale alberato che

costeggia un imponente edificio completamente buio. Alle spalle

della nera mole, il profilo della città dormiente.

Johnny e gli altri si dispongono lungo la banchina della strada,

rifugiandosi dietro ai larghi tronchi del viale. Il silenzio della

città è perfetto, gli uomini concentrati, le armi già puntate.

Johnny li scorre con sguardo calmo, fino a scorgere Tarzan e Set,

nella posizione più avanzata, le armi tenute al fianco. Le facce

tranquille di chi sa quel che sta per fare.








Assordante, in quel silenzio assoluto, un tocco di campana.

Michele apre il fuoco contro le finestre dell’edificio

, subito








imitato dagli altri. I successivi rintocchi della mezzanotte

suonano come un assurdo contrappunto al frastuono delle armi. Lo

squillo di una tromba proviene dal palazzo preso di mira.

Johnny indirizza due lunghe raffiche contro l’edificio, da cui ora

si levano sanguinosi insulti all’indirizzo dei partigiani. Mentre








43








estrae il caricatore vuoto, vede Tarzan e Set che sparano calmi e

concentrati. Il suo sguardo si fa assente, come astraendosi dalla

sparatoria. Si riscuote e inserisce un nuovo caricatore.

Gli uomini di Johnny sparano senza ritegno, godendosi il crepitare

delle armi. Dall’edificio si alternano grida confuse: talune di

rabbiose vendetta, altre imploranti il cessate il fuoco. Johnny

fruga nelle tasche: ha solo più un caricatore. Comincia ad urlare

ordini di ritirata agli uomini. Nessuno si muove. Alza la voce, si

sbraccia. Finalmente arretrano tutti, qualcuno sparando un ultimo

colpo, Tarzan e Set i primi a riguadagnare il bordo della strada

ed acquattarsi allegramente. Johnny li raggiunge soddisfatto.








Dall’edificio ora hanno iniziato a sparare

, ma i colpi non li








sfiorano nemmeno. Johnny conta gli uomini: sono rientrati tutti.

Si appresta a retrocedere quando

un ragazzo, uno dei più giovani,








balza nuovamente sulla strada

, reggendo a fatica un mitragliatore.








Si dirige verso l’edificio come ipnotizzato dal fuoco

dell’invisibile nemico. Johnny e gli altri gli urlano di fermarsi,

di tornare indietro, ma il ragazzo si è messo a sparare contro le

finestre. Tarzan scatta sulla strada, giungendo a pochi metri da

lui. Alle sue spalle, Set ha riguadagnato la carreggiata e raffica

per coprirlo. Johnny osserva la scena con lucida trepidazione.

Un








colpo di moschetto

risuona secco nell’aria: il ragazzo si piega su








se stesso, barcolla, cade all’indietro. Tarzan si getta a terra,

lo afferra per le gambe, lo trascina verso l’argine. Dal palazzo

fanno il tiro a bersaglio sui due allo scoperto. Sotto una

grandinata di pallottole rimbalzanti, Tarzan e il ferito

raggiungono il ciglio della strada dove ora anche Johnny e gli

altri stanno coprendo insieme a Set.

56 – EST. – FERROVIA NELLA CAMPAGNA – NOTTE

La formazione avanza lentamente lungo binari arrugginiti come in

processione notturna. Johnny e Michele procedono seguiti da

quattro uomini, tra cui Tarzan, Set e Kyra, che su una barella di

fortuna stanno trasportando faticosamente il ferito.

SET (fermandosi)

Johnny… sanguina…

Johnny e Michele raggiungono la barella. Il sergente accende un

fiammifero: il ragazzo rantola penosamente. Kyra gli tampona con

un fazzoletto la ferita al fianco. Johnny fa segno nervosamente di

ripartire. La squadra obbedisce. Di fronte a loro la bocca, più

buia del buio, di un tunnel.

57 – INT. – TUNNEL – NOTTE

Il rimbombare dei passi sul ghiaione della ferrovia. Johnny sempre

in testa, affiancato da Michele. Marciano silenziosi, lenti ma

costanti. Il silenzio viene rotto dalla voce di un partigiano.

PARTIGIANO GIOVANE (f.c., flebile)

Ma quant’è lungo?








44








Michele accenna un sorriso. Tarzan si gira, per quanto gli

permetta lo sforzo della barella, verso il compagno.

TARZAN

Hai paura che passi un treno?

PARTIGIANO GIOVANE (f.c.)

No, lo so che la linea è ferma. E’ che…

Il

PARTIGIANO GIOVANE, un viso da bambino appena marcato dalla








prima peluria, scuote la testa, esitante.

… ho paura delle mine…

Subito tra i partigiani più giovani saettano occhiate inquiete.

JOHNNY (duro)

Chi t’ha detto che è minata?

PARTIGIANO GIOVANE

Nessuno…

JOHNNY

E allora sta zitto!

Sulle facce degli uomini cresce la tensione. Il passo rallenta, i

movimenti diventano più cauti. Gli occasionali barellieri appaiono

esausti. Johnny tiene lo sguardo su Tarzan, la faccia contratta in

una smorfia di fatica. Johnny lo affianca. Impugna la barella

accanto alla sua mano. Il suo tono è gentile e risoluto.

JOHNNY

Lascia pure Tarzan, vai avanti…

Tarzan lo scruta stupito, senza mollare la presa. Poi volge lo

sguardo verso Set, ora affiancato a sua volta da Michele: il

siciliano fa ad entrambi un cenno di benevola approvazione. Tarzan

e Set lasciano la presa e prendono la testa della squadra.

Johnny guarda il ferito, la testa proprio all’altezza della sua

mano. Respira debolmente emettendo una sorta di sibilo.

In lontananza, incerta, irreale, la luce dell’alba. Gli uomini

accelerano il passo.

58 – EST. – FERROVIA NELLA CAMPAGNA – ALBA

L’uscita scura del tunnel appena alle spalle, Michele e gli altri

depongono con delicatezza la barella per terra. Johnny si china

sul ragazzo: nella luce azzurra dell’alba, il volto pallido del

ferito, immobile, senza più respiro. Johnny alza lo sguardo sugli

uomini che lo sovrastano. Tutti capiscono all’istante. Michele

allarga le braccia sconsolato. Johnny si rialza e con passo

sconfortato, incoerente, si incammina da solo verso il tunnel.

59 – EST. – QUARTIER GENERALE NORD – GIORNO








45








Johnny passeggia rilassato sull’aia. Sullo sfondo, le annoiate

guardie del corpo. Dalla cascina esce Nord in un’elegante divisa

cachi con calzoni corti. Saluta Johnny con un cenno, lo raggiunge.

I due si dirigono verso un pergolato.

NORD

So che sei stato ad Alba… com’è la

situazione?

Johnny guarda scettico il comandante.

JOHNNY

Vuoi sapere se reggerebbero un nostro

attacco?

Nord lo osserva disorientato.

NORD

Perché no…

JOHNNY

Il problema non sono loro…

Nord si siede ad un tavolo sotto il pergolato. Offre delle

sigarette inglesi a Johnny. Dalle vicinanze,

l’eco di una breve e








intensa raffica

. Johnny si gira appena nella direzione del suono.








NORD (f.c.)

Che vuoi dire?

Johnny accende la sigaretta.

JOHNNY

… metà dei nostri non hanno mai sparato

un colpo in vita loro. Sai come mi è

morto quello l’altra sera?








Un’altra raffica

, questa volta più insistita. Johnny guarda Nord








che lo invita a continuare con un cenno della testa.

Qui tutti stanno dalla nostra parte, ma

quando perderemo la città, perché la

perderemo, cosa diranno quando ci

vedranno tornare?

Nord gli getta un’occhiata preoccupata.

NORD

Dici che per fine autunno non sarà

tutto finito?

Johnny sorride scettico. Nord si alza sospirando, lo sguardo

preoccupato verso valle. Accompagnato da una

GUARDIA DEL CORPO, un








PARROCO DI CAMPAGNA

sta dirigendosi verso di lui.








46








Ci sono delle trattative in corso…

JOHNNY (sorpreso)

Che trattative?

NORD

Per l’evacuazione dei fascisti…

Un’ombra di amarezza e di delusione negli occhi di Johnny.

Evacuazione pacifica, armi, bagagli e

tutto…

Johnny scuote apertamente la testa. Si alza con un sorriso ironico

e pensieroso. Il prete li ha raggiunti col passo paziente del

contadino. E’ piuttosto anziano, ma ancora robusto.

PRETE

Comandante Nord… una parola…

NORD

Dite reverendo.

Il prete sospira. Johnny si avvicina alla guardia del corpo.

PRETE

Per le fucilazioni… non è per

lamentarmi… ma io non sono l’unico

prete qui intorno…

Nord lo osserva con benevola severità.

NORD

Problemi di coscienza, padre?

Il prete nega con un cenno della mano. Johnny la guarda: è spessa,

deformata dalle durezze del lavoro.

PRETE

Non discuto le vostre sentenze… io li

metto in pace con Dio, il resto non mi

riguarda. Ma voi sapete bene che sono

stato chiamato quattro volte nelle

ultime tre settimane… vorrei essere un

po’… sollevato, ecco. Un po’ di

alternanza…

Un rumore di passi concitati fa voltare Johnny e la guardia del

corpo: Kyra, trafelato e pallido, sta accorrendo verso di loro. Si

dirige senza indugi verso Nord che si alza per accoglierlo.

KYRA (ansimante)

Mi hanno detto che c’è stata una

fucilazione…








47








NORD (rassicurante)

Sta tranquillo, non c’era tuo fratello…

Kyra abbassa lo sguardo, esausto e sollevato.

KYRA

Posso andare a vederli lo stesso?

Nord gli indica la valletta da cui sono venuti il prete e la

guardia del corpo. Kyra saluta con un secco cenno della testa e si

allontana con passo affaticato. Johnny lo segue con lo sguardo,

mentre Nord torna a parlare con il prete.

JOHNNY (a bassa voce alla guardia del corpo)

Cosa c’entra il fratello?

GUARDIA DEL CORPO (brusco)

E’ ufficiale fascista ad Asti… ogni

volta che ne prendiamo uno Kyra va a

pezzi…

Johnny riporta lo sguardo su Kyra ormai lontano.

… anche se non alzerebbe un dito per

salvarlo.

JOHNNY

Per chi erano le raffiche oggi?

GUARDIA DEL CORPO

Due dei nostri, stupro e rapina.

JOHNNY

Bene.

60 – 61 – 62 – 63 tagliate

64 – EST. – ALBA/VIA MAESTRA – GIORNO

Più curiosi che festanti, quasi perplessi, alcuni civili fermi

lungo la strada. Un bambino passa correndo di fronte loro, prima

di infilarsi felice nella grande colonna di partigiani che sta

percorrendo la via sotto un rincorrersi di campane martellanti.

Facce sorridenti sotto cappelli di tutti i tipi, divise

arrangiate, le armi ben in mostra:

azzurri e rossi, rigidamente








separati, avanzano nella città diffidente.

Johnny cammina in mezzo ai suoi, lo sguardo alle finestre

sprangate della strada. Rivolge a Michele un’occhiata delusa.

Improvvisamente, una finestra si spalanca di colpo. Vi si affaccia

sorridendo

una donna di mezza età. Applaude, prima timidamente,








poi con sempre maggior entusiasmo. I partigiani le rispondono con

cenni festanti e urla selvagge. Sul viso di Johnny un’espressione

euforica cancella la delusione di poco prima.








48








In quel momento, preceduta dall’insistente tambureggiare del

clacson, sopraggiunge alle spalle di Johnny una macchina scura: le

guardie del corpo di Nord appollaiate sopra. I partigiani si








49








scansano, dapprima irritati, poi con una sorta di deferenza che

scoppia in una generale esclamazione di gioia. Johnny guarda

distrattamente verso l’interno dell’auto: Nord, seduto sul sedile

posteriore, solo, monolitico, lo sguardo in avanti, inguainato in

tuta di gomma nera. Johnny distoglie perplesso lo sguardo, scambia

un cenno d’intesa con Michele e con uno scarto improvviso sparisce

in un vicolo laterale.

65 – EST. – ALBA/VIA SECONDARIA – GIORNO

Johnny cammina a testa bassa per una via secondaria.

Un drappello








di civili

lo supera sventolando una bandiera italiana.








ALESSANDRO (f.c.)

Johnny!

Johnny si gira: Alessandro, con indosso un elegante impermeabile,

lo sta guardando seminascosto dal portone di una casa, quasi non

volesse farsi vedere. Squadra Johnny con aria complimentosa.

Ve la fate bene in collina, eh?

JOHNNY (freddo)

Vita sportiva…

ALESSANDRO (avvicinandosi)

Un caffè?

JOHNNY

Grazie, ma non vedo i miei da dicembre.

ALESSANDRO

Ti accompagno…

I due si avviano. Fanno i primi passi in un imbarazzato silenzio.

Poi Alessandro prende coraggio.

Quanto la tenete la città?

JOHNNY

Dieci, venti giorni al massimo…

La faccia di Alessandro crolla di delusione e di ansia.

ALESSANDRO

E me lo dici così?

Johnny lo considera appena con un’occhiata distratta.

E allora cosa l’avete presa a fare?!

Johnny continua a camminare indifferente.

JOHNNY








50








E’ la prima città libera del Nord

Italia. Ti pare poco?

Alessandro scuote la testa.

ALESSANDRO (incredulo)

Insomma, l’avete occupata per farvi

réclame?!

Johnny, perfettamente indifferente, aspira una lunga boccata.

Alessandro lo ferma piazzandosi di fronte a lui.

I tuoi partigiani non mi piacciono! Non

mi piacciono le loro facce! Non mi

piace quello che fate!

Johnny lo squadra con freddo risentimento.

JOHNNY

I fascisti ti piacevano?

ALESSANDRO

No, non mi piacevano.

Johnny sospira di stanchezza.

Un altro crocchio festante passa








vicino. Alessandro osserva con nervosa disapprovazione.

JOHNNY (casuale)

Devi scegliere la parte che ti dispiace

di meno. Ma devi scegliere, Sander.

Si guardano intensamente. Alessandro appare toccato, depresso.

Ci vediamo…

Johnny si avvia, lasciando Alessandro solo nella via.

66 – INT. – CASA JOHNNY/VANO SCALE – GIORNO

Johnny sale lentamente, con cautela. Dall’alto il tintinnare di

posate e piatti. Si ferma, lo sguardo in alto.

67 – INT. – CASA JOHNNY/CUCINA – GIORNO

Johnny apre la porta mentre la madre sta mettendo dell’acqua a

bollire sul fornello. Appena lo vede, con mitra in mano e

fazzoletto al collo, non riesce a trattenere le lacrime. Si getta

su di lui affondando il viso nel suo torace. Johnny la lascia

fare, poi la scosta tenendola a distanza di braccia. La donna lo

fissa con aria di riprovazione e, al contempo, di ansioso amore.

MADRE

Siediti…

Johnny obbedisce sotto lo sguardo apprensivo della donna.








51








Non l’hai visto tuo padre? E’ andato a

cercarti…

Johnny poggia lo Sten sul tavolo. La madre guarda l’arma con una

sorta di spaventata diffidenza.

Da quant’è che non mangi?

Il rumore della porta: il padre è sulla soglia, sguardo apprensivo

e orgoglioso sul figlio. Johnny si alza per abbracciarlo, ma il

padre, occhi arrossati dalla commozione, si limita a dargli una

pacca sulla spalla.

PADRE

Eravate in tanti…

Johnny si risiede, imbarazzato di fronte al turbamento dei

genitori. La madre lo fissa torturandosi le mani.

MADRE

Adesso non vai più via, no?

Johnny ha un moto di sorpresa.

JOHNNY

Non vorrai che molli i partigiani?

MADRE

No, no… volevo dire che adesso state

qui, adesso che l’avete presa…

Johnny sorride con malinconica dolcezza.

JOHNNY

Non la terremo per molto.

Il padre impallidisce.

PADRE

Come?! Io ho sentito dire che ci

starete fino alla fine.

JOHNNY (amaro)

E’ tanto se dura ancora dieci giorni…

I genitori tacciono delusi. Johnny si alza.

Vado a cambiarmi…

PADRE (voce tremula)

Johnny…

Johnny si volta pieno di energia.








52








Hanno ucciso il tuo professore… Cocito…

impiccato a un gancio da macellaio.

Un velo di angoscia cala sul viso di Johnny.

68 – INT. – ALBA/SEMINARIO – NOTTE

Un enorme corridoio nella penombra, tante porte in legno, soffitti

alti, colonne di marmo. L’ambiente è percorso da mormorii soffusi

e rumori attutiti. Nell’oscurità, Johnny procede con gli occhi

serrati, come in cerca di qualcosa. Apre una porta e si affaccia

all’interno. La richiude con disappunto. Riprende a percorrere il

corridoio spazientito.

JOHNNY

Michele!

Nessuna risposta. Ad un secondo richiamo, da una delle tante

camerate, esce il sergente.

MICHELE

Johnny… siamo qua!

Johnny accelera il passo ed entra con Michele in una camerata. Nel

buio si intravedono corpi distesi su brande da campo. L’oscurità è

costellata da decine di punte rosse di sigarette.

Vieni… ti presi la branda vicino alla

mia…

Johnny si lascia guidare da Michele. Ma ad aspettarli, disteso

sulla branda, c’è Pierre, allegro alla vista di Johnny.

JOHNNY (scuro in volto)

Che ci fai qua? Non dormi al comando?

PIERRE

Vuoi prendere il mio posto?

Johnny non reagisce all’ironia dell’amico. Che se ne avvede.

Che c’è, qualcosa non va?

Johnny si siede sulla branda a fianco del tenente.

JOHNNY

E’ morto un mio amico… (cambiando tono)

allora?

PIERRE

Siete stati assegnati all’argine…

cascina Gambadilegno, la conosci?

JOHNNY (cenno di assenso)

Quando?








53








PIERRE

Prima è, meglio è…

Johnny guarda Michele di cui può solo scorgere una pupilla. Il

sergente allarga le braccia come a dire “era ora”.

JOHNNY

Scegli tu chi portare. Prendi quelli

che soffrono di più la caserma.

MICHELE (ironico)

Allora li prendo tutti…

Johnny non riesce a trattenere un mesto sorriso.

69- MONTAGGIO – CASCINA GAMBADILEGNO/ARGINE








a

– Johnny marcia in testa ad una colonna di una ventina di uomini








che sta entrando nell’aia di una piccola fattoria. Alle sue

spalle, Michele faccia allegra, sollevata.








b

– Michele sta accosciato a guardare il fiume. Johnny al suo








fianco. Di fronte, l’opposta, spopolata riva. Alle loro spalle,

alcuni partigiani stanno scavando postazioni difensive.

MICHELE

Piove molto qui?

Johnny risponde con un’alzata di spalle.

E quando piove s’ingrossa bello bello?

Johnny annuisce con aria di divertita curiosità. Michele torna a

guardare il fiume.

Non ce la faranno mai a passarlo…

Lo sguardo di Johnny scivola via sull’acqua verdastra.








c

– Sotto un cielo grigio e basso, gli sguardi delle sentinelle








ora tradiscono noia e irritazione. L’altra riva appare invece

ancora immobile e deserta.








d –

Imbrunire, sul balcone della cascina, Johnny contempla i








campanili di Alba. Alcune gocce di pioggia gli cadono sul viso.








e –

Una pioggia fina e insistente ribolle sulla superficie del








fiume. Le

pattuglie camminano a fatica nel fango della riva








avvolte in occasionali coperte. Johnny e Michele stanno

raggiungendo una postazione di mitragliera posta sull’argine. Set

e Tarzan sono immobili sotto una coperta fradicia. I due fanno

posto a Johnny e a Michele sotto la rudimentale tenda. Johnny

offre una sigaretta ai due. Gliela accende.

MICHELE

Come va?








54








SET

Va che sto diventando tisico… non vedo

l’ora che arrivino… così facciamo ‘sta

battaglia e festa finita.

Il fumo azzurrognolo delle sigarette va a confondersi con il muro

di pioggia.

70 – EST. – ALBA/CIVICO CONVITTO – GIORNO

Johnny entra nell’androne di un grande edificio scolastico. Si

accende una sigaretta, alza lo sguardo sul vasto cortile battuto

dalla pioggia: le

guardie del corpo, con mimetiche e mantelline








impermeabili, fanno capannello attorno ad alcune macchine. Poco

più in là nell’androne,

un gruppo di ufficiali in perfette,








asciutte uniformi, chiacchiera con amabile eleganza come

all’uscita dalla messa. Johnny li scruta con aria sprezzante.

Dall’ingresso compare Pierre che affretta il passo verso di lui.

PIERRE

Come vanno i reumatismi?

Johnny sorride divertito. Il tenente lo saluta con un’affettuosa

pacca.

Ci serve la tua cascina…

Johnny lo interroga con gli occhi. Pierre lo prende sottobraccio

e, insieme, cominciano a misurare l’androne con lenti passi.

I fascisti hanno chiesto di

parlamentare…

JOHNNY

E noi accettiamo?

PIERRE

Abbiamo sei, massimo sette ore di

fuoco, e Nord non vuole sprecare nulla…

Johnny scrolla la testa con un sorriso beffardo.

JOHNNY

Quindi la città è persa?

PIERRE

Pensano al dopo… è la parola che ho

sentito di più da due giorni a questa

parte…

Fanno alcuni passi in silenzio. Lo sguardo di Johnny va nuovamente

ad incrociare il gruppo di eleganti ufficiali.

JOHNNY








55








E quei papaveri?

PIERRE (sardonico)

Spuntati all’improvviso… appena abbiamo

messo piede in città… tutto uno

sbattere di tacchi…

Pierre sventola una mano ad indicare una nauseante abbondanza.

JOHNNY (sornione)

E alla prima fucilata sentirai che

sbattere di suole!

71 – EST. – CASCINA GAMBADILEGNO – GIORNO

Il portico angusto rifugio dalla pioggia e dal mare di fango

dell’aia. Sotto, una

ventina di partigiani in attesa. Al margine








dello spazio coperto, Johnny ed Ettore seduti sui talloni, fumano

in silenzio. Ettore espira con un moto di insofferenza.

ETTORE

Ma cosa continuano a discutere?!

Johnny lo guarda con benevola tranquillità.

Tanto è inutile. Prima spariamo, prima

ci togliamo da quest’acqua…

Il rumore della porta. Pierre esce per primo, scuro in volto. Alle

sue spalle

due ufficiali fascisti, la faccia indecifrabile. Johnny








ed Ettore si alzano e guardano apprensivi il tenente. Pierre gi

lancia un leggero cenno negativo con la testa.

JOHNNY (a Ettore)

Ce le daremo…

72 – EST. – RIVA FIUME – GIORNO

Johnny, Ettore e Pierre sono tra i

partigiani che aiutano la








delegazione degli ufficiali fascisti

a salire a bordo di una larga








chiatta. Tutti arrancano faticosamente nel fango, entrambe le

parti imbarazzate per quell’indesiderato contatto. Johnny sta

sorreggendo l’ultimo ufficiale, un

COLONNELLO piuttosto anziano,








grasso e con una faccia da burocrate.

COLONNELLO

Lei è con i comunisti?

JOHNNY

Non fa differenza.

Johnny lo spinge su con una manata nel fondo schiena. Infastidito,

il colonnello riesce a fatica a tenersi in piedi sulla chiatta.

Parlotta con un collega più giovane, un uomo dalla faccia dura e

nervosa. L’

UFFICIALE GIOVANE fissa Johnny con aria di sfida.








56








UFFICIALE GIOVANE (secco)

Lei è ufficiale?

Johnny indica Pierre che sta diligentemente controllando che tutto

sia pronto per la partenza.

JOHNNY

Nel vostro senso della parola, lui solo.

Pierre indica il via libera al

soldato che manovra la chiatta.








UFFICIALE GIOVANE (a Pierre)

Che ne sarà dell’Italia se vincete voi?

Pierre ci pensa su un attimo. La barca comincia lentamente a

staccarsi dalla riva.

PIERRE (con allegria, cercando le parole)

Una cosa piccola, ma molto seria.

UFFICIALE GIOVANE (sprezzante)

Ma ci sarà ancora un’Italia con voi?

PIERRE

Per favore, non se ne preoccupi… (lo

saluta con un cenno)

L’ufficiale non gli stacca gli occhi di dosso mentre la barca si

allontana scomparendo dietro al muro di pioggia.

73 – EST.- ARGINE – ALBA

Gli uomini, fradici, disposti a qualche metro uno dall’altro in

una improvvisata, fangosa trincea, le mani sui fucili, gli occhi

fissi alla riva opposta. Ma l’altro argine rimane deserto e

immobile. Nessun rumore all’infuori del battere della pioggia.

Michele è alla mitragliera, la Buffalo.

MICHELE (come tra sé)

Scommetto che non vengono… oggi sono i

morti, saranno per cimiteri…

Johnny sogghigna, si volta a scrutare le colline alle sue spalle.

Anch’esse appaiono spopolate. Estrae lo Sten da sotto

l’impermeabile, sfila il caricatore, lo controlla meticolosamente.

Lo introduce nuovamente nell’arma: nel silenzio, un secco,

meccanico, scatto. Michele lo guarda scettico. Dalla città, il

primo rintocco ovattato e lontano del campanile della cattedrale.

Ne seguono altri quattro. E, con la medesima cadenza,

scoppia








improvviso anche il fragore dei mortai

, seguito dal crepitio di un








fuoco di fucileria. Johnny guarda Michele.

JOHNNY

Hai perso sergente…








57








Michele annuisce con aria più sollevata che preoccupata. Alle loro

spalle, in alto su una collina,

inizia a rafficare una mitragliera








pesante

. Johnny osserva perplesso la vampa gialla dell’arma, i








proiettili traccianti che rigano la penombra grigia dell’alba. Di

colpo, trasale. Si volta verso Michele.

JOHNNY

Cristo! I nostri sparano a questa

sponda! Hanno già passato il fiume!!

Un attimo di esitazione, poi Michele balza fuori dalla trincea,

gli occhi puntati nella direzione in cui è diretto il tiro della

mitragliera. Johnny lo segue concitato.

Gli argini non contano più. Dai, via!!

Michele comincia ad urlare (a soggetto) e a fare ampi cenni agli

uomini che si mettono subito in movimento.

74 – EST.- CAMPAGNA/CANALE IRRIGAZIONE – GIORNO

In ordine sparso, nel fango di un terreno arato, gli uomini

annaspano verso la collina dove continua a rafficare la

mitragliera. Il fuoco fascista si è fatto più vicino. Michele, con

la pesante Buffalo in spalla, li incita ad affrettarsi. Johnny

segue il percorso delle traccianti con sguardo teso. Di fronte a

loro, la depressione di un canalone di irrigazione.

JOHNNY

Qui! Dentro il canale!

Gli ordini secchi e rauchi di Michele. I partigiani guadagnano il

greto acquitrinoso del canale. Si schierano in posizione di

combattimento. Johnny e il sergente vi entrano per ultimi. Insieme

piazzano la Buffalo. Di fronte a loro, una barriera di alberi e di

cespugli: immobile

. E di nuovo cala un silenzio pieno di tensione,








appena intaccato dagli echi sempre più vicini della battaglia.

Johnny osserva

un giovanissimo partigiano biondo: trema, tiene gli








occhi sbarrati, abbassa la testa sul calcio del fucile, prende la

mira contro l’immobile vegetazione. Non c’è nessuno. Torna a

guardare i compagni con aria allucinata. Johnny lo fissa

incantato. Il biondo ripete il gesto, una due, mille volte, come

un tic. Ansima pesantemente, con la bocca aperta, come cercasse di

mordere l’aria. Chiude gli occhi, abbandona la testa sul fucile e








apre il fuoco

. Prima un colpo, poi tutto il caricatore. Johnny si








precipita verso di lui, ma dopo pochi passi è costretto a

riacquattarsi:

dagli alberi divampa improvvisamente un intenso








fuoco nemico.

I partigiani rispondono immediatamente.








Johnny recupera la posizione di combattimento, spara una raffica

breve, si volta a cercare il biondino. Sta seduto sul greto del

canale, atterrito, incapace di muoversi. Johnny lo solleva per il

bavero e lo trascina verso l’argine opposto alla linea di fuoco.








58








JOHNNY (urlando)

Striscia fino alla collina e non ti

fermare mai!

Il biondino lo fissa con aria allucinata. Quindi rotola fuori dal

canale, nuotando nel fango verso la collina. Johnny torna al suo

posto. Set gli si avvicina, lo tocca sulla spalla.

SET (calmo)

Dà un’occhiata a Michele…

Johnny si volta verso la postazione della Buffalo: l’arma appare

abbandonata, la canna inclinata verso il basso. Lo sguardo di

Johnny scende istintivamente:

il corpo senza vita di Michele,








mezzo affondato nel fango. Johnny lo raggiunge, lo gira: sulla

fronte, un minuscolo foro, netto e scuro, gli occhi sbarrati.

Un’ombra di dolorosa impotenza travolge Johnny.

Improvvisamente, dal cielo alle loro spalle, il

bagliore rosso di








un bengala

. Molti partigiani, specie i più giovani, smettono di








sparare, atterriti da quella luce.

JOHNNY

Molliamo Cristo! Molliamo!!!

Mentre gli uomini iniziano a scivolare fuori dal canale, la mano

di Johnny si attarda a chiudere per sempre gli occhi di Michele.

75 – EST.- CAMPAGNA – GIORNO

La mano ricoperta di fango stretta alla canna della Buffalo, ora

sulle spalle di Johnny. Sotto il peso delle armi, i suoi piedi

affondano e scivolano nella melma. Vicino a lui, altri partigiani

si dibattono nel pantano cercando di seguirlo verso una cascina

poco lontana. Qualcuno fugge direttamente per la collina. Altri si

liberano delle munizioni lasciandole cadere a terra: le cartucce

di un moschetto sono inghiottite dal fango.

76 – EST. – GRANDE CASCINA – GIORNO

Sotto un cielo da diluvio universale, Johnny, seguito da una

decina di uomini, si addentra nell’ampia aia di una cascina posta

sulle prime alture. E’ deserta, fatta eccezione per un solitario,

surreale partigiano, in perfetta divisa da

UFFICIALE inglese, che








si accanisce con un inattivo telefono da campo.

UFFICIALE PARTIGIANO

Pronto? Pronto!!! (a Johnny) Venite

dall’argine?

Johnny, ansimante, sta per rispondere, ma l’altro lo anticipa.

E’ finita.

Johnny non fa nemmeno in tempo a posare la Buffalo che già gli

tocca rimettersela in spalla. Ordina ai suoi di avviarsi verso il








59








ripido pendio a monte della casa. Improvvisamente

un colpo di








mortaio esplode nell’aia

. Johnny si arresta: l’ufficiale, illeso,








senza scomporsi, guarda con indifferenza il luogo dell’esplosione.

Piove…

Sventola la mano sconsolato. Johnny riparte a testa bassa.

77 – EST.- COLLINA – GIORNO

L’ultimo, ripidissimo tratto prima della cresta. L’acqua scorre a

rivoli sull’argilla fradicia. Johnny, sfigurato dal fango, con la

Buffalo sempre in spalla e lo Sten a tracolla, boccheggiante,

studia quell’ultima rampa. Lentamente, comincia a scalarla. Gli

scarponi, ad ogni passo, si riempiono sempre più di fango. Fatti

pochi metri, scivolano inesorabilmente all’ingiù ritrovandosi al

punto di partenza. Johnny tenta di salire strisciando. La sua mano

raggiunge un arbusto striminzito e vi si aggrappa disperatamente.

Il peso della mitragliera lo fa di nuovo precipitare a valle. Con

un sospiro profondo e infelice, Johnny si libera della Buffalo

lasciandola cadere a terra. Torna a guardare la cresta.

Le mani di Johnny aggrappate all’erba dell’ultimo ciglio. E dopo

le mani, anche la faccia, piegata in una smorfia di fatica

disperata. Si gira: il suo sguardo questa volta va al profilo

della città che si intravede attraverso la cortina di pioggia. E

qualcosa si rompe, si spegne negli occhi di Johnny.

DISSOLVENZA AL NERO

78 – EST. – MANGO – GIORNO

Un gigantesco ritratto a colori di Mussolini sul fianco di una

dell’ultima case del paese. Ettore compare dall’angolo con un

pagnotta in mano. La consueta andatura scanzonata, ma l’aria

accigliata. Di tanto in tanto addenta il pane. Si avvia verso

Johnny e Pierre, di guardia lungo la strada. Giunto all’altezza

dei due amici, Ettore getta via il panino.

PIERRE

Sei matto?

Ettore scrolla la testa.

ETTORE (mugugnando)

M’è passata la fame…

Johnny e Pierre si consultano con gli sguardi.

JOHNNY (ironico)

Ma a noi no…

Ettore si piazza di fronte ai due amici in attesa di spiegazioni.

ETTORE

Me l’ha fatta passare… la bagascia

degli alimentari…








60








I due sorridono divertiti alle intemperanze dell’altro.

Mi da il pane… metto i soldi sul banco

e lei fa segno di tenermeli…

Un velo di autentica amarezza cala sul volto di Ettore.

Manco fossi un mendicante… l’avrei

strozzata…

Pierre alza gli occhi al cielo, preoccupato.

PIERRE

Non ne possono più di noi…

JOHNNY

Per forza. Guarda come siamo ridotti.

Pierre annuisce. Johnny diventa ironico.

Però continuiamo a fare i presidi, come

nell’esercito…

Sogghigna amaramente. Pierre appare turbato.

ETTORE

Se ci attaccano ci fanno correre come

bambini…

PIERRE (nervoso)

E chi ha detto che attaccano…?

JOHNNY

Attaccano sicuro, sono mica scemi.

Con un sospiro di sopportazione, Pierre si alza.

PIERRE

Vedete troppo nero…

Fa un gesto di saluto e si avvia verso il paese con aria

pensierosa. Ma, dopo pochi passi, si volta.

Fatemi gli auguri. Ne faccio trentuno.

Sono il più vecchio…

Gli altri due si guardano sorpresi. Gli sorridono affettuosamente.

Pierre si allontana. Ettore, con aria complice, si avvicina a

Johnny.

ETTORE

Dì, la trovi una camicia pulita?

Johnny lo guarda senza capire.








61








Siamo invitati…

Johnny continua a non capire. Ettore sorride sornione.

Ho combinato una festa a casa di una

sfollata di Torino… ho detto che andavo

con un amico.

JOHNNY

Sarei io?

Ettore annuisce ammiccante.

Io, te e lei?

Ettore lo manda a quel paese con aria scherzosamente

scandalizzata. Johnny se la ghigna.

ETTORE (malizioso)

Piuttosto, lavati bene… potrebbe anche

scapparci un’esposizione di pelle…

Johnny guarda l’amico con aria di divertito scetticismo.

79 – EST./INT. – MANGO/CASA ELDA – NOTTE

Jazz sincopato dall’interno. Johnny e Ettore, ripuliti e vestiti

in borghese, ma con le armi a tracolla, bussano alla porta di una

villetta poco fuori dal paese. Una

brunetta sui 20 anni viene ad








aprire. I due entrano nel corridoio, dove ad attenderli c’è

un’altra ragazza, loro coetanea (

ELDA). Slanciata, capelli biondi








leggermente crespi, indossa un elegante vestito da sera. Ha modi

raffinati, al limite dello snob. Scambia una lunga, intensa

occhiata con Johnny, poi il suo sguardo scivola cupo sullo Sten

del partigiano. Johnny, colto al volo il messaggio, si sfila

l’arma e la appoggia sotto l’attaccapanni.

80 – INT. – MANGO/CASA ELDA – NOTTE

Il soggiorno è un’isola di impensabile comfort. Ovunque, sparsi ad

arte, pacchetti di sigarette e bottiglie di liquore. In un angolo,

un

ragazzo dalla faccia indolente e contadina, seduto vicino ad un








grammofono, con in grembo una pila di 78 giri. Al suono di un

lento,

tre coppie stanno ballando: due locali, Ettore stretto alla








brunetta, Johnny più compostamente con Elda. Lei lo fissa con

occhi sognanti. Lui regge senza imbarazzo e affettazione.

ELDA

… almeno voi avete qualcosa da fare di

questi tempi…

Johnny scuote la testa.

JOHNNY








62








Qualcuno di noi muore, Elda.

ELDA

Anche noi… di noia…

Improvvisamente si volta di scatto verso il grammofono.

Ma chi ha messo questa musica?!

Si stacca da Johnny, raggiunge l’apparecchio e, sotto lo sguardo

impacciato del giovane contadino, toglie il disco. Le altre coppie

si fermano leggermente disorientate. Elda rovista senza

complimenti nella pila dei dischi e ne sceglie uno nuovo. Johnny

la guarda rapito e divertito. Un pezzo di musica americana, lento

e struggente (

Deep Purple), si diffonde nella stanza. Elda








raggiunge Johnny, fa per trascinarlo di nuovo nelle danze, ma si

ferma ad osservarlo dritta negli occhi. Un velo di emozione nel

suo sguardo. Johnny sorride impacciato. Come obbedendo ad un

istinto, la ragazza lo accarezza su una guancia. Un gesto lento,

prudente. Lui la lascia fare. Un sorriso di gratitudine sul viso

di Elda. Lo prende per mano e lo stringe di nuovo a sé: questa

volta i loro corpi aderiscono senza più reticenze. Le teste si

sfiorano. Johnny si abbandona languidamente.

ELDA

Eri in città?

Johnny annuisce. Gli occhi di Elda si riempiono di luce

passionale.

Ti sei comportato splendidamente, vero?

JOHNNY (amaro)

Non lo dire o un certo Michele si

rivolta nella tomba…

ELDA

Non mi riguarda. (torna ad essere

suadente) Siete stati battuti.

JOHNNY (paziente)

Già.

Elda accarezza il collo di Johnny.

ELDA

Adoro gli uomini battuti.

Si stringe ancora più intimamente a Johnny. Lui, sedotto dagli

sfioramenti sensuali del corpo e delle mani di lei. Che ora

avvicina le labbra. Sarebbe un bacio sensuale, se Johnny non

scostasse gentilmente la testa. Turbato e tentato.

JOHNNY (farfugliando)

Ho giurato a me stesso…








63








ELDA

Nemmeno stasera? Potrebbe essere

l’ultima…

Elda lo fissa con sguardo acceso. Johnny, ammutolito dall’ardore

di lei, si limita a negare con un leggero movimento della testa.

81 – INT. – MANGO/MAGAZZINO MUGNAIO – GIORNO








Il rombo lontano di aerei ad alta quota

. Il magazzino è ora








adibito anche a dormitorio. Le brande collocate a ridosso dei

sacchi. Tutte vuote, fatta eccezione per due, occupate da Ettore e

Johnny. Il primo dorme ancora vestito da borghese, il secondo in

abiti partigiani.

La porta del magazzino si apre di colpo.








SET

Svegliatevi…! Gli inglesi! Lanciano a

Nord!

82 – INT./EST.- MANGO/COMANDO – GIORNO

Attorniato dalle facce euforiche di Set e Tarzan, Pierre sta

dettando al telefono una sorta di lista.

PIERRE

… mortai da 12… colpi per la Buffalo…

Thompson se ce ne sono… quando mandi

qualcosa? Ottimo… d’accordo, Nord…

Johnny e Ettore irrompono nella stanza proprio mentre Pierre sta

posando il telefono. Si guardano con facce esultanti.

Venti aerei… il più grosso lancio della

storia!

Improvvisamente, in lontananza,

una forte esplosione, simile a un








tuono. I cinque si bloccano tendendo le orecchie. Seguono altri

colpi, sempre più intensi e minacciosi. Si lanciano verso la porta

e irrompono nel giardino della casa borghese che ospita il

comando. Alzano gli occhi al cielo plumbeo: nulla. Attendono,

tesi. Finché

una valanga di tuoni invade l’aria.








JOHNNY

Questi sono tedeschi…

Un’espressione di allarmata incredulità sulle facce dei cinque.

83 – MONTAGGIO – MANGO








In sottofondo, per tutta la scena, il rombo incessante dei

cannoni. E il latrato dei cani a fargli da contrappunto.








64








a –

Tutti i partigiani sono schierati sul bastione da cui si








domina la strada di accesso al paese. Sguardi ansiosi.

L’attenzione di Johnny è attratta improvvisamente da qualcosa

sulle colline di fronte. Da di gomito a Pierre: su una cresta, una








colonna di civili

in fuga, con carri e bestiame al seguito.








b –

Nella luce del mezzogiorno, una piccola squadra di azzurri








compare dall’ultima curva sottostante Mango. Sono stanchi, ma bene

armati. Li guida un massiccio trentenne dall’aria torva e

guardinga. Si fermano sotto il bastione. Fa un cenno di saluto con

la mano. Pierre gli risponde.

CAPO

Da dove si prende per il fiume?

Pierre indica la direzione.

PIERRE

Perché proprio il fiume?

Il

CAPO indica con una mano il cannoneggiamento alle loro spalle.








CAPO

Di là è tranquillo… dicono. Stavolta

non scherzano. Stan mettendo le sbarre

alle Langhe come fosse uno zoo… e noi

non vogliamo fare le scimmie.

Pierre scuote gravemente la testa, per nulla convinto. Il capo

ordina ai suoi di rimettersi in marcia.

PIERRE

E pensi che, una volta finita, Nord vi

riprenderà?

CAPO (sprezzante)

Se ci sarà ancora Nord… comunque ci

metto un attimo a passare coi rossi…

Il capo raggiunge la squadra che si è già avviata. Johnny lancia

un’occhiata inquieta a Pierre, che gliela ricambia con aria

interrogativa.

JOHNNY (a Pierre)

Lo sai… ha stramaledettamente ragione…

Pierre è visibilmente amareggiato.








c

– E’ quasi il tramonto, il rombo dei cannoni si è fatto ancora








più vicino

. Sotto la postazione partigiana stanno sfilando adesso








diversi

contadini con i fagotti legati alle biciclette. Uno di








loro, anziano ma ancora robusto, alza gli occhi verso di loro.








65








CONTADINO ANZIANO








Fate attenzione, hanno anche i cani.

ETTORE (scettico)

Balle, tu li hai visti?

Il contadino scuote negativamente la testa.

CONTADINO ANZIANO (sprezzante)

Ma ho visto due della tua forza

impiccati…

Senza ulteriori indugi i contadini si rimettono in marcia sotto

gli sguardi sempre più insicuri dei partigiani. Due di loro, sui

18 anni, si scambiano un’occhiata d’intesa e corrono ad unirsi

alla piccola colonna di civili. Pierre li guarda con un lampo di

rabbia negli occhi.

JOHNNY (f.c.)

Lasciali andare…

Pierre si volta a guardare sconsolato l’amico.








d –

E’ notte, i cannoni tacciono. Radunati attorno ad un falò, i








partigiani, ora ridotti in numero ed energia, montano la guardia

sul bastione. Un giovane dall’aspetto quasi efebico (

GILERA) li








raggiunge trafelato. Si mette sull’attenti.

GILERA

Tenente! Sono Gilera….

Pierre e Johnny si guardano meravigliati. Gilera è rimasto

impalato come in attesa di ordini.

JOHNNY (piano, a Pierre)

Cos’è, una nuova marca di partigiani?

Pierre frena a fatica il riso, fa segno al ragazzo di riferire.

GILERA

Nord ha detto di andare alla Cascina

della Langa… i tedeschi arrivano

domani!

Pierre annuisce con secca rassegnazione. La faccia soddisfatta e

ansimante della giovane staffetta.

84 – EST.- MANGO – NOTTE

Johnny sta marciando tra le vie del paese illuminate da torce

appese ai muri. In fondo alla piazza deserta, scorge la figura

solitaria di Elda, fasciata in un cappotto col collo di pelliccia,

tremante. Johnny le arriva vicino, lei gli butta le braccia al

collo. Lui la lascia fare.








66








ELDA

Johnny, cosa sta succedendo?

Johnny si scosta da Elda.

JOHNNY

Rastrellano le Langhe…

ELDA

Sarà terribile come la città?

JOHNNY

Al confronto quello era uno scherzo…

Elda abbassa la testa torturandosi le mani.

ELDA

Io posso nasconderti…

Johnny la guarda con un lampo di meraviglia.

Ti prego… solo fino a che non è

passata…

Johnny sorride e le punta un dito alla tempia.

JOHNNY

Tu sei pazza, Elda.

ELDA (sbottando)

No, tu sei pazzo!

Johnny la stringe a sé.

JOHNNY

Vai a casa…

Elda si stacca da lui con una smorfia disperata. Si fruga nelle

tasche e tira fuori due pacchetti di sigarette. Li depone altera

nelle mani di Johnny.

ELDA

A loro non dici di no, vero?

Con uno scatto, si gira e corre via, inghiottita subito dal buio.

Johnny soppesa mestamente le sigarette.

85 – EST. – COLLINE/CASCINA DELLA LANGA – NOTTE

Una dozzina di uomini con a capo Pierre marcia compatta sulla

cresta di una collina. Davanti a loro, dall’oscurità, emerge la

sagoma nera del lungo muro della cascina. Entrano nell’aia. Una

minuscola finestra illuminata. Pierre si dirige in direzione della

luce. Un ringhiare poco convinto, un abbaiare quasi amichevole. La

lupa compare dalle tenebre. Pierre e gli altri si fermano per








67








placarla con festose carezze. Johnny invece prosegue verso la

finestra. Improvvisamente la luce si spegne.

RINA (f.c., dall’interno)








Chi a j’è?








JOHNNY

Partigiani…

RINA (f.c.)








D’che rasa?








JOHNNY

Azzurri… con Pierre…

Pierre raggiunge Johnny. Sorride divertito.

RINA (f.c.)








Co t’las mangià l’ultima volta?








Pierre ora ride.

PIERRE

Polenta e coniglio, Rina.

La luce si riaccende, la porta si apre: sull’uscio una donna di

circa 50 anni (

RINA), con una lunga gonna nera e i capelli








raccolti in un crocchio sulla nuca. Ma è il viso il suo punto

forte: l’immagine vivente dell’energia e della vitalità.

86 – INT.- CASCINA DELLA LANGA/CUCINA – NOTTE

Johnny, seduto in mezzo ai compagni attorno ad una grande tavola,

sta sollevando il cucchiaio con la minestra. Si ferma. Guarda in

basso, verso la propria gamba: il muso della lupa, occhio

mendicante, appoggiato sulla sua coscia. Rina gira intorno al

tavolo con la pentola e il mestolo, da vera padrona di casa. Ma il

morale della truppa è basso. Facce assenti, ansiose.

RINA

Il padrone si è lamentato… avete

mangiato quattro conigli l’ultima

volta…

PIERRE

Sta’ tranquilla, ti pago anche quelli…

RINA

Bravo. Così gli porto i soldi ad Alba…

ma non domani…

Passa oltre il volto malinconicamente sorridente di Pierre. Johnny

si alza, raccoglie le armi.

JOHNNY








68








Vado a dormire… tra due ore sono di

guardia…

Si avvia verso l’uscita seguito dalla lupa. Ettore lo segue con

sguardo scanzonato, unico su di morale.

ETTORE (ironico)

Mi raccomando, non ti spogliare!

Johnny risponde senza voltarsi.

JOHNNY

Non mi spoglio da quando sono

partigiano…

87 – EST – CASCINA DELLA LANGA – NOTTE

Johnny esce sull’aia ora battuta dal vento. La lupa sempre dietro,

scodinzolando mansueta. Il freddo della notte costringe Johnny a

serrare le braccia contro il petto. Alza uno sguardo preoccupato

verso il buio: non una stella in cielo, non un rumore nell’aria.

DISSOLVE SU

88 – EST.- COLLINA/BOSCO – GIORNO

Di nuovo,

il fragore del cannoneggiamento riecheggia sulle








colline. Ma molto, molto più vicino

. Su una cresta bordata da un








fitto bosco, la formazione di Pierre sta marciando in silenzio.

Solo l’ansimare degli uomini a contrastare il rombo dei cannoni.

Johnny procede con aria assorta, pensierosa. Pierre tiene invece

lo sguardo lontano, in direzione del fumo della battaglia. Sono a

poche decine di metri da una curva. Un cespuglio posto su una

spalletta si accende improvvisamente di una scintilla.

Una raffica








lunga e rabbiosa

seguita immediatamente da altri spari.








La squadra partigiana si polverizza in ogni direzione

. Johnny si








tuffa letteralmente nel sottostante dirupo boscoso

. Rotola








vertiginosamente sul terreno gibboso, fino a sbattere contro le

radici di un albero. Dolorante, riesce a raddrizzarsi. Alle sue

spalle,

il crepitare delle pallottole. Tutto graffiato, riparte








con concitatissime falcate verso il basso. Dei passi, altrettanto

disperati, alle sue spalle. Si gira senza fermarsi: Ettore si sta

scapicollando nella stessa direzione. Gli spari sono cessati. Si

fermano, ansanti, spolmonati, le orecchie tese alla cresta:

voci








gutturali di tedeschi

. Si scambiano occhiate interrogative, come a








sincerarsi delle rispettive condizioni: solo graffi.

Sopra di loro,

ancora il pestare di passi affannati. Una raffica








sparata a caso nella vegetazione

. Johnny imbraccia lo Sten: con








fiotti di sangue dal labbro spaccato, gli occhi terrorizzati,

Gilera si sta precipitando verso di loro. Rovina ai loro piedi, si

mette in ginocchio, lo sguardo fisso alla cresta, gli occhi fuori

dalle orbite. Un’improvvisa quiete. I tre rimangono con il fiato

sospeso. Ancora rumore di passi, stavolta leggeri, felini. Tra gli

alberi compare Pierre: corre chinato, con agili scatti,

zigzagante. Scorge gli amici. Un’espressione di sollievo gli








69








distende la faccia. Poche falcate ed è con loro. Altri sguardi

interrogativi, altri cenni rassicuranti.

Dall’alto,

uno sparo isolato. Il frusciare pesante di foglie e








arbusti spezzati accompagnato dalle

grasse risate dei tedeschi. Il








corpo di un uomo rotola

fino a fermarsi a pochi passi da Johnny.








Gilera si copre il volto. Johnny raggiunge il cadavere, lo gira: è

Kyra, il petto squartato da una raffica. Johnny alza lo sguardo

disperato su Pierre, come in attesa di ordini. Ma Pierre esita,

non sa che fare. Gilera si accorge dell’impasse.

GILERA

Non mi lasciate solo! Vi prego!

Pierre si gira di scatto verso di lui facendogli segno di tacere.

Ma il ragazzo appare sempre più spaventato.

Portatemi via!

Ettore si getta su di lui mettendogli una mano sulla bocca

sanguinante.

ETTORE (a bassa voce)

Zitto dio fascista!








I tedeschi riaprono il fuoco

. Di nuovo i quattro sono catapultati








verso il basso, Gilera trascinato per il bavero da Ettore.

Spariscono nel fitto del bosco sotto le raffiche tedesche.

89 – EST.- TORRENTE – GIORNO

Un misero torrentello al fondo di una forra. Un umido ambiente

reso scuro dalla vegetazione.

Tutt’intorno è un inferno di spari e








cannonate.

I quattro stanno prendendo fiato seduti su dei sassi in








prossimità del corso d’acqua. Gilera guarda i compagni con

espressione sofferente, il labbro gonfio e livido.

PIERRE (indeciso)

Proviamo a raggiungere Nord?

Johnny allarga le braccia. Gilera scrolla la testa e scoppia in un

pianto a dirotto. Lacrime e sangue si confondono sulla sua faccia

di adolescente spaventato.

GILERA (tra i singhiozzi)

Dovete nascondermi!

ETTORE

Dove ti metto, in tasca?

Gilera singhiozza sempre più sconsolato. Johnny lo ignora.

JOHNNY (risoluto)

Andiamo da Nord…








70








Pierre annuisce convinto, si alza e si avvia su per il declivio.

Johnny e Ettore lo seguono. Gilera rimane imbabolato a guardarli.

JOHNNY (girandosi verso di lui)

Vuoi star qui ad aspettarli?

Gilera non risponde. Johnny prosegue.

GILERA (f.c.)

Se mi lasciate solo urlo!

Ettore si volta con aria esasperata.

ETTORE

E io ti annego in due dita d’acqua!

Riparte dietro agli altri. Il ragazzo esita, poi, terrorizzato, si

affretta a seguirli. Anzi, li sopravanza isterico, fino a

scomparire alla loro vista. I tre avanzano fino a raggiungere una

strada sterrata dove trovano Gilera inginocchiato con la testa in

una buca sul ciglio della carreggiata.

GILERA (eccitato)

L’ho trovato!

I tre si avvicinano alla buca: a circa un metro di profondità, la

bocca di una conduttura d’acqua. Johnny la guarda perplesso.

JOHNNY

Vuoi nasconderti là?

Il ragazzo si siede sull’orlo della buca facendo penzolare le

gambe all’interno. Guarda raggiante gli altri.

ETTORE (schifato)

Pensa le bestie che ci saran lì dentro…

GILERA

Basta che non ci sono cristiani…

Si cala di testa verso la conduttura scomparendo all’interno.

Silenzio. I tre si guardano scettici, poi ripartono.

90 – EST. – FORRA/CRESTA – GIORNO

Il rombo dei cannoni è cessato lasciando posto ad un’innaturale

quiete. Gli occhi di Johnny spuntano dal bordo secco di un

ciglione. Fissi, immobili, senza espressione: di fronte a lui un

paese da cui si alzano

numerose colonne di fumo. Johnny rimane a








contemplare le nuvole nerastre che oscurano il cielo. Pierre e

Ettore appaiono al suo fianco. Tutti in silenzio, corrucciati.

91 – EST.- BOSCO – NOTTE








71








Nel bosco la notte è come la pece. Tutt’attorno un silenzio

gravido di minacce. Coricati alla meglio sul nudo terreno, Ettore

e Pierre dormono. Johnny, unico sveglio, la mano a coprire la

punta della sigaretta accesa, li fissa impassibile, insonne.

92 – EST. – BOSCO – MATTINO

Marciano senza parole in un bosco spettrale. Le armi a portata di

mano. Pierre con sguardo velato continua a scrutare tutt’intorno,

ogni tanto tossisce.

ETTORE (cercando di scherzare)

Pierre, dì la verità? Stavi meglio in

aria, eh…








Un colpo di fucile esplode a un centinaio di metri. Poi un inferno

di spari e raffiche.

Pierre, Ettore e Johnny si fermano, si








acquattano sul terreno, puntano le armi. Ancora passi concitati,

rami spezzati: un partigiano di circa 50 anni (

BLISTER), dal








fisico gracile ma di straordinaria agilità, il fucile sbracciato

in una mano, corre a valanga nella loro direzione.

BLISTER

Via di qui!!

Immediatamente Pierre, Ettore e Johnny scattano dietro a Blister

giù per il pendio.

93 – EST. – TORRENTE – GIORNO

I quattro sono seduti vicino a una pozza di un torrente. Johnny

sta pulendo lo Sten, sfigurato dal fango.

BLISTER

Sicuro che vuoi andare al fiume?

Pierre lo guarda con aria interrogativa. Blister si sforza di

apparire convincente.

Io ho una cascina in Val Bormida… gente

fidata… ci prendono di sicuro…

Ettore alza gli occhi al cielo.

ETTORE

Dio, ho una voglia di Val Bormida!

JOHNNY (laconico)

E’ perché sei in valle Belbo… se fossi

in Bormida vorresti essere in Belbo…

Pierre si alza per primo, pensieroso.

PIERRE

Va bene. Puntiamo per la Bormida.








72








94 – EST. – COLLINA – GIORNO

I quattro stanno salendo incolonnati verso la cresta di una

collina: Pierre in testa, Ettore dietro, quindi Johnny lo Sten

spallato. Blister arranca, visibilmente provato, dietro a tutti.

Finché esausto si lascia cadere sulla proda di una vigna.

BLISTER

Ragazzi… non ho mica più la vostra età…

I tre si fermano e si voltano verso Blister. Ettore non se lo fa

dire due volte e si siede a terra.

PIERRE (perentorio)

No, non qui.

ETTORE (stizzito)

Non parlarmi con quel tono!

Pierre scuote la testa, contrariato. Johnny, invece, riprende la

marcia. Vedendolo partire, Ettore lo segue a testa bassa,

rassegnato. Pierre se lo lascia sfilare davanti, evidentemente

dispiaciuto per il diverbio. Blister li segue imprecando sottovoce

per la fatica e la fame.

Arrivato sul ciglione della collina, Johnny si ferma:

il rombo del








cannoneggiamento riprende violento

, improvviso. Johnny guarda a








valle. Pierre ed Ettore lo affiancano.

JOHNNY

Val Bormida…

Blister li raggiunge con il fiato grosso. Scuote la testa

sconsolato. Ettore alza gli occhi al cielo, esasperato.

ETTORE

Se la vacca terra si aprisse!!

95 – EST.- FORRA – TRAMONTO

La gola buia della forra. Johnny discende con passo sicuro nella

penombra. Gli altri lo seguono con lo sguardo a terra per non

inciampare. Davanti a loro, più a valle,

voci italiane e tedesche:








ordini secchi, trambusto di motori. I quattro emergono dalla forra

e si acquattano sul ciglio di una strada: nessuno in vista. Johnny

studia il muro boscoso dall’altra parte della strada.

PIERRE (f.c.)

Non mi fido …

BLISTER

Ci provo io…








73








Senza aspettare risposta, Blister scatta in avanti al piccolo

trotto, attraversa la carreggiata guardando in su e in giù, fino a

raggiungere il bosco di fronte. Si gira verso gli altri.

BLISTER (ad alta voce)

Venite… tutto a posto!

Ettore impreca per l’imprudenza del compagno. Johnny scatta, i

passi di Ettore e Pierre alle sue spalle. A metà della strada,

preceduta da un rumore metallico,

una raffica scava l’asfalto di








fronte a lui

. Scarta bruscamente, salta la spalletta della strada








e scompare correndo nel bosco seguito dagli altri due.

96 – EST.- BOSCO – NOTTE

Una piccola radura. Johnny e Ettore, seduti uno accanto all’altro,

scrutano l’oscurità. Pierre è sdraiato e tenta di dormire, ma la

tosse glielo impedisce. Blister, seduto all’estremità opposta

della radura guarda Johnny e Ettore.

BLISTER

Vi rendete conto che siamo ancora vivi?

Ride sommesso. Ettore gli rivolge un’occhiata fulminante.

ETTORE

Se era per te …

Johnny distoglie lo sguardo.

JOHNNY (sommessamente)

Piantala Ettore…

Sbuffando, Ettore si sdraia girandosi su un fianco. Blister lo

guarda deluso e apprensivo.

ETTORE (bofonchiando tra sè)

… non mi fido dei partigiani vecchi…

han sempre qualche interesse sotto…

Blister trasale d’indignazione.

BLISTER

Guarda che io sono partigiano solo per

l’idea… tu portavi i calzoni corti

quando ho cominciato ad avere grane…

Johnny e Blister si scambiano un lungo sguardo.

Quindi, per piacere, rispettami…

Anche Blister si corica, quasi con le lacrime agli occhi. Solo

Johnny rimane seduto. Il suo sguardo è attratto dai movimenti del

corpo di Pierre: sta tremando. Gli occhi di Johnny tornano a

scandagliare il bosco. Ma, di tanto in tanto, le palpebre








74








vacillano. Ogni volta le riapre con un sussulto. Si stropiccia gli

occhi, tira un profondo sospiro e torna a fissare il buio.

JOHNNY (tra sé, meccanicamente)








And, as I slept I dreamed a dream… And

as I slept I dreamed a dream…








DISSOLVE SU

97 – EST. – CASCINA – GIORNO

I quattro camminano verso una piccola e misera cascina nascosta in

una valletta. Johnny in testa, Pierre, febbricitante, si trascina

a fianco di Ettore. Più indietro e isolato, Blister. Si fermano

nel cortile: tutto è sprangato. Ma i segni del passaggio nemico

sono ben visibili: masserizie sparse, granaglie calpestate nel

fango, attrezzi spezzati, un cane morto. Una

GIOVANE CONTADINA,








per mano un

bambino down di circa 10 anni, compare da dietro il








pollaio. Ha l’aria terrorizzata, distrutta dal sonno, indossa

abiti sporchi e consunti. Blister si fa avanti.

BLISTER

Avete da mangiare?

La donna fa un cenno negativo con la testa.

GIOVANE CONTADINA

La Brigata Nera… han portato via tutto…

I volti affranti dei quattro partigiani.

PIERRE

E il tuo uomo?

La contadina fa un gesto fatalista.

GIOVANE CONTADINA

E’ in Russia… mio suocero è là…

sottoterra…

Indica un mucchio di letame.

… ho coperto la buca per i cani.

JOHNNY

Non ce l’hanno i cani…

GIOVANE CONTADINA

Dicono che li hanno…

Johnny nega ancora con la testa, rassicurante e malinconico. Fa un

cenno di saluto con la mano. Il bambino lo guarda stranito, poi

alza una mano imitando il gesto di Johnny. I partigiani si avviano

verso la campagna. Solo Blister rimane davanti alla donna.

BLISTER (implorante)








75








Davvero non hai niente? Son tre giorni

che non mangiamo!

La donna lo fissa corrucciata. Blister perde il controllo.

Qualunque cosa, Cristo!

La contadina indietreggia, spaventata dal tono accanito di

Blister. Pierre e Johnny si fermano a guardare la scena.

PIERRE (voce malaticcia)

Fallo smettere…

Johnny raggiunge Blister, lo prende per una manica e lo trascina

via in malo modo sotto gli occhi spaventati della donna.

98 – EST.- COLLINA/STRADA/BOSCO – GIORNO

In fila indiana, Ettore in testa, attraversano un prato a mezza

costa su una collina. Pierre ha gli occhi lucidi per la febbre,

Johnny li tiene invece puntati su una strada sterrata a valle.

Superata una gobba del terreno, a meno di 50 metri da loro, sulla

strada

compare una pattuglia fascista. Si gettano tutti e quattro








a terra: sono

una ventina di camice nere, in formazione libera, il








passo spensierato di collegiali in gita.

JOHNNY (sussurra)

Torniamo indietro…

Pierre annuisce. Lentamente, si alzano e tornano sui loro passi.

Ma appena risuperata la gobba si bloccano:

un’altra pattuglia è








comparsa in cima al prato,

cento metri sopra di loro. Si rituffano








a terra, il cuore in gola

. Ma non succede nulla. Johnny alza lo








sguardo tra i fili d’erba: la pattuglia in cima al prato è

immobile, come in attesa di ordini. Lo sguardo di Johnny rimbalza

al plotoncino che si sta allontanando sulla strada. Sono presi tra

due fuochi:

ogni via di fuga è preclusa.








ETTORE (f.c.)

Ci vengono in bocca…

Johnny si volta: la seconda pattuglia si è messa in moto.

L’angoscia dipinta sul volto dei fuggitivi. Bisogna pensare in

fretta. Blister scuote la testa esasperato.

BLISTER (querulo)

Magari deviano prima!

Johnny lo ignora.

JOHNNY (deciso)

Fate come me…

Issandosi sui gomiti, Johnny inizia a strisciare verso la strada

in basso. Gli altri lo imitano senza discutere. Fatti pochi metri,








76








Johnny si volta: la seconda pattuglia è scomparsa dietro alla

protuberanza del terreno. I quattro si alzano e scendono

rapidissimi la collina. Arrivano sullo sterrato: la retroguardia

dei fascisti è a poche decine di metri, all’inizio di un bosco

sottostante la strada, ignara dei partigiani alle loro spalle.

I quattro, Johnny in testa, si mettono a camminare dietro la

pattuglia. Le facce tese, i respiri trattenuti. Il bosco si fa

sempre più vicino. I soldati fascisti, armi in spalla, lo

costeggiano scherzando tra di loro. Basterebbe che uno si voltasse

per avvistare i quattro.

Johnny si gira all’indietro: il prato dove si erano acquattati è

ancora deserto. Torna a guardare avanti. Deglutisce a fatica.

Dieci, cinque, un metro… al primo cespuglio del bosco, Johnny

scarta con calma, scomparendo nella vegetazione. Gli altri lo

seguono con la stessa freddezza. Pierre, euforico, abbraccia

Johnny. Blister da una pacca al sorridente Ettore, che, a sua

volta, bacia Johnny sulle guance.

Di nuovo in marcia verso il fitto del bosco. Ora è Pierre a

marciare in testa. Visibilmente sollevato, quasi dimentico del suo

malessere, punta verso una radura ai piedi di una collinetta. Gli

altri sono pochi passi dietro.

Nella radura si materializzano








improvvisamente le figure di diversi soldati con le armi spianate.








Senza una parola, i quattro riguadagnano il bosco correndo a più

non posso, di nuovo verso il fitto, di nuovo in fuga. Johnny vola

saltando cespugli e arbusti, i suoi piedi come se non toccassero

il terreno. Solo Ettore riesce a stargli dietro: Johnny lo scorge

con la coda dell’occhio, ma non rallenta per aspettare gli altri.

Corre, disperato, corre, l’angoscia nel petto, incurante del tempo

che scorre, come se non dovesse mai più fermarsi.

Uno strapiombo su un profondo fosso, si blocca a riprender fiato.

Ettore frana dietro di lui. Esausto. Lentamente si voltano.

Silenzio. Poi, il rumore di passi strascicati: Pierre appare

stravolto, paonazzo. Si accascia a terra anche lui, ansimando.

ETTORE

Blister?

Pierre allarga le braccia scuotendo la testa. Ettore allarga le

braccia a sua volta.

ETTORE

Pace…

99 – EST. – FIUME – CREPUSCOLO

Il volto immobile di Johnny, gli occhi socchiusi, si lascia

accarezzare dal vento. Di fronte a lui, la riva del fiume e le

colline. Ettore guida docilmente la chiatta lungo il cavo steso

sopra l’acqua. Pierre è appoggiato al parapetto, gli occhi

stanchissimi sui gorghi del fiume. La chiatta si muove

silenziosamente verso la deserta riva opposta. Johnny tiene lo

sguardo fisso sulle colline che si allontanano.

100 – EST. – CASCINA IN PIANURA – NOTTE








77








Pierre è il primo a salire sul fienile, Ettore lo sospinge da

dietro. Johnny, a terra, controlla tutt’intorno: la piccola,

ordinata cascina appare tranquilla. Non una luce, non un cane.

Tocca a lui. Sale veloce su per la scala a pioli e, muovendosi a

tentoni al buio, trova uno spazio in cui adagiarsi. Rimangono in

silenzio nell’oscurità. Un rovistare di mani nelle tasche, lo

sfregamento di un fiammifero, una fiamma fioca: Ettore che si

accende una sigaretta. Aspira avidamente, assaporando il fumo, il

volto debolmente illuminato dalla brace della sigaretta. Anche

Johnny se ne accende una. Con lo zolfanello rischiara un angolo

del fienile dov’è accovacciato, ad occhi chiusi Pierre. La fiamma

si estingue ripiombandoli nell’oscurità.

ETTORE (sommesso)

Dì, ne hai abbastanza di correre?

Silenzio. La brace di Johnny arde lungamente.

JOHNNY

Meglio che starsene a casa… se penso

che avrei potuto perdermi tutto… non

so… mi vengono i brividi…

Tacciono ancora. Dall’angolo occupato da Pierre un movimento di

paglia.

PIERRE (voce flebile)

Parlate ancora, dai… raccontiamoci

com’è andata…

L’unica risposta è il riattizzarsi della brace delle due

sigarette. Ma Johnny e Ettore non parlano più…

DISSOLVENZA A NERO

101 – EST.- MANGO – GIORNO

La casa di Elda completamente sprangata. Sulla facciata, una

lugubre scritta in vernice nera:

MORTE AI TRADITORI. Johnny








contempla con aria preoccupata la casa. Poi si incammina verso il

centro del paese, deturpato di scritte fasciste inneggianti al

Duce e promettenti morte a Nord. All’ingresso della piazza

incrocia un distinto sessantenne, alto e stempiato (

DOTTORE) a








braccetto con la

moglie. Johnny alza la mano in segno di saluto,








ma quelli abbassano la testa ignorandolo. Johnny prosegue senza

reagire, un’ombra di malinconia gli è calata sul volto.

102 – MONTAGGIO – MANGO MAGAZZINO MUGNAIO/CASCINA








Musica d’archi inquietante, strascicata.

a-

Una decina di partigiani sono radunati nel magazzino/dormitorio.








Hanno finito di cenare, parlano a bassa voce, gli sguardi stanchi.

I loro vestiti sono lisi, molti portano la barba. Tutte facce

note: Johnny, Ettore, Tarzan, Set, Kyra e altri “anziani” (tra cui








IVAN

). I giovanissimi sono scomparsi. Sulla porta compare il








mugnaio che getta un’espressione dispiaciuta a Pierre: gli fa








78








segno che è ora di andare. Poi con flemma spegne l’acetilene,

mentre i partigiani svogliatamente si alzano da tavola.








b

– Ettore e Johnny sono sdraiati in un fienile, le armi a portata








di mano. Da sotto il pavimento giunge l’ansimare di una

coppia che








fa l’amore. Infastidito dal rumore, Ettore non riesce a prendere

sonno. Johnny non ci prova nemmeno.

c

Alba. Un vecchio contadino compare nel pagliaio. Johnny si








sveglia con l’aria di chi non ha chiuso occhio. Il contadino li

invita bruscamente ad andarsene. Ettore si gira dall’altra parte.








d- tagliata








79








103 – INT. – OSTERIA DIEGO – ALBA

Pavimenti di legno, pochi tavoli, una stufa in un angolo attorno

alla quale Johnny, Pierre e Ettore stanno bevendo del caffè.

Dall’esterno,

l’eco improvviso e remoto di numerose cannonate.








Johnny e Pierre si consultano con lo sguardo. Dal retrobottega

compare Diego, un trentenne panciuto dalla faccia simpatica.

DIEGO (calmo)

Attaccano i rossi…

Ettore alza la tazza in un beffardo brindisi. Con flemma, Diego

comincia a portare via bottiglie e bicchieri da dietro il bancone.

104 – EST. – MANGO – ALBA








I cannoni rombano ancora lontani

. Ma porte e finestre si chiudono








senza attendere oltre. I tre marciano al bastione d’accesso. Altri

partigiani li raggiungono. Non appena sporgono lo sguardo al di la

del parapetto,

un camion di partigiani, tutti col fazzoletto








rosso, transita a grande velocità sotto di loro e imbocca la

strada in discesa. Johnny cerca con lo sguardo Pierre.

JOHNNY

Dammi retta, sbandaci…

Pierre alza le spalle.

PIERRE

Nord vuole tenere il presidio…

Johnny fa un gesto di disprezzo.

JOHNNY (irritato)

Andiamo da Rina è da idioti star qua…

Alza lo sguardo sul mare di colline.

Pierre annuisce con un’espressione grave sul viso.

105 – EST. – COLLINA – GIORNO

Johnny, Ettore e Pierre camminano, soli ed assorti, su una strada

di cresta addentando dei panini

. Le cannonate in sottofondo, i








latrati dei cani di invisibili cascine in primo piano

. La strada








costeggia una vigna, e, dall’altro lato, un bosco. I tre marciano

con le armi puntate a terra, senza particolari attenzioni.

Improvvisamente, davanti a loro nei pressi di un pilone votivo, si

para

un drappello di fascisti fermi a bivacco. Johnny li fissa








incredulo mentre imbracciano i fucili.

Una pallottola gli








scalfisce la spallina.

Poi è una tempesta di spari. Johnny scatta








zigzagando verso la vigna. Con la coda dell’occhio scorge i piedi

di Pierre e Ettore investiti dalla polvere alzata dai proiettili.

Pierre cade a terra Si getta tra i filari.








80








106 – EST. – VIGNE – GIORNO

Johnny vaga per i filari guardando verso l’alto. Improvvisamente

uno sparo lo fa trasalire. Si ferma: gli occhi verso l’alto. Ma

non succede altro. Johnny scuote lievemente la testa, la abbassa

mordendosi le labbra, lo sguardo sulle foglie a terra.

107 – EST. – COLLINE – TRAMONTO

Johnny risale sulla strada nel punto in cui aveva perso contatto

con Pierre e Ettore. I fascisti sono scomparsi. Vicino al pilone

votivo c’è un cadavere, che sembra Pierre. Johnny si precipita per

voltarlo:

la schiena crivellata di colpi. Con la morte nel cuore,








Johnny lo volta: il fazzoletto rosso conficcato nella bocca di uno

sconosciuto. Johnny sospira, si lascia cadere sull’erba. Chiude

gli occhi. Distrutto.

108 – INT. – CASCINA LANGA/CUCINA – NOTTE

Johnny apre la porta, la lupa al fianco. Sul suo volto uno

sconforto indicibile. Rina, che rammenda nella penombra del

camino, lo accoglie indifferente. La lupa si stacca da Johnny.

RINA

Non stare lì … entra il freddo…

Johnny si riscuote, chiude la porta. Fissa Rina con occhi spenti.

JOHNNY

Pierre e Ettore sono morti…

Rina continua a tenere gli occhi sul suo lavoro.

RINA








A’s pensava che t’fuise mort ti…








Johnny scuote la testa, si lascia cadere su una sedia. Rina lo

guarda di sottecchi, materna.

Magari domani tornano…

vate an’po a








cugé n’t’la mia stansia, vah…








Johnny tiene lo sguardo a terra, catatonico.

109 – INT.- CASCINA LANGA/CAMERA RINA – NOTTE

Johnny procede a testa bassa nel corridoio buio. Esita un momento

davanti alla porta socchiusa di una stanza. Entra. Un rantolo,

simile ad una risata soffocata. Johnny si ferma allarmato. Sul

letto appare una massa scura. Lo sfregare di un fiammifero. Johnny

aguzza lo sguardo. La fiamma si accende: le facce sorridenti di

Pierre e di Ettore, distesi sul letto, le schiene appoggiate alla








81








spalliera, la lupa per traverso sulle loro gambe. Scoppiano a

ridere. Johnny sospeso tra gioia e risentimento.

DISSOLVE SU

110 – INT. – CASCINA LANGA/STALLA – GIORNO

Johnny ed Ettore intenti a riempire le greppie di fieno. Pierre li

guarda lavorare seduto in un angolo con la schiena appoggiata al

muro. E’ di nuovo pallido e tremante. Un rumore di motori in

avvicinamento. Johnny e Ettore si fermano guardandosi. Obbedendo

allo stesso istinto, afferrano le armi e corrono fuori…

111 – EST.- CASCINA LANGA – GIORNO

… sull’aia dove sta entrando un camion. Johnny abbassa lo Sten:

sul tetto della cabina una mitragliatrice e

due partigiani della








guardia del corpo di Nord

. L’autocarro è seguito dalla macchina








nera di Nord. In tutto, piombano nell’aia una

trentina di uomini e








alcune donne

che prendono rapidamente controllo della cascina. Tra








di esse, Sonia, il solito sorriso aperto a dispetto della divisa

frusta e sdrucita. Dal camion scendono anche

tre prigionieri








fascisti

: due in divisa, uno in borghese, le facce segnate da








lividi ed ematomi, blandamente sorvegliati da due partigiani.

Johnny e Ettore si avvicinano all’auto. Pierre emerge dalla stalla

avvolto in una coperta. Nord, paludato in un cappotto da ufficiale

inglese coi bottoni d’oro, scende facendo un cenno di saluto con

la mano (vistosamente fasciata).

NORD

Allora, voi tre restate qui da Rina?

Johnny fa un cenno d’assenso.

Lo sapete che ci rivediamo il 31

gennaio alla Madonna della Rovere?

Johnny annuisce severo. Nord gli rivolge un sorriso ironico.

Non fatemi lo scherzo di non venire…

Ettore lo fissa con un’espressione maliziosa.

ETTORE

E tu capo, dove vai ad imboscarti?

Nord lo fulmina con lo sguardo. Un momento di imbarazzo cala sul

quartetto. Poi il volto del comandante si distende in un sorriso

bonario rivolto a Pierre e Johnny.

NORD (indicando Ettore)

Ma questo qua chi ce l’ha lanciato?

Una risata distensiva, tra i quattro l’atmosfera ritorna

rilassata. Pierre si asciuga il naso che gli cola.








82








PIERRE

Io pensavo di andare dalla mia

fidanzata… finché non mi rimetto…

ETTORE (schernendolo)

Se i suoi non ti denunciano prima…

Pierre gli lancia un’occhiata per nulla divertita.

PIERRE

Finita la guerra me la sposo… loro lo

sanno…

Ettore sogghigna lisciandosi i baffetti.

ETTORE (sarcastico)

Dalla padella alla brace…

Pierre lo ignora.

NORD

Fai bene a farti curare, anch’io ne ho

bisogno… (mostrando la fasciatura)

112 – INT.- CASCINA LANGA/CAMERA RINA – GIORNO

Johnny giunge davanti alla porta chiusa della camera da letto di

Rina. Indugia cercando di carpire eventuali rumori. Quindi apre la

porta sporgendo la testa all’interno. In piedi, di spalle, Sonia

si sta spogliando: è in canottiera, le spalle nude.

JOHNNY (ritraendosi subito)

Scusa Sonia…

La ragazza volta la testa dalla sua parte. Johnny è scomparso.

Torno appena hai fatto…

SONIA (sbrigativa)

Non c’è bisogno… anzi, aiutami a

togliere ‘sti pantaloni…

Johnny rientra senza mai staccare gli occhi dalla ragazza. Lei si

siede sul letto tendendo le gambe in avanti. Lo sguardo di Johnny

scivola sul suo viso. Anche lei lo sta guardando, senza emozioni,

neutrale. Johnny si concentra sui pantaloni particolarmente

stretti. Li tira con forza dal fondo.

SONIA (ridendo sommessa)

Così mi tiri anche me…

Johnny la guarda impacciato, si avvicina delicatamente alla vita

della ragazza, prende i pantaloni per la cintola e li sfila. Le

sue mani sfiorano la pelle, rivelando nella discesa la carnagione

chiara delle gambe. Sonia, rimasta in mutande, lo fissa seria. Lui








83








rimane incantato a guardarle il corpo finché Sonia si alza con uno

scatto felino. Da una borsa estrae una sottoveste.

Sei tu che hai l’indirizzo del dottore

di Alba?

Johnny fa un segno di assenso, gli occhi sulla vestaglia che

scendono lungo i fianchi di Sonia modellandone il corpo. La

ragazza si gira verso di lui con aria un po’ civettuola.

Come mi va ‘sta combineuse?

Gli occhi di Johnny sorridono.

JOHNNY

Incantevole.

Sonia lo fissa dura, con un velo di tristezza. Gli si avvicina.

SONIA

Lo sai… avevo giurato di non stare con

un uomo fino a che non era finita.

Johnny le sorride senza malizia. Sonia gli prende il viso tra le

mani, lo tira a sé.

113 – EST.- CASCINA LANGA – CREPUSCOLO

Johnny, Pierre e Ettore osservano gli automezzi di Nord che stanno

rumorosamente uscendo dalla cascina. Dall’auto, sporge in gesto di

saluto la mano fasciata. La macchina sparisce al di là del

cancello. Resta solo il lamento dei motori. I tre sono rimasti in

mezzo al grande vuoto dell’aia. Solo la lupa a girargli attorno.

114 – EST. – COLLINA/PAESE – NOTTE

Il viso di Johnny sporge da sopra la spalla di Pierre, gli occhi

chiusi. I due si stanno abbracciando. Alle loro spalle, sullo

sfondo, le poche luci, simili a quelle di una nave, di un vicino

paese. I due amici si staccano. Pierre guarda Johnny con un

sorriso mesto. Gli dà una pacca su una spalla e si allontana

nell’oscurità. Johnny rimane fermo, lo sguardo al paese. Si

accende una sigaretta con gesti misurati, proteggendo il

fiammifero nella coppa delle mani.

115 – INT.- CASCINA LANGA/STALLA – GIORNO

Il viso di Johnny riflesso nel vetro opaco di una piccola

finestra: emaciato, barba incolta, capelli lunghi, occhi segnati.

Si guarda con aria stralunata, come se non si riconoscesse. La

faccia di Ettore, anch’essa barbuta e provata, compare sul vetro

alle spalle di Johnny. Sta tossendo pesantemente.

JOHNNY (senza voltarsi)

Senti la mia puzza, Ettore?








84








Ettore fa un cenno negativo.

Nemmeno io la tua…

Ettore annuisce ridendo, ma un attacco di tosse lo sconquassa. Si

avvolge nella coperta che porta sulle spalle. Il cigolare della

porta, si girano. Rina è sulla soglia, un secchio in mano, la lupa

al fianco, scura in volto. La salutano con un cenno, ma lei non

risponde. Prende uno sgabello, si avvicina ad una delle vacche e

inizia a mungere. I due si scambiano un’occhiata interrogativa. La

lupa va ad accucciarsi ai piedi di Johnny.

RINA (f.c., secca)

Hanno trovato un partigiano morto sulla

strada qui sotto…

Johnny e Ettore si guardano preoccupati. Rina si volta verso di

loro, sconsolata, incerta.

Non potete più dormire qui…

Ettore e Johnny la guardano sorpresi. Il tono della donna si fa

più sicuro.

Se vi trovano, danno fuoco alla casa…








‘mni pure a mange, ma dorme fora…








Johnny e Ettore rimangono ammutoliti a fissarla. Poi Ettore si

lascia cadere in preda allo sconforto nella greppia.

ETTORE (lamentoso, rauco)

Io non posso andare via… sto male… non

posso…

Rina lo ignora: riprende silenziosa a mungere. Johnny si volta

stupito verso l’amico rannicchiato nella paglia. Lo fissa con aria

di vago disappunto.

116 – EST. – VALLONE DI SANT’ELENA – GIORNO








Il cadavere di un ragazzo biondo

prono in mezzo a un sentiero, il








viso angelico girato da una parte. Lo sguardo di Johnny percorre i

suoi abiti borghesi fino a due buchi che fioriscono sulla schiena:

al centro il sangue ancora cristallino, attorno una chiazza scura.

Niente armi. Chinato sul cadavere c’è Ivan, il partigiano

tarchiato e dalla faccia simpatica già del presidio di Mango. Dal

suo cinturone pende tutto un assortimento di pugnali, pistole e

bombe a mano.

IVAN

Davvero non avete sentito niente?








85








Johnny si gira verso un gruppo di

contadini e contadine alle loro








spalle. Tacciono limitandosi a scuotere la testa. Ivan guarda

Johnny dal basso in alto.

Questo morto cambia tutto…

Johnny annuisce accigliato. Ivan si alza affiancandolo senza

distogliere lo sguardo dal cadavere.

Lo conoscevo bene, non era uno scemo…

Indica pensieroso le nitide tracce degli scarponi del morto.

Non stava scappando… non sospettava chi

gli ha sparato…

I due si voltano: una delle contadine si sta avvicinando al morto,

lo prende per un braccio e lo gira.

CONTADINA (tra sé)








Cuma a l’è bel… pensa a sua mare…








Si segna.

JOHNNY

Questo è un lavoro di spie Ivan…

Ivan annuisce sputando a terra.

IVAN

Due giorni fa ho visto Nord… ne aveva

appena fatta fuori una a Rocchetta…

I contadini si accostano al cadavere con una rudimentale barella e

cominciano a comporlo. Ivan e Johnny si fanno indietro.

JOHNNY

Sicuri che fosse una spia?

IVAN

Stessa cosa che ho chiesto io… sai

cos’ha risposto? Nel dubbio… uccidete…

non ha detto proprio così, quasi…

Johnny annuisce con una smorfia divertita.

JOHNNY

Nel dubbio sopprimete.

IVAN (compiaciuto)

Giusto. Ha detto proprio così. Nel

dubbio sopprimete. Giusto.

Sullo sfondo, le donne stanno coprendo il corpo con un sacco.








86








117 – INT.- CASCINA LANGA/STALLA – NOTTE

Gli occhi scuri di Johnny aperti sul soffitto. Seduto vicino alla

porta, mitra in braccio e lupa al fianco. Un violento colpo di

tosse risuona nella stalla. Johnny si volta a guardare Ettore.

Dorme nel punto in cui lo aveva lasciato, ma il suo sonno è

agitato, inquieto. Un altro, violentissimo colpo di tosse. Ettore

si sveglia sobbalzando. Incrocia lo sguardo di Johnny. Indica la

gola facendo segno che non va. Tossisce ancora, forte.

ETTORE (afono)

Allora?

JOHNNY

Gli hanno sparato alle spalle…

Ettore scrolla la testa.

ETTORE

Spie?

JOHNNY (annuendo con il capo)

D’ora in avanti, al primo dubbio si

spara…

Ettore annuisce con occhi lucidi. Johnny lo fissa severo.

Noi staremo sempre insieme, ma se mi

succede qualcosa, tu regolati…

Ettore esplode in un’acuta crisi di tosse. Johnny lo guarda con

aria impotente. La tosse si calma, Ettore respira a fatica.

ETTORE

Johnny… fammi il favore… domattina vai

dal farmacista… se no qui ti tocca

scrivermi l’elogio funebre…

Johnny sorride accarezzando la lupa.

118 -INT. – CASCINA LANGA/STALLA -ALBA

Johnny si sveglia di soprassalto. La mano corre veloce al mitra.

Si guarda attorno spaventato, ma tutto è come lo aveva lasciato:

la lupa ai suoi piedi, Ettore nel suo sonno burrascoso, le vacche

a ruminare silenziose. Solo la luce è già alta. Ma è un albore

strano. Johnny corre alla finestra:

fuori c’è un muro di nebbia.








119 – EST. – STRADA – GIORNO

Una nebbia impenetrabile, bianca, un oceano di latte. Johnny

emerge d’improvviso sul sentiero. Cammina col suo solito passo di

marcia, guardandosi attorno, agitato, alla ricerca di punti

d’orientamento. Avanza in quella opacità fino a che un’ombra scura

emerge a poca distanza da lui. Si avvicina: è una croce di legno








87








infilata nel terreno. Sospira contrariato. Guarda l’orologio: il

vetro rigato e incrinato, le lancette segnano le 10 e 30.

JOHNNY








… I’m lost…








In preda allo sconforto, fa dietro front e, in meno di un passo,

si perde nella nebbia.

120 – INT.- MANGO/FARMACIA – GIORNO

Una farmacia con il pavimento di legno, deserta, gli scaffali ora

completamente vuoti. Lo scricchiolio della porta. Johnny entra di

corsa, raggiunge il bancone. Dal retro, proviene un pezzo di

musica leggera. Johnny attende impaziente, controlla l’orologio:

sono le 12 e 15. Passi in avvicinamento si sovrappongono alla

musica. Il dottore compare dietro il bancone e lo saluta con un

cenno sospettoso del capo. Johnny risponde freddamente.

JOHNNY

Qualcosa per il mal di gola…

Il dottore scuote la testa, si mette a frugare sotto al banco.

DOTTORE (f.c.)

Pensavo fosse per la scabbia…

JOHNNY

Per fortuna no…

Il farmacista emerge con una scatoletta metallica in mano.

DOTTORE

Non ce l’hai? Complimenti. Sei l’unico…

Johnny sorride amaro. Il farmacista porge la scatoletta a Johnny.

Potassio… l’unica cosa che mi è

rimasta…

Johnny prende la scatola con sguardo riconoscente.

JOHNNY (asciutto)

Non posso pagarla…

Il dottore sventola una mano in segno di comprensione e

consapevolezza. Si fruga nelle tasche e tira fuori un pacchetto di

sigarette inglesi. Ne offre una a Johnny facendola sporgere dalla

sommità dell’involucro. Johnny la estrae con sguardo sognante: una

sigaretta perfetta, immacolata, con in cima un lussuoso tabacco

biondo. Il dottore lo guarda con aria divertita mentre gli porge

da accendere. Johnny rifiuta e si infila la sigaretta in tasca.

JOHNNY








88








Mi scusi… è un’eternità che non fumo

una vera sigaretta… voglio gustarmela

per bene.

Johnny si avvia all’uscita.

DOTTORE

Nebbia porca, eh?

121 – EST.- CASCINA LANGA – GIORNO

Il viso di Johnny fende la nebbia diventata ora più fumosa e

mobile. I suoi piedi marciano spediti, nervosi. Dalla nebbia

fuggente come il fumo di un incendio affiora la sagoma della

cascina. Johnny arriva a grandi falcate nell’aia. Si guarda

intorno turbato: tutto deserto.

JOHNNY

Lupa! Lupa qui!

Silenzio assoluto. Johnny si avvicina lentamente alla stalla: la

porta è spalancata.

122 – INT.- CASCINA LANGA/STALLA – GIORNO

Johnny entra concitato: la stalla è vuota, non ci sono più

animali, la paglia è sparsa disordinatamente sul pavimento.

Nessun








segno di Ettore

. Johnny raggiunge il giaciglio dove aveva lasciato








l’amico: vuoto. Visibilmente angosciato, si precipita fuori…

123 – EST.- CASCINA LANGA – GIORNO

… correndo, giunge di fronte alla porta d’ingresso principale: è

aperta del tutto, un battente divelto e inclinato verso il

pavimento. Con passo cauto, Johnny entra…

124 – INT.- CASCINA LANGA/CUCINA – GIORNO

… il suo piede scricchiola sonoramente: il pavimento è coperto da

un mare di cocci di stoviglie. Alza lo sguardo: tutto è stato

saccheggiato. La madia crivellata da una raffica. Vicino al

camino, un materasso completamente sventrato circondato da foglie

di mais. Johnny respira a fatica. Muove un altro passo. Si ferma,

immobile, gli occhi nel vuoto. Con uno scatto, si gira ed esce.

125 – EST.- CASCINA LANGA – GIORNO

Lo sguardo al cielo, Johnny immobile al centro dell’aia. Un

movimento attira la sua attenzione. Si gira spianando lo Sten: di

fronte a lui, un contadino sui 45 anni, faccia scavata e grinzosa,

avvolto in una mantella marron scuro (

ANSELMO). Johnny abbassa








l’arma, l’uomo avanza.

ANSELMO (desolato)

… non li abbiamo visti arrivare…

Johnny lo guarda con ansia.








89








JOHNNY

Che hanno fatto a Ettore? L’hanno

ucciso?

ANSELMO (rassicurante)

No, no… li hanno portati tutti ad Alba…








‘co Rina e la lua








Johnny impreca a denti stretti. Il contadino si avvicina ancora.

… non puoi stare qui da solo… vieni a

dormire da me…

Johnny scuote amaramente la testa. Negli occhi di Anselmo una pena

infinita. Lo sguardo vuoto di Johnny in quello di Anselmo. Tira

fuori di tasca la scatoletta di potassio e gliela porge.

JOHNNY

E’ per il mal di gola, dalla ai tuoi

bambini…

Improvvisamente e inspiegabilmente, si mette a correre. Anselmo,

allibito, lo vede scomparire oltre il cancello.

126 – EST. – MANGO – GIORNO

I passi di Johnny risuonano nella piazza principale del paese,

spopolata e sprangata. Gli occhi incessantemente alla ricerca di

una traccia di vita. Passa di fronte ad un vicolo. Si blocca: a

pochi metri da lui, una piccola bottega illuminata. Johnny si

avvicina con cautela. Guarda attraverso il vetro: il

barbiere sta








radendo Ivan. Un lampo di nevrotica soddisfazione.

127 – INT.- MANGO/BARBIERE – GIORNO

Johnny entra con foga nella bottega. Vedendolo, Ivan tira un

sospiro di sollievo…

IVAN

Bussa… c’è mancato poco…

Sotto il telo che gli copre il busto si nota la sagoma di una

pistola spianata. La ritrae. Johnny, agitato, incrocia lo sguardo

di Ivan nello specchio.

JOHNNY

Hai rivisto Nord?

IVAN (scuotendo la testa)

Perché?

JOHNNY

Han preso Ettore… sto cercando un

fascista da scambiare…








90








IVAN

Li ha usati tutti per Sonia…

Johnny è rimasto a bocca aperta, attonito.

JOHNNY

Sonia?

IVAN (annuendo)

Sonia. Ma non gliel’han data quei figli

di bagascia…

Scrollando la testa, Johnny va a sedersi su una delle sedie

destinate ai clienti, alle spalle di Ivan. Le mani nei capelli,

devastato. Ivan lo fissa nello specchio: insieme duro e scherzoso.

Sai dove ne puoi trovare? (pausa,

Johnny alza lo sguardo) ad Alba… lì ce

n’è uno per cantone!

Sogghigna amaramente. Riflessa nello specchio, la faccia di Johnny

come risvegliata da un’idea folle.

128 – EST.- S. STEFANO BELBO – GIORNO

Johnny immobile, accucciato tra la vegetazione. Di fronte a lui, a

un centinaio di metri al di là di un piccolo torrente, la grande

piazza del paese. Fatta eccezione per

alcune donne che la








attraversano frettolosamente, è deserta. Johnny osserva apprensivo

lo scarso movimento.








Il rumore di automezzi in avvicinamento

. Due camion appaiono








sulla piazza. Si fermano, e, in brevissimo tempo,

una trentina di








soldati fascisti

, armati di tutto punto, la occupano bloccandone








le strade di accesso. Johnny non perde un movimento. Alcuni

soldati trasportano due mitragliatrici all’imbocco di un ponte.

Altri si aggirano per il paese urlando inintelligibili minacce

alle finestre chiuse. Solo

un giovane ufficiale si allontana dalla








truppa. Si dirige verso il torrente, picchiettando meccanicamente

gli stivali con un frustino. Si ferma in riva al ruscello, proprio

di fronte a Johnny, il quale è quasi balzato fuori dal

nascondiglio per meglio vederlo. Un’ombra di speranza gli compare

sul volto. Ma dura un attimo: l’ufficiale chiama a gran voce i

suoi uomini. Tre soldati si apprestano a raggiungerlo con una

mitragliatrice. Johnny sospira di sconforto. Muovendosi con

cautela, si inabissa nella vegetazione.

129 – INT.- PANETTERIA – GIORNO

Johnny si sta scaldando appoggiato alla parete del forno, lo Sten

nascosto sotto la giubba. Guarda la

padrona che sta impastando una








farina scura sul bancone. C’è un silenzio perfetto. La porta si

apre: una

VECCHIA CONTADINA, il volto deformato da mille rughe,








punta di sottecchi Johnny, poi si avvicina al banco.








91








VECCHIA








Dui chilu d’pan…








Mentre la padrona la serve, la vecchia sbircia ancora verso

Johnny, poi riattacca con tono provocatorio.








‘Na volta ai na ieru d’partigian… fina

tropi…








La panettiera approva. Johnny stringe le spalle.








Ades nianca un a paghelu… e i fasista a

van an girula cuma a fuisu i padrun…

fora ai na ie un ca pasa ades da sul….








Johnny solleva uno sguardo acceso sulla donna.

JOHNNY

E’ sicura che è solo?

VECCHIA (compiaciuta)

Allora lo capisci il dialetto? Solo,

bello come un papa…

130 – EST.- STRADA – GIORNO

Un lungo cappotto grigio verde ondeggia intorno alla figura

allampanata di un

SOLDATO FASCISTA che cammina ai bordi della








strada. Un

CONTADINO CON UNA CESTA procede nella direzione








opposta. Johnny è alle spalle del soldato, una cinquantina di

metri addietro, lo Sten sempre celato. Il contadino,

incrociandolo, dedica al milite uno sguardo distratto. Poi si

ferma, appoggia la cesta per terra e armeggia con il legaccio di

una scarpa. Quando Johnny è ormai prossimo a lui, il contadino

alza il viso e gli rivolge un sorriso complice. Riabbassa il capo.

JOHNNY (a bassa voce)

Che arma ha?

CONTADINO CON LA CESTA (senza alzare la testa)

Moschetto…

Johnny gli passa a fianco. Lo supera. In quel momento, il soldato

si volta. Johnny abbassa lo sguardo e rallenta il passo. Il

fascista riprende la marcia. Sul ciglio della strada, una grande

cascina. Johnny scarta, abbandona la strada e, al riparo della

casa, si mette a correre per accorciare la distanza dal soldato.

Un cane gli si avventa contro ringhiando, ma Johnny continua a

correre disperatamente, incurante della bestia. Il cane, arrivato

al confine dell’aia, torna indietro. Johnny si ferma al limitare

del muro della cascina: il soldato, un giovane sulla ventina, sta

transitando in quel momento. Johnny lo lascia sfilare, poi a

rapidi passi raggiunge la strada, sbucando pochi metri alle spalle

del milite. Scopre lo Sten. Accelera l’andatura. Il soldato sente








92








i suoi passi, fa per voltarsi.

La canna dello Sten si pianta nella








schiena del fascista

. Si blocca per un attimo. Crolla in








ginocchio. Johnny gli sfila il moschetto.

JOHNNY (a bassa voce)

Levati il pastrano, svelto!

Con mani tremanti il soldato obbedisce. Johnny afferra il

cappotto, comincia a tastarlo. Ne estrae due bombe a mano che si

infila nel giubbotto. Gli ripunta lo Sten tra le costole.

Alzati!

Lentamente il milite si alza. Johnny lo spinge verso il ciglio

opposto della strada, ma il militare non si muove.

Cammina…

SOLDATO (senza voltarsi, anche lui a bassa voce)

Fuori della strada non vengo! Tu mi

ammazzi appena fuori!

Johnny lo spintona. Il soldato si muove a fatica.

JOHNNY

Non ti voglio ammazzare, mi servi per

uno scambio…

Arrivati al fosso sul bordo della strada, il soldato vi crolla

dentro. Scoppia a piangere seppellendo la faccia nella mani.

Johnny ha un attimo di esitazione. Da lontano, il contadino li

osserva, poi riprende le ceste e prosegue il cammino.

SOLDATO FASCISTA (lamentoso)

Sono rovinato!

Johnny cerca di sollevarlo per una spalla.

JOHNNY

Non hai sentito che ho detto? Mi servi

vivo…

SOLDATO

Se non mi ammazzi te, mi ammazzano

loro…

Il soldato si gira implorante verso Johnny: ha una faccia da

contadino precocemente invecchiata.

Sono un disertore… stavo disertando…

JOHNNY

Non contar balle!

SOLDATO








93








E’ vero! M’ero arruolato solo per

paura… (piange sconsolato)

JOHNNY

Dov’eri in caserma?

SOLDATO

Ad Asti…

JOHNNY (secco, rassicurante)

Ti scambio ad Alba… da Asti non faranno

in tempo ad avvertire… sta tranquillo…

Lo prende per un braccio, ma il soldato si rituffa nel fosso.

SOLDATO

Lasciami andare! Mi faranno

l’interrogatorio! Cosa rispondo se mi

fanno l’interrogatorio?

Johnny lo solleva di forza.

JOHNNY (stizzito)

Cosa rispondi? Me ne frego di cosa

rispondi! Inventa qualcosa! Non è colpa

mia se porti quella divisa!

L’uomo appare rassegnato.

Cammina e non fiatare più.

Johnny lo spinge al di là del fosso.

131 – EST – COLLINE – GIORNO

Johnny, lo Sten sempre puntato, segue il soldato su per un dirupo

erboso. Non stacca gli occhi dalla sua schiena, quasi studiandolo.

Il soldato si ferma, Johnny lo sospinge in avanti.

132 – INT.- MANGO/OSTERIA DIEGO – GIORNO

La porta dell’osteria si apre, Johnny si affaccia all’interno.

Diego è al bancone, Tarzan e Set di fronte a lui con un bicchiere

di vino in mano. I due partigiani, le armi a tracolla, appaiono

stanchi e provati. Johnny li saluta con un cenno sorridente, poi

trascina dietro di sé il prigioniero, sempre più spaurito. Gli

altri tre lo osservano con muta curiosità.

JOHNNY (f.c.)

… voglio scambiarlo con Ettore…

Tarzan, Set e Diego si avvicinano come per vedere meglio lo

sconosciuto, lanciando occhiate ammirate all’indirizzo di Johnny.








94








DIEGO (a Johnny)

Meridionale?

Il soldato, letteralmente sconvolto, lo guarda senza rispondere.

JOHNNY

No… è dei nostri…

DIEGO (stupito, come tra sé)

Bastardo…

Diego annuisce serio.

Ci penso io.

Il soldato guarda spaventato Johnny, il quale per un lungo istante

lo osserva come imbambolato.

JOHNNY

Va tranquillo, il prete domani ti

scambia…

Con la morte nel cuore, il milite si lascia trascinare via da

Diego. Johnny li segue con sguardo apprensivo mentre escono

dall’osteria. Le espressioni dubbiose degli altri due partigiani,

anche loro fissi sulla porta chiusa.

JOHNNY

Secondo voi… vale Ettore?

TARZAN (allarga le braccia)

Lo sa Dio…

Set offre una sigaretta a Johnny con aria preoccupata.

SET

Perché non vieni con noi al bricco di

Vesime? Almeno fino a che non sai di

Ettore…

Johnny ci pensa su un attimo, poi scuote la testa con una luce

melanconica negli occhi. Si incammina verso il bancone.

JOHNNY

Io sto bene alla Langa…

133 – INT./EST.- CASCINA LANGA – NOTTE

Johnny si sveglia di soprassalto, il terrore sul volto. Afferra lo

Sten. Attraversa di corsa la stalla deserta, apre la porta: buio,

silenzio. Per terra, una spessa coltre di neve. Il terrore lascia

il posto allo stupore. Sorride. Timidamente muove qualche passo.

Si ferma a guardare le sue orme.








95








JOHNNY (come in preghiera)








You come snow. We needed you and you

come.








Johnny si guarda i piedi: senza scarpe, solo calzettoni, ormai

fradici. Si mette a ridere.

134 – INT.- CASCINA LANGA/CUCINA – GIORNO

Johnny apre bruscamente le ante della madia, con mani fameliche ne

fruga lo spazio interno: vuoto. Si avvia verso la credenza con i

vetri in frantumi. Sul ripiano più basso, una mela perfettamente

rossa, perfettamente tonda. Sorride. La afferra: il frutto gli si

dissolve in mano in una poltiglia marrone. Con un moto di stizza,

la scaglia contro il muro. Esausto, si siede per terra con la

schiena appoggiata alla parete. Rovista macchinalmente le tasche

del giubbotto. Le dita emergono con i resti della sigaretta del

dottore, mista a briciole di pane e a residui di stoffa. Johnny

guarda il poco tabacco come fosse oro. Si alza di scatto, fruga in

ogni angolo della stanza. Nel camino sommerso dalla cenere,

l’avanzo bruciacchiato di un opuscolo di prodotti agricoli. Lo

modella rapidamente, vi distribuisce il tabacco sopra. Comincia a

rollare: la sigaretta prende corpo, ma, nel tentativo di

chiuderla, la carta cede con un’emorragia totale di tabacco.

Johnny si lascia cadere a terra, rannicchiandosi contro il camino.

Affonda la testa nelle braccia conserte.

135 – EST. – CASCINA ANSELMO – IMBRUNIRE

Una piccola cascina vista dall’alto di un vicino poggio. Le

finestre illuminate, il fumo che esce dal camino. Johnny la guarda

con espressione incerta. Poi, scuotendo la testa, marcia in

direzione della casa.

Bussa ad un vetro. Pochi istanti, e la faccia di Anselmo appare

inquadrata nella piccola finestra. Indica a Johnny la porta. Lui

fa un cenno di cortese rifiuto. Allora Anselmo apre il vetro.

JOHNNY

Cercavo solo un po’ di tabacco…

Anselmo lo squadra dalla testa ai piedi con commiserazione.

136 – INT.- CASCINA ANSELMO – NOTTE








Due bambini, un maschio e una femmina

, entrambi sui cinque, sei








anni, seduti per terra davanti al camino acceso: giocano una

specie di tombola con chicchi di mais. Lo fanno compostamente,

senza strepiti, le voci poco più che sussurranti. Johnny, seduto

al tavolo, sta mangiando lentamente una zuppa fumante. Fissa i

bambini con un’ombra di commozione. A capo tavola, Anselmo lo

studia. Sullo sfondo, la

MOGLIE, sui trent’anni, rossiccia e dal








fisico solido sta lavando i piatti.

ANSELMO (a disagio)

Senti Johnny… tu che hai studiato…








96








Johnny lo guarda leggermente sorpreso.

Sì, beh… non sei come gli altri…

Una sfumatura divertita compare negli occhi di Johnny.

Insomma… che ne pensi delle spie?

Johnny riempie il cucchiaio di minestra, lo alza fermandosi a

mezz’aria.

JOHNNY

Esistono…

Johnny porta il cucchiaio alla bocca.

ANSELMO

E sarebbero dei nostri?

JOHNNY (perplesso)

Certo, sono italiani…

Anselmo appare preoccupato.

ANSELMO

Hanno un bel fegato…

Johnny annuisce. Torna ad osservare i bambini.

Beh… è successa una cosa…

Johnny indugia ancora con lo sguardo sui bambini. Anselmo incrocia

le braccia al petto, serissimo.

Io ero al mercato… c’era solo mia

moglie in casa… è arrivato uno… (Johnny

ritorna su Anselmo) mai visto prima…

voleva comprare delle pelli di

coniglio…

Anselmo si volta verso la moglie che dall’acquaio annuisce senza

guardarli.

Mia moglie non si è fidata… gli ha

detto che le avevamo vendute tutte…

Johnny la fissa con aria interrogativa.

MOGLIE DI ANSELMO (agitata)

… non so perché…

Anselmo e la moglie si consultano nuovamente con lo sguardo.

ANSELMO








97








Era tutto vestito bene… paletot,

stivali… noi li conosciamo quelli che

comprano pelli… ma uno così…

Johnny guarda la moglie.

MOGLIE DI ANSELMO

Aveva una striscia di capelli bianchi…

(mima con un gesto) in mezzo… e un

sorriso…

Cerca le parole che possano evocarlo. Si passa la mano bagnata

sulla fronte.

Mah… da balordo…

e sei nen








Johnny riflette pensieroso.

JOHNNY

Parlava in dialetto?

Anselmo lancia un sguardo accigliato alla moglie che gli risponde

con un’espressione smarrita. Poi sferra un pugno sul tavolo, più

di delusione che di rabbia. I bambini si voltano incuriositi.

ANSELMO

Ha parlato solo in italiano!

Johnny abbassa lo sguardo sulla minestra ormai quasi finita.

JOHNNY (senza alzare la testa)

E’ una spia.

Anselmo si contorce le mani callose.

ANSELMO

Potessi incontrarlo…

La moglie si avvicina al tavolo guardando intensamente Johnny.

MOGLIE DI ANSELMO

E se torna?

Johnny ricambia lo sguardo con la stessa intensità.

JOHNNY

Non torna. Non si preoccupi.

Posa il tovagliolo sul tavolo, si alza. Si avvicina ai bambini

rivolgendosi alla femmina.

Tu sei?

La bambina lo guarda civettuola.








98








BAMBINA

Caterina…

JOHNNY

Cosa vuoi per regalo?

La bambina sorride innocente e sfrontata.

BAMBINA

Profumo…

La madre le lancia un’occhiata di rimprovero. Johnny le da un

buffetto sulla guancia mentre con gli occhi le fa segno di sì. La

bambina sorride contenta. Johnny si alza e si avvia verso la

porta seguito da Anselmo. Johnny indica i bambini.

JOHNNY

Qualsiasi cosa accada, pensa a loro.

137 – EST.- CASCINA LANGA – GIORNO

Contro un cielo azzurrissimo, Johnny sta togliendo la neve dal

tetto della casa, lo Sten appoggiato poco distante. Lavora con

metodo e concentrazione: riempie lentamente la pala e la svuota

con un ampio movimento del braccio. Si ferma, la pala piantata

nella coltre. La sua attenzione è attirata da una figura femminile

che sta percorrendo a testa bassa la strada tangente alla cascina.

138 – EST.- STRADA – GIORNO

A passi veloci e lunghissimi, Johnny sta andando incontro alla

donna: indossa un cappotto troppo grande, sulla testa una sciarpa

che le scende sulle spalle. Sulla faccia di Johnny, un sorriso

incredulo e felice.

JOHNNY

Sonia!!

La ragazza alza la testa. Si blocca. Pietrificata. Johnny le si

avvicina rapidamente, le braccia aperte. Anche lo sguardo di Sonia

sembra pietrificato. Johnny la raggiunge e fa per abbracciarla.

Lei scatta all’indietro.

SONIA (gridando)

Non mi toccare! Non mi toccare!

Johnny si blocca all’istante. Il sorriso si spegne. Sonia abbassa

il tono, ma ancora scossa.

Non mi toccare…

Johnny lascia cadere le braccia come per tranquillizzarla. La

guarda disorientata. Con mani tremanti, Sonia scioglie il nodo

della sciarpa:

la testa completamente rapata. Istintivamente,








Johnny chiude gli occhi.








99








Che c’è? Mai vista una testa rapata?

Johnny li riapre con un sospiro. Sonia si rimette la sciarpa. Un

lampo di orrore negli occhi di Johnny: le mani di Sonia sono

completamente livide, gonfie e ricoperte di ematomi e bruciature.








100








Io non ho detto niente…

Johnny scuote la testa, avvilito. Avvicina delicatamente la mano

al viso di Sonia. Lei si sottrae alla carezza.

JOHNNY (turbato)

… pensa solo che sei libera…

Sonia abbassa il capo scuotendolo con occhio vitreo. Johnny la

fissa impotente.

139 – EST. – STRADA NELLA VALLETTA – GIORNO

Sonia e Johnny camminano in discesa lungo una stretta valletta. Al

fondo, un piccolo gruppo di case. Fumano entrambi, la sigaretta di

lei schiacciata nervosamente tra le dita.

JOHNNY (sommesso)

… perché hai paura che tua madre non ti

riprenda?

Sonia aspira con forza.

SONIA (amara)

Sai cosa mi ha detto quando sono andata

da Nord? Che ci andavo perché mi

piacevano gli uomini…

Un’ansia dolorosa le increspa i lineamenti. Getta via il mozzicone

con stizza.

JOHNNY (tono rassicurante)

E’ la vigilia di Natale… per lei non

dev’essere un giorno qualsiasi…

Sonia non ne sembra convinta. Scendono verso il fondovalle in

silenzio. Sonia appare più agitata ad ogni passo.

SONIA (debolmente)

Johnny…

Lui si volta, comprensivo, dolce. Sonia tace. Senza chiederle

niente, Johnny torna a concentrarsi sul cammino.

Ho visto Ettore…

Johnny si gira di scatto, trepidante.

Non è stato scambiato…

JOHNNY (allarmato)

E il mio uomo?

SONIA








101








Gli han dato due rossi…

Johnny abbassa la testa. Sonia continua a guardarlo.

E’ condannato a morte… la sentenza è

sospesa…

Johnny scuote la testa disperato, quasi non volesse crederle.

JOHNNY (con un filo di voce)

Come stava?

SONIA (abbassando la testa)

Come gli altri… aspetta il suo turno…

Sonia ha come un fremito che le fa chiudere gli occhi. Anche

Johnny li chiude, come per farsi forza. Sono arrivati a metà della

valletta, il piccolo borgo a un tiro di schioppo. Si fermano, si

fissano con intensità. Una lacrima solca la guancia di Sonia.

Non voglio più avere un uomo per tutta

la vita…

Johnny accenna comprensivo con il capo. Sonia si butta nelle sue

braccia, lo stringe con veemenza. Scoppia a piangere. Johnny la

dondola teneramente, senza parole.

140 – EST.- STRADA NELLA VALLETTA/BORGO CASA SONIA – GIORNO

Johnny sta osservando la prima casa del piccolo borgo sotto di

lui. Sonia, la sciarpa ancora avvolta in testa, è sulla porta.

Bussa. Guarda nella direzione di Johnny. La porta si apre, entra.

Johnny rimane immobile, senza distogliere lo sguardo per un lungo,

silenzioso momento. Qualcosa si muove sulla facciata della casa.

Johnny è come risvegliato da quel movimento: una mano invisibile

sta chiudendo una a una le persiane. Johnny sorride mestamente.

141 – EST. – COLLINA – GIORNO

Accennando distrattamente

Over The Rainbow, Johnny percorre la








strada in cresta ad una collina. Tutt’intorno è neve e ghiaccio.

Nonostante la magrezza impressionante e le occhiaie profonde, non

ha perso la rapidità e l’elasticità del passo. Il vento pungente

lo obbliga a strofinarsi le braccia e il petto con le mani. Smette

di canticchiare, un’ombra di stanchezza preoccupata gli cala sul

volto. Si ferma. Continua a tastarsi il petto, sempre più

freneticamente. Apre il giubbotto, poi la camicia per guardare con

orrore il misero scheletro che disegna il busto. Scuote

meccanicamente il capo. Sul suo viso, una luce di follia.

JOHNNY (ad alta voce)

Non resisto… un’altra settimana da

solo… non ce la faccio…








102








Johnny crolla in ginocchio piegato su stesso. Affonda la faccia

nelle mani. Piange.








Enough… I’ve had enough!!

… da quant’è








che son partigiano?

Scaraventa lo Sten a terra. Continua a piangere, con lunghi

singhiozzi, liberatori.








Improvvisamente, il crepitare di passi incerti

. Istintivamente








afferra il mitra e lo punta verso quel rumore: un

ANZIANO








CONTADINO CON UNA BENDA SU UN OCCHIO,

lo sta guardando








terrorizzato dal prato sotto la strada, curvo sotto il peso di una

grande fascina.

ANZIANO CONTADINO

Mi conosci, sono il cugino di Rina!

Johnny gli fa cenno con lo Sten di uscire allo scoperto.

JOHNNY (urlando)

Che ci fa facevi là dietro!?

Il contadino raggiunge il sentiero fermandosi davanti a Johnny.

ANZIANO CONTADINO (interdetto)

Portavo a casa da bruciare… perché non

vieni a mangiare da noi? E’ vigilia

partigiano…

Come se il suono di quell’ultima parola avesse su di lui un magico

effetto rilassante, Johnny abbassa l’arma.

142 – EST.- CASCINA – SERA

Johnny segue il vecchio contadino verso una modesta, ma ordinata

cascina. Il contadino si avvia alla porta di casa. Johnny si ferma

qualche passo dietro di lui.

JOHNNY

E’ meglio che io non entri… vi

rovinerei la cena…

Sorpreso, il contadino fa per ribattere. Johnny lo precede con

tono gentile, ma che non ammette repliche.

Portami una pagnotta con un po’ di

lardo e me ne vado…

Il contadino allarga le braccia.

ANZIANO CONTADINO

Se va bene a te… ho una pancetta che

non l’hai mai mangiata così…

Johnny lo ringrazia con gli occhi.








103








143 – EST.- COLLINA – NOTTE

E’ un passo lento, distratto, quello che tiene Johnny, di nuovo

sulla strada di cresta. Ogni tanto si porta alla bocca un’enorme

pagnotta e la morde con voracità. Guarda davanti a sé il mare buio

delle colline, illuminato solo dalle stelle di un cielo terso. Una

luce più forte attrae la sua attenzione: su una vicina collina si

distingue il rosone illuminato di una chiesa. Johnny, masticando

ipnoticamente, si ferma a studiare la chiazza colorata.

PRETE (f.c., voce tormentata)

… il mondo ha dimenticato, rinnegato il

messaggio di Cristo…

144 – INT. – MANGO/CHIESA – NOTTE

La mano di Johnny spinge timidamente l’anta della porta. Entra, ma

si ferma subito, come rapito dalla visione della piccola chiesa,

barocca e poco illuminata,

affollata di fedeli, raccolti in








perfetto silenzio. Una sensazione palpabile di calore umano.

… questo ora è il regno di Satana…

Dall’altare, un anziano

PRETE, magrissimo e curvo, si indirizza ai








fedeli con sguardo sofferto.

… il prossimo genetliaco di Cristo… il

millenovecentoquarantacinquesimo… sarà

un anniversario di pace…

Johnny scorre con lo sguardo tutta l’assemblea, i corpi stretti

l’uno all’altro nei banchi, composti e assorti. Fino a scorgere,

defilato dietro ad una colonna, Ivan. Si avvia verso di lui.

…ma quanti di noi saranno qui a

celebrarlo?

Johnny lo raggiunge.

IVAN (bisbiglia divertito)

… porti lo Sten anche in chiesa…

Un

contadino lo fulmina con gli occhi invitandolo al silenzio.








PRETE (f.c.)

State pronti al richiamo divino.

Ivan si avvicina all’orecchio di Johnny.

IVAN

Fermati dopo la messa… c’è una festa a

casa della ragazza dove sto nascosto…








104








c’è da mangiare… la stufa… (ammicca

leggermente) le sue amiche…

Johnny lo sbircia divertito e titubante, mentre in sottofondo il

prete ha intonato l’

Agnus Dei.








145 – EST.- CHIESA/MANGO – NOTTE

Ivan e Johnny si allontanano dalla chiesa, lasciandosi alle spalle

l’assembramento di fedeli intenti ai reciproci auguri.

IVAN

Sei proprio magro…

JOHNNY (canzonatorio)

E tu proprio in carne…

IVAN (sorridendo)

Mai stato così bene in vita mia…

Si fermano poco lontano. Johnny si fa serio.

JOHNNY

Hai mai visto un commerciante di pelli

con un ciuffo di capelli bianchi?

Ivan aggrotta le sopracciglia. Poi scuote la testa.

Se lo incontri sparagli. E’ una spia…

Ivan annuisce con sufficienza, poi si gira verso la chiesa: un








gruppo di ragazze

si sta staccando dalla ressa dei fedeli.








IVAN

La mia è quella in mezzo…

Le ragazze li raggiungono. Tutte guardano Johnny con accesa

curiosità. Ivan lo presenta, lui le saluta con un gesto educato ed

impacciato insieme. Le ragazze rispondono con sorrisi civettuoli.








RAGAZZA DI IVAN








Allora, sei nostro ospite?

Johnny non risponde, meditabondo. Ci pensa Ivan ad annuire con un

sorriso malizioso. Prende sottobraccio la ragazza e si incammina.

Johnny lo segue, l’orecchio teso a captare le chiacchiere allegre

delle altre ragazze pochi passi dietro a lui.

RAGAZZA BIONDA (f.c.)

… appena è finita, torno a scuola di

cucito a Torino…

RAGAZZA CON LE TRECCE (f.c.)

Sia quel che sia… a me basta

dimenticare in fretta ‘sta guerra!








105








RAGAZZA BIONDA (f.c.)

…è quel che dico io: in città si

dimentica più in fretta!

Ridono divertite. Johnny le scruta con sguardo spaurito, quasi

intimorito dai loro discorsi. Lentamente, si lascia sfilare in

ultima posizione. Poi, non visto, come dimenticato dalla piccola,

spensierata comitiva, si ferma. Gli altri proseguono. Johnny

rimane immobile nella penombra della via.

146 – EST.- CASCINA LANGA – GIORNO

I denti di una sega mordono la polpa secca di un pezzo di legno.

In un angolo dell’aia, Johnny si sta faticosamente misurando con

la sega.

Un fruscio alle spalle, un leggero mugolare. Johnny si








volta:

la lupa lo sta osservando con occhi imploranti. Johnny si








illumina, cade in ginocchio con le braccia aperte, urlando di

gioia. La cagna gli balza addosso e comincia a leccarlo in faccia.

147 – EST.- COLLINA – GIORNO

La lupa corre a tutta velocità, felice, tra gli arbusti di un

fitto bosco. Raggiunge Johnny, gli scodinzola attorno. Insieme si

affacciano fuori dal bosco posto sul declivio di due colline. A

sinistra, sulla collina di fronte a loro, una sparuta

pattuglia








fascista

sta salendo verso la cresta, armi in mano, circospetta.








Johnny chiama la lupa e si ritira nel bosco. Rimane fermo dietro

un tronco a spiare i fascisti. Improvvisamente, trasale: sulla

stessa collina, ma dalla parte opposta rispetto ai fascisti,

stanno salendo Ivan, un altro

partigiano e un RAGAZZINO.








Inconsapevoli degli avanzanti fascisti, i tre sono ormai a pochi

metri dalla cima. La faccia di Johnny pietrificata. Afferra lo

Sten, fa scorrere il carrello dell’otturatore, punta l’arma verso

il cielo

. Troppo tardi: sull’altra collina Ivan ha già aperto il








fuoco.

Un soldato, colpito, vacilla prima di afflosciarsi a terra.








Riavutisi dalla sorpresa, i

fascisti rispondono con i mitra.








L’altro partigiano è subito falciato dalle raffiche

. Ivan rincula








di un paio di passi: crolla fulminato

. Anche il ragazzino è








colpito: cade all’indietro raggomitolandosi su sé stesso. Rimane

immobile per un attimo, poi muove lentamente le gambe. Johnny ha

visto il tutto: non fiata più, stringe la cagna a sé.

I fascisti avanzano con le armi spianate, urlando isterici, gli

occhi che rimbalzano in ogni direzione, ebbri e increduli per il

colpo. Un ufficiale va a dare un’occhiata al ragazzino che si

contorce a terra. Si china su di lui, lo conforta con un buffetto

sulla guancia. Si rialza, raggiunge i soldati che hanno fatto

circolo intorno ai due cadaveri. Estrae la pistola, l’avvicina

alla testa di Ivan:

il colpo di grazia esplode secco e dimesso,








quasi fosse la detonazione di un’arma giocattolo. Johnny chiude

gli occhi.

Nero. L’eco della pistolettata rimbalza nella valle,








nel bosco, in tutto il mondo

.








106








148 – EST.- STRADA – GIORNO

Lo sguardo alla sommità della collina, il respiro grosso, la lupa

sempre dietro, Johnny sta coprendo di corsa gli ultimi metri che

lo separano dalla strada dove è morto Ivan. Vi approda senza

fiato, si ferma a guardare. In mezzo alla carreggiata, un carro

trainato da due cavalli. Il mugnaio e

due garzoni stanno finendo








di caricarvici sopra la salma di Ivan, a fianco del cadavere

dell’altro. Il ragazzino, ancora a terra, si lamenta

incessantemente. Johnny si avvicina al carro: il viso maciullato

di Ivan, una maschera di sangue.

MUGNAIO (f.c. prudente)

Stavo tornando da scaricare…

JOHNNY

Ho visto tutto. Ero lì…

Indica con la mano la collina opposta. Il mugnaio abbassa gli

occhi con sincera compassione.

RAGAZZINO (f.c., interrompendolo)








Gaveme da si, Cristu!








I due si voltano a guardare il ferito che si dimena a terra: sulla

coscia destra un foro nero e un alone rossastro. Un altro foro,

senza alone, sulla giacca, all’altezza del cuore. Uno dei garzoni

lo solleva da terra e lo porta a braccia verso il carro. Johnny si

scosta. Vedendolo, il ragazzino trasale.

RAGAZZINO (a Johnny)

Fascisti e partigiani vi secchino le

balle!!

Il servo del mugnaio lo carica sul retro. Sedendosi, il marmocchio

si tasta maniacalmente il petto all’altezza del foro. Finché,

trionfante, estrae da sotto la giacca una tabacchiera di metallo

fracassata da un proiettile. La sventola euforico.








A la salvame

!!








Il mugnaio da ordine agli uomini di mettersi in moto.

Adesso voglio vedere mio padre

sgridarmi perché fumo!

Il carro si mette in marcia con un sobbalzo. Il ragazzino lancia

un grido di dolore toccandosi la gamba ferita.








Fa pian, cristu!!








Il carro si allontana. Il mugnaio si appresta a seguirlo. Esita

guardando Johnny con aria pensierosa.

MUGNAIO








107








Perché non vieni a mangiare un boccone…

mia moglie fa le tagliatelle oggi…

Johnny lo guarda sorpreso. Il tono del mugnaio si fa più intimo.

Ti devo parlare…

149 – INT.- MANGO/CUCINA DEL MUGNAIO – GIORNO

Mani femminili stendono una serica sfoglia di pasta gialla. Sullo

sfondo, il bagliore di un camino acceso. Johnny, seduto al tavolo,

guarda affascinato il lavoro della

donna (40 anni, bella figura,








viso arcigno). Il mugnaio si avvicina al tavolo con una bottiglia

e due bicchieri, ma Johnny fa segno che non beve. L’altro si

siede, versa un bicchiere per sé, tira un sospiro e piazza gli

occhi su quelli di Johnny incantato dal lavoro della moglie.

MUGNAIO (protettivo)

Johnny…

Johnny si dispone ad ascoltarlo.

Senti… io sono un ignorante… ma la

situazione la capisco anche da me…

Johnny lo guarda incuriosito. Il mugnaio esita.

JOHNNY

Va avanti…

MUGNAIO

Ivan e Luis sono morti oggi…

La curiosità di Johnny diventa perplessità.

Stanno facendovi cascare come passeri…

e tu, Johnny, sei l’ultimo. Fino adesso

hai avuto fortuna, ma… non so quanto

durerà…

Johnny lo studia con sguardo stranito. Il mugnaio congiunge le

mani a mo’ di preghiera.

Perché non ti nascondi? Da’ retta a me…

la tua parte l’hai fatta… sei magro

come un chiodo…

Johnny sorride debolmente. Il mugnaio si illumina.

Bravo, hai capito… tanto a che serve?

Gli alleati vinceranno senza di voi…

non per offendere, ma siete la parte

meno importante… e allora non c’è

ragione di crepare… no?








108








Il sorriso di Johnny si fa più aperto. Si alza lentamente e si

avvia all’uscita, subito seguito dalla cagna. Il mugnaio,

disorientato, guarda la moglie che fa ampi cenni disapprovanti.

Scuote la testa e raggiunge Johnny sulla porta, già con la mano

sulla maniglia. Il tono del mugnaio è sinceramente dispiaciuto.

Non volevo offenderti…

JOHNNY (sereno)

Non m’hai offeso, no…

Gli posa addosso uno sguardo tranquillo.

Hai mai avuto un incidente nel tuo

mestiere?

MUGNAIO (sorpreso, scavando nella memoria)

… sì… mi è morto un garzone una volta…

JOHNNY

E dopo, hai smesso di fare il mugnaio?

L’uomo fa per aprire la bocca in risposta, ma Johnny lo precede

con la medesima calma.

Mi sono impegnato a dir di no fino in

fondo, e questa sarebbe una maniera di

dire di sì.

Johnny abbassa la maniglia ed esce senza esitazioni.

150 – MONTAGGIO – COLLINE/CASCINA LANGA

Il piccolo cimitero di Mango. Johnny immobile di fronte ad una

croce piantata su una sommaria sepoltura, Sulla quale spicca il

nome di Ivan. La lupa, seduta accanto a lui, lo guarda assorta.

Il vetro rotto di una finestra. In corrispondenza del buco, una

striscia di neve sui cocci abbandonati sul pavimento della cascina

della Langa. Johnny è seduto al tavolo, investito dal vento

gelido, gli occhi sbarrati sulla finestra.

Si aggira nella stalla e si ferma nell’angolo solitamente occupato

da Ettore. Guarda la greppia come ne cercasse un’impronta.

Cammina alacremente sulla cresta di una collina seguito come

un’ombra dalla lupa. La luce del tramonto arrossa la coltre

nevosa. Il rintocco di una campana. Guarda l’orologio: è fermo. Il

cinturino lacero gli ballonzola attorno al polso. Johnny lo

strappa, appoggia l’orologio all’orecchio, quindi lo depone nella

tasca del giubbotto.

L’infinita successione delle colline degradanti verso la pianura

nella livida luce dell’alba. Johnny, le mani nelle tasche, lo Sten

a tracolla, la lupa al fianco, osserva con occhi socchiusi.








109








JOHNNY (sussurrando, a denti stretti)

Io sono il passero che non cadrà mai…

sono io quel passero…

151 – EST. – CASCINA LANGA – GIORNO

Johnny spala faticosamente la neve fresca dalla porta della

stalla. Improvvisamente, la lupa si lancia verso il cancello. In

lontananza emerge un vociare festoso. Johnny vi muove incontro con

lo Sten in mano, ma senza allarmi: sulla strada che sale alla

cascina, un carro circondato da

un piccolo corteo di contadini.








Sopra, alla guida, Rina, la lupa al suo fianco. Rina alza il volto

segnato in direzione di Johnny che si è fermato sul cancello. Gli

occhi del partigiano sono umidi di gioia.

152 – EST.- VIGNE – GIORNO

Anselmo sta correndo a perdifiato su per la vigna. Tremante,

eccitato, le mani a trattenere la mantella svolazzante.

ANSELMO

Johnny!

Preceduto dalla lupa, Johnny interrompe il cammino. Si gira.

Johnny… la spia!

Indica la cima della collina verso cui vola lo sguardo infuocato

di Johnny.

153 – EST.- CHIESETTA – GIORNO

Le spalle appoggiate al muro di una piccola chiesa di campagna, il

respiro affannato, Johnny scosta con movimenti misurati la

mantella di Anselmo che ora porta addosso. Sotto c’è lo Sten:

saggia la scorrevolezza del carrello. Con altrettanta cura, lo fa

sparire di nuovo. Si sporge dall’angolo del muro: la strada, che

proprio in quel punto scollina, è deserta. Alza gli occhi al cielo

come a cercare con tutte le forze la concentrazione. Torna a

guardare la strada. Un uomo, con un vistoso cappello di pelliccia,

sta spingendo una bicicletta su per ultimi metri della salita

. Sul








portapacchi posteriore una catasta di pelli.

Raggiunge








faticosamente il piano, si ferma a riprendere fiato appoggiandosi

al manubrio. Johnny balza fuori, la Beretta blandamente impugnata

nella sinistra. L’uomo si riscuote sobbalzando.








COMMERCIANTE DI PELLI








Salve…

JOHNNY (secco)

Togliti il cappello.

COMMERCIANTE DI PELLI (sbalordito)

Perché?








110








JOHNNY

Toglitelo.

Con un gesto lento, l’uomo si sfila il cappello: una striscia

bianca gli attraversa la chioma corvina.

Sorridi…

COMMERCIANTE DI PELLI (sempre più stupito)

Che devo fare?!

JOHNNY

Sorridere.

COMMERCIANTE DI PELLI (agitato)

Ma non mi viene… così su due piedi…

JOHNNY (interrompendolo)

Sta’ zitto e sorridi.

COMMERCIANTE DI PELLI

Perché ce l’hai con me? Sono solo un

commerciante… guarda…

Avvicina la mano alla catasta sul portapacchi. Johnny gli fa un

cenno brusco con la pistola: lo fissa con occhi affilati. L’uomo

si blocca all’istante.

JOHNNY (con aria di sfida)

A che ora hai detto che tornavi in

caserma?

COMMERCIANTE DI PELLI (smarrito)

La caserma? Che caserma?! Grazie a Dio,

sono fuori dalle caserme!

JOHNNY

Non fare il furbo…

L’uomo sorride ritirando le labbra fino a mostrare in modo del

tutto innaturale le gengive.

…spia.

L’uomo affonda di scatto la mano nella catasta. Con la destra,








Johnny scopre lo Sten e fa fuoco

. Una lunga raffica. L’uomo rovina








sulla bicicletta travolgendola. Johnny si guarda attorno: nessuno

in vista. Si precipita sul morto, lo Sten sempre puntato. Districa

faticosamente il cadavere dalle ruote della bicicletta, lo spinge

giù per il dirupo: il corpo esanime rotola sulla neve ghiacciata

fino a sparire dietro ad una balza. Johnny fruga frenetico la

catasta di pelli. Le mani emergono stringendo

una grossa pistola








tedesca

. Johnny chiude gli occhi in un moto di sollievo. Stremato.








111








DISSOLVENZA A NERO

154 – EST.- SANTUARIO MADONNA DELLA ROVERE – GIORNO

Un’altra chiesa, ma questa è decisamente più imponente. Domina un

poggio affacciato su una valle inondata da un terso sole

invernale. Sul retro del santuario, strofinandosi le mani per il

gran freddo,

una cinquantina di partigiani armati, chiacchierano








rilassati. Quasi tutti vestiti con abiti lisi e laceri. Molti

portano la barba. Tra gli altri, Tarzan e Set. Johnny si aggira

tra la piccola folla con espressione rilassata, quasi da turista.

Nonostante il suo aspetto sia tra i più curati, la sua magrezza

rimane spettrale. Stringe le mani a Tarzan. Da un pacca amichevole

a Set che, pur sorridendo, tossisce raucamente.

SET

… i polmoni…

JOHNNY (rassicurante)

C’è toccato a tutti quest’inverno… vai

da un medico…

SET

Ci sono già stato… dice che forse che

si, forse che no…

Johnny lo guarda preoccupato. L’espressione di Set si fa

malinconica.

Sai… vorrei vedere la fine con i miei

occhi …

Sono interrotti da un brusio festoso. Tarzan si gira verso di lui.

TARZAN (a Johnny)

Guarda chi c’è…

Pierre, aspetto florido, leggermente ingrassato, vestiti nuovi e

ben stirati, sta venendo emozionato verso di lui. I due si

abbracciano a lungo con calore. Poi Pierre scosta l’amico, lo

squadra dalla testa ai piedi: la faccia segnata, l’impressionante

magrezza, i vestiti frusti. Il sorriso di Pierre appassisce. Si

fruga le tasche scuotendo la testa. Porge a Johnny due pacchetti

di Nazionali che, con un cenno di ringraziamento, spariscono

immediatamente nel suo misero giubbotto.

JOHNNY

Sai di Ettore?

Pierre annuisce con amarezza.

PIERRE

So tutto… è ancora vivo, questa è

l’unica cosa che conta…

JOHNNY








112








La prima volta che vinciamo qualcosa,

lui è spacciato…

Pierre aggrotta preoccupato le ciglia.

PIERRE

Te, com’è andata?

Johnny fa per attaccare discorso, ma si interrompe, pudico e

esitante. Guarda Pierre con espressione bonaria, scorre con gli

occhi gli scarponcini nuovi, i pantaloni con la riga, il colletto

della camicia ben inamidato. Lo fissa con un misto di distacco e

sofferenza. Pierre patisce quello sguardo, quasi a vergognarsene.

NORD (f.c.)

Allora ragazzi, che ve n’è sembrato

dell’inverno?

155 – EST.- SANTUARIO MADONNA DELLA ROVERE – GIORNO

Circondato dalle guardie del corpo, Nord si rivolge ai suoi








partigiani (ora sono circa cento

) dall’alto degli scalini della








chiesa. Ha un’espressione soddisfatta e sottilmente ironica. La

mano non più fasciata.

Non è stato una grande, tremenda cosa?

Tutti concordano con un brusio sommesso. Johnny sospira commosso.

Beh, coraggio, questo è l’ultimo! Il

prossimo lo passeremo in pace, a casa,

al caldo, magari in pantofole… magari

sposati… pensate che tragedia!

Gli uomini ridono di gusto.

Allora sì che vi prenderà la nostalgia!

Dietro a Johnny e a Pierre, Tarzan guarda Set con aria accigliata.

TARZAN

Già… che facciamo il prossimo inverno?

Johnny sorride con gli occhi.

NORD

Oggi siamo un centinaio, vi prometto

che domani saremo il doppio, tra un

mese migliaia… e poi riprenderanno i

lanci… sta per arrivare anche una

missione inglese…

Un boato di esultanza si alza dalla platea.

… a primavera sarà tutto finito!








113








Partono applausi. Vola un berretto in aria, una guardia del corpo

urla vendetta ai fascisti. Nord fa un cenno di saluto e scende tra

i partigiani entusiasti. Si avvicina a Johnny che non si è unito

al tripudio generale.

Hai sentito degli inglesi?

Johnny annuisce serio. Nord sorride, si avvia circondato dalle sue

guardie, ma dopo pochi passi si gira con aria di bonaria severità.

Se il tuo inglese è un bluff, sei

morto.

Johnny annuisce con un’espressione ostentatamente enigmatica.

156 – EST.- MANGO – GIORNO

Sugli spalti del paese,

due sentinelle, giovani partigiani mai








visti prima. Divise improvvisate, armi di fortuna. Camminano

lentamente tenendo d’occhio la strada sottostante. Seduto su una

panchina, Johnny li osserva con occhio stanco, scettico. Porta

abiti nuovi, ma non ha dismesso l’aria enigmatica.

PIERRE (f.c.)

E’ da tre giorni che rifiuta i turni…

157 – INT.- MANGO/COMANDO – GIORNO

Da dietro la finestra, Pierre scruta Johnny sulla panchina. Scuote

la testa. Alle sue spalle, Set seduto sul tavolo.

SET

Non gli vanno giù i presidi, lo sai…

Pierre annuisce poco convinto.

PIERRE

Secondo me non gli andiamo più giù noi…

158 – tagliata

159 – INT. – MAGAZZINO MUGNAIO – GIORNO

Unico nell’improvvisata camerata, Johnny dorme profondamente su

una branda. Il rimbombo di passi affrettati. Una mano lo scuote.

TARZAN (f.c.)

Sveglia… ci stanno venendo addosso.

Johnny fissa il compagno con una luce astratta negli occhi.

… dobbiamo sganciarci… Pierre non vuol

sprecare munizioni…

Johnny si alza pigramente sui gomiti.








114








160 – EST.- COLLINA – GIORNO

Sotto un cielo solcato da nuvole scure,

la formazione di Pierre è








attestata su un prato prospiciente il paese: curva sul terreno ma

senza particolare ordine. In silenzio, lo sguardo deluso

all’immobile centro abitato.

Dietro al ciglione della cresta, seduto per terra, solo, Johnny

aspira una lunga boccata da una sigaretta, perfettamente

concentrato sul filo di fumo.

TARZAN (f.c.)

Se ne vanno… non han bruciato niente…

Tarzan è comparso sul ciglione e fa segno a Johnny di raggiungere

gli altri. Johnny lo segue pigramente. Si stende prono in mezzo ai

compagni, gli occhi di tutti fissi su

due camion militari che








stanno lasciando il paese. Tarzan sbircia Pierre.

Che facciamo?

Pierre gli restituisce un’occhiata indecisa. Tutti appaiono

avviliti, impotenti. Qualcuno bestemmia sottovoce. Pierre si

riscuote, fa segno agli uomini di seguirlo giù per la strada del

ritorno. Ma Set non ne vuole sapere. Si tiene la testa tra le

mani, la voce rotta dallo smacco.

SET

Non aspettatevi che io torni in paese!

Non aspettatevi questo da me!!

Lentamente si stanno tutti alzando in piedi. Tarzan si avvicina a

Set. Gli molla un affettuoso scappellotto sulla testa.

TARZAN

Non fare lo stupido…

Tira su l’amico e insieme a Johnny seguono la formazione che sta

sciamando verso il basso. Tarzan tiene lo sguardo fisso al paese,

la faccia solcata da lacrime di vergogna. Arrivati sulla strada di

valle, Johnny nota un carro trainato da un cavallo che proviene

dalla direzione opposta a quella presa dai fascisti. Anche Pierre

si è fermato a guardarlo. Sopra ci sono due uomini, un giovane e

uno con il volto coperto da un passamontagna. Nel retro, alcune








casse di munizioni con sigle inglesi

. Tutti si precipitano verso








il carro. Johnny tra i primi a raggiungerlo. L’uomo col

passamontagna si sfila il copricapo: ha poco più di sessant’anni,

il fisico robusto, baffi brizzolati e una folta capigliatura

bianca (

PININ). Tutti lo guardano con aria interrogativa.








PININ (autorevole)

Sono per voi… appena lanciate…








115








L’espressione stupita di Johnny. Con gli altri si precipita sulle

casse. Le scassano: dentro caricatori e scatole di pallottole. Se

ne servono a piene mani, tremanti per l’emozione e l’abbondanza. I

conducenti del carro sono scesi a terra. Il giovane, un

diciottenne disarmato e dall’aria da studente, si aggira tra i

partigiani eccitati.








STAFFETTA








Chi è Johnny?

Ma nessuno bada a lui. Nel frattempo, dall’altra parte del carro,

Pinin si è rivolto a Johnny, impedendogli così di accedere al

rifornimento.

PININ

Da quanto son partiti?

JOHNNY

Meno di dieci minuti…

PININ (pensieroso)

Li possiamo prendere tagliando per

Valdivilla…

Johnny annuisce con l’aria di chi ha appena udito una stramberia.

Fa per avvicinarsi alle munizioni.

STAFFETTA (f.c.)

Chi è Johnny?

Johnny si blocca e si gira verso il giovane che ha fatto il giro

del carro.

JOHNNY

Io…

STAFFETTA (come ripetendo a memoria)

Nord manda a dire che sono arrivati gli

inglesi. Ti vuole subito da lui.

Johnny non risponde, la sua attenzione, come quella degli altri,

attirata dalla voce di Pinin che si è alzata sopra il brusio dei

partigiani.

PININ (f.c.)

Stavolta se ci diamo da fare, quei

porci non tornano a casa…

I partigiani ascoltano incerti l’incitamento di Pinin. Altri

approvano con cenni del capo.

JOHNNY (con rinnovata allegria)

Giusto. Basta scappare.

Pierre si fa largo tra gli uomini e si para davanti a Pinin.








116








PIERRE

Sono Pierre, comando io qui…

PININ (sicuro di sé)

Bene. Io sono Pinin, il padre di Nord…

allora, andiamo?

Pierre è spiazzato dall’identità e dal carisma del vecchio. A

corto di parole si volta verso Johnny, nei cui occhi si legge una

luce eccitata: gli fa cenno di accettare. Pierre si rigira.

PIERRE (a Pinin, scettico ma divertito)

Finirà in un casino, ma…

Ripete il cenno fattogli da Johnny. Gli uomini, ora tutti

entusiasti, si affrettano a terminare il rifornimento.

STAFFETTA (tirandolo per la manica)

Johnny… gli inglesi…

JOHNNY (esaltato)

Stasera. Dì a Nord che vengo stasera…

STAFFETTA

Stasera Nord ti manda al palo!

JOHNNY (allegro)

Ci penso io a Nord. Non ti preoccupare.

Johnny si accosta al carretto, ormai completamene depredato e

svuotato. Scuote la testa deluso.

PININ (a Pierre)

Chi è che ha le gambe buone?

Pierre indica Johnny.

(a Johnny) Allora marcia in testa! Ai

10 all’ora!

161 – EST.- SENTIERO DI COLLINA – GIORNO

Johnny marcia a ritmo da cardiopalmo tra forre e calanchi. Alle

sue spalle, la colonna si sta sgretolando. Solo Tarzan, Set e

l’energico Pinin reggono. Quest’ultimo incitando Johnny (a

soggetto) a viaggiare ancora più in fretta su per il declivio Tra

loro e il grosso della squadra, arranca Pierre.

162 – EST.- VALDIVILLA – GIORNO

Superata una curva della strada, Johnny rallenta: a una

cinquantina di metri, un gruppo di cascine, all’apparenza deserte.








Nessun segno dei fascisti

. La delusione cala sulla sua faccia.








Pinin e Set lo affiancano, Tarzan pochi passi dietro. Johnny sta








117








per dire qualcosa all’anziano…

un tuono, la raffica di un’arma








pesante proveniente dalle case.








Johnny si tuffa istintivamente nel fosso a lato della carreggiata,

la faccia nel fango. Tenta di sporgere la testa fuori dal fosso,

ma numerosi colpi di fucile lo ricacciano indietro. Ci riprova,

stessa sorte. Johnny mastica fango.








Improvvisamente, al fuoco fascista risponde una nutrita scarica

partigiana

: proviene da una collinetta sopra la strada, alle








spalle di Johnny. I fascisti smettono di prenderlo di mira. Riesce

ad alzare il capo sfregandosi gli occhi infangati: l’intonaco

delle case rimbalza via sotto i colpi della fucileria partigiana.

Cerca di voltarsi verso la collinetta, ma, mentre si gira, il suo

sguardo incrocia

due corpi a terra, nel mezzo della strada,








distesi nel sangue: Pinin e Set.








Dalle case ora proviene un intenso fuoco di mitragliera unito a

violente urla e imprecazioni (a soggetto). Anche i partigiani

sparano e insultano. Aggrappandosi ai ciuffi d’erba fangosa,

Johnny tenta di arrampicarsi su per la proda in direzione dei

compagni, ancora invisibili. Una nuova raffica lo costringe a

desistere. Rimane sdraiato nel fosso,

fuori un inferno di spari e








urla

. Guarda dall’altra parte della strada: un soldato fascista,








rimasto isolato nel prato a fianco delle case, sta studiando la

situazione con l’evidente intento di ricongiungersi ai suoi.

Improvvisamente scatta. Johnny arma lo Sten e lo punta. Correndo a

tutta velocità, il fascista salta il fosso a pochi metri da lui.








Johnny lo fulmina con una raffica rabbiosa.








Sospira, lo sguardo rapito dal corpo del fascista crocifisso in

mezzo alla strada. Estrae il caricatore: è vuoto. Lo getta nel

fango. Si erge per guardare in direzione della collina alle sua

spalle: a una decina di metri da lui, intravede Tarzan, il volto

rigato di lacrime. Sta mirando con calma esasperata, estraneo al

caos che lo circonda. Una raffica obbliga Johnny a riappiattirsi

sul terreno. Rialza lo sguardo. Dietro a Tarzan, ora scorge gli

altri, tra cui Pierre che lo incita a raggiungerli. Johnny esita,

un fucile fascista lo tiene a bada. Pierre apre un fuoco di

copertura: Johnny, strisciando nel fango, riesce a coprire i pochi

metri che lo separano dai suoi.

JOHNNY (urlando a Pierre)

Ho finito le munizioni!

PIERRE (urlando)

Va via allora! Ritirati!

Pierre torna a sparare con brevi raffiche. Johnny nota

il cadavere








di un partigiano

a pochi metri da lui. Ai suoi piedi, il fucile.








Johnny cerca di strisciare verso l’arma. Pierre se ne accorge.

Torna indietro! E’ inutile!!

Johnny non si ferma

. Un ufficiale fascista esce barcollando da una








delle case, le mani alzate, la divisa già zampillante di sangue.

Tarzan si alza e, con una raffica, lo stende definitivamente.








118








Istantaneamente,

un fitto fuoco di risposta folgora Tarzan. Johnny








si lancia istintivamente verso il corpo dell’amico. Lo scuote, ma

Tarzan non da più segni di vita. Di nuovo l’urlo di Pierre.

Ritirati, Johnny!!!

Il mitra di Tarzan abbandonato nel fango. Johnny lo afferra. Con

uno scatto, si alza brandendo l’arma, proteso in avanti, la faccia

leggermente girata verso i compagni.

Un colpo secco di fucile.








FERMO IMMAGINE.

Sullo schermo compare la scritta:








DUE MESI DOPO LA GUERRA ERA FINITA


Fine.

Chi erano i Nazi-Fascisti & Fischia il vento[RESISTENZA PARTIGIANA]:

Una questione privata (Vita di Beppe Fenoglio ) un film di Guido Chiesa – www.guidochiesa.net: http://www.youtube.com/watch?v=Nqagx97OtLk Film Biografico  

Source: Spiritualmente UNO

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